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Milano: al Teatro Elfo Puccini con il tragico Salomé si consuma il dramma della vita

Commovente, triste, di forte impatto emotivo questo piccolo capolavoro “Salomé” di Oscar Wilde, messo in scena al Teatro Elfo Puccini da Ferdinando Bruni e Francesco Frongia, che ancora una volta si rivelano maestri di raffinata sensibilità nell’approccio ad una storia capace di racchiudere molteplici significati, sondando con tatto l’animo umano. Si rimane semplicemente inermi, di fronte alla scena finale tra Salomé ed Erode. Le lacrime vanno giù e non c’è modo di fermarle di fronte ad una scena più vera del vero, ad un dialogo spietato e amorevolmente aspro sulle note drammatiche del Tristano di Richard Wagner. Bruni ancora una volta ci regala dei personaggi che lasciano il segno. Per l’occasione veste i panni di Wilde, il profeta Giovanni ed Erode.
Il suo aspetto specie quello del quadro finale sembra quasi che abbia come modello ispiratore il lascivo e folle Ludwig II di Baviera. Ed il paragone non ci sembra casuale, perché Ludwig come Wilde, Erode, aveva amato molto ed il suo amore sconfinato aveva significato la sua stessa morte. Opera, dramma, ironia sono le chiavi di lettura di questo straordinario spettacolo che ci tocca nel profondo. Attraverso una messa in scena che ricorda il circo, corrono parallele le vicende umane di Wilde, imprigionato per la sua omosessualità ed Erode, completamente assuefatto dalla passione per la figliastra Salomé. Tra Wilde ed Erode sta il profeta Giovanni, l’elemento che disturba e tormenta l’anima di Erode, Salomé ed Erodiade.
Tutti si relazionano con il profeta in maniera differente: c’è chi vorrebbe farlo fuori per gelosia, chi per paura, e chi invece vuole evitare la sua morte perché consapevole della sua innocenza e soprattutto consapevole delle verità di quell’uomo. Così in un’atmosfera circense, più anime di rincorrono e tentano di domarsi l’un l’altra, ma il risultato è la tragedia. Tutti sembrano in preda al delirio, tentano di conoscere la vita e quando l’hanno conosciuta, essa diventa la morte. Wilde, per la passione carnale per un dissoluto perse tutto: fama, famiglia, denaro, posizione sociale.
Il suo errore fu quello di vivere ed il prezzo da pagare, l’annientamento come uomo e come artista. Un’angosciante Salomé, questa di Bruni e Frongia, interpretata unicamente da uomini e ambientata in un circo di periferia, dove l'opera originale è stata riscritta mettendo insieme brani delle ultime opere di Wilde (in particolare dalla Ballata del carcere di Reading e De Profundis), interviste e dichiarazioni. Ferdinando Bruni in questo spettacolo si rivela un ottimo e sensibile Uno, nessuno e centomila, capace di conferire identità e carattere a ciascuno dei tre personaggi interpretati. Di grande spessore emotivo l’interpretazione di Mauro Bernardi, che veste i panni della sensuale e spietata Salomé.
Bello, di una bellezza androgina, Bernardi entra in completa empatia con Bruni che appare visibilmente commosso a fine spettacolo. Accanto a Bruni e Bernardi ricordiamo Enzo Curcurù, nei panni di Mavor Parker (personaggio di fantasia che richiama due amanti di Wilde), il Giovane siriano e Erodiade. Forse tra i tre l’elemento meno fragile, quello di Curcurù, che incarna la cattiveria senza lasciare spazio a passione ed amore, perché il suo triplice ruolo gli richiede giustamente distacco, freddezza e interesse solo per le ricchezze. Uno spettacolo ben calibrato, dove la tensione emotiva sia per il pubblico che in particolare modo per gli interpreti, è elevata.
A fine spettacolo sembra quasi un sacrilegio applaudire e rompere il silenzio del drammatico epilogo. Forse sarebbe meglio abbandonare la sala in punta di piedi come una forma di rispetto per la tragedia appena consumatasi. Amore e morte sono le vere protagoniste di questo intenso spettacolo in cui il tragico e il grottesco convivono, in un racconto drammatico in cui l’amore sembra l’unica forma di vita ma anche di morte. Ognuno uccide ciò che ama e solo dopo averlo ucciso, sopravvive. Cosa c’è di più tragico? Amore e morte camminano insieme al protagonista mentre procede nella vita e la loro ombra gli fa paura. La rovina è opera di ognuno di noi e sembra quasi che lo spettacolo voglia dirci che non esiste verità paragonabile al dolore.

Teatro Elfo Puccini
Dal 3 al 22 novembre
SALOMÉ
di Oscar Wilde
uno spettacolo di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia
con Ferdinando Bruni [Oscar Wilde, Iokanaan, Erode], Enzo Curcurù [Mavor Parker, Giovane siriano, Erodiade] e Mauro Bernardi [Salomé]
luci di Nando Frigerio
suono di Luca De Marinis
produzione Teatro dell’Elfo

Adele Labbate 10/11/2015

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