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Metti una sera a Firenze tra fiabe, nuova drammaturgia e musica

Metti una sera a Firenze. Tre spettacoli teatrali, uno diverso dall'altro. Come se fosse un festival, in luoghi diversi della città. Un ex giornale fiorentino, fallito ai tempi del sindaco Renzi, il saloncino del Teatro della Pergola, riaperto in questa stagione con la bella formula del teatro nel tardo pomeriggio all'ora dell'aperitivo, il Teatro Puccini. Alla faccia di quelli che dicono che “a Firenze non c'è nulla”. E se il primo, “Natale senza un senso”, era prettamente giocoso, divertente e leggero, con cuffie che passavano fiabe e filastrocche, ad occhi bendati, se il secondo, “Animali da bar”, era malinconico, drammatico e di parola, il terzo, “Le dolenti note”, era dichiaratamente musicale. Tre modi differenti di intendere la scena.
“Natale senza un senso” già dal titolo ci porta all'interno della questione se effettivamente oggi la festa del 25 dicembre non sia altro che una festa laica, culturale e consumistica. Ce l'ha ancora un senso oggi il Natale nel mondo occidentale? Certamente in questo caso i Manufatti Teatrali (via Gioberti, sopra la Coop, nei locali dell'ex quotidiano “Il Corriere di Firenze”; altre repliche il 18 ed il 28, con inizio alle 17) mettendo a sedere il loro pubblico, bendandolo ed immergendolo nelle rime d'infanzia di favole, hanno prima creato un tappeto sonoro sul quale intessere l'arcaico gioco della realtà che entra nella finzione letteraria del racconto rendendo tangibili, veri, presenti e tattili i vari aspetti evocati dalla lettura: se nel libro pioveva allora spruzzi d'acqua bagnavano i silenti e “ciechi” spettatori che venivano colpiti inaspettatamente e improvvisamente a loro insaputa, se Cappuccetto faceva un dolce allora nelle mani, fatte mettere a conca, cadevano farina e zucchero. Un ritorno alle origini, dove la fantasia e l'immaginazione si esaltano proprio perché gli occhi non hanno accesso alla realtà e ai colori, un teatro dei sensi interattivo, piacevole, allegro, intrigante: il buio regala sempre piacevoli ed emozionanti sorprese.
Per la Pergola questo è un anno di passaggio e di novità: l'essere diventati Teatro Nazionale, assieme alla Fondazione Pontedera Teatro, l'annessione del Teatro Studio di Scandicci, la riapertura del Teatro Niccolini, l'inaugurazione della Scuola d'alta formazione attoriale diretta da Pierfrancesco Favino, l'apertura del Saloncino con spettacoli giovanili, con inizio nel pomeriggio, per un pubblico prettamente universitario e studentesco. Tutte operazioni fiori all'occhiello. Cacà Carvalho, Leviedelfool, e Carrozzeria Orfeo, sono alfieri della scuderia di Pontedera e, per questo primo anno di fusione, approdano a Firenze in una sorta di “scambio”. L'ultimo loro lavoro, “Animali da bar” (dall'11 al 17 gennaio all'Elfo Puccini di Milano, dal 27 al 29 febbraio a Lugano), ha riaffermato l'ottima scrittura di Gabriele Di Luca, il buon impianto attoriale, con Massimiliano Setti e Beatrice Schiros pilastri, l'affiatamento, il ritmo, e queste storie, scritte come ferite, sospese tra un'immensa tragicità, il sorriso grottesco, una disperazione drammatica esistenziale delle nostre periferie. Storie da pub, dove attorno ad un bancone da birra si calamitano depressi e frustrati, razzisti e disillusi, scrittori con il blocco da foglio bianco, ladri con manie suicide, buddisti picchiati dalla consorte, vegetariani molto particolari, badanti che affittano l'utero, cocainomani, alcolizzati, bipolari, il tutto miscelato con la maestria di dialoghi che adesso toccano e stoccano e graffiano, e ora abbracciano, coccolano, addolciscono, creando una situazione caldo-freddo che non può far altro che far nascere brividi e commozione.
Hanno trentacinque anni di carriera comune sulle spalle, divisa tra note e ironia, la “Banda Osiris”, i quattro polistrumentisti che, in onore di Wanda, hanno fatto del miscuglio tra pop e simpatia la loro cifra stilistica. Un po' Elio e le Storie Tese, un po' Stefano Bollani, un po' Amici Miei. La buttano in caciara balcanica, con tocchi natalizi e arabeggianti, infine classicheggianti. Il loro “Le dolenti note” (a dicembre: 19 Venezia, 31 Casciana; a gennaio: 8-9 Genova, 15 Valenza, 22 Ventimiglia, 31 Sulmona; a febbraio: 4 Segrate, 5 Gallarate) prende spunto dal loro omonimo libro (a tratti sembra uno spot!) e racchiude e racconta la difficile, strana, emarginata vita del musicista, sempre a caccia di un ingaggio, alla perenne ricerca di denari, oltre che di affermazione e di cibo per il proprio ego. “Questo è uno spettacolo in 3D. In tre deficienti”, dice quello con la faccia che ricorda Abramo Lincoln. E' un ritratto impietoso dei musicisti, un'aneddotica precisa, una casistica inflessibile dei difetti dei vari tipi che compongono l'universo dei suonatori. Ma la loro forza è il gesto, le facce di gomma abbinate ad una grandissima tecnica che permette loro di cambiare registro, improvvisare Bolero e Can Can, Beatles e Gianni Morandi fino al cavallo di battaglia, sempre attesissimo e richiestissimo, della morte del cigno con il basso tuba addobbato con il tutù da etoile. La battuta: “I musicisti sono egoisti: sol mi; presuntuosi: si re; calcolatori: fa re sol do; tossicodipendenti: si fa; sudati: la fa”. A Firenze, è proprio vero, la sera non c'è nulla da fare.

Foto: Carrozzeria Orfeo.

Tommaso Chimenti 13/12/2015

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