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Maria Paiato racconta il candido amore di una vispa Teresa

“Racconti italiani”. Il palcoscenico è vuoto, o quasi. Al centro c’è un leggio. Dietro c’è Maria Paiato che dà voce ai personaggi di uno dei racconti più significativi di Alberto Savinio:“Poltrondamore” tratto dalla raccolta “Tutta la vita”.
Teresa è morta e il marito, il commendatore Candido Bove, la ricorda quando da giovane le ascelle le odoravano ancora di fiori freschi. La ricorda come una santa donna. La ricorda come una moglie perfetta. Addormentato sul divano del salotto “buono”, quello in cui solitamente non entrava mai, Candido Bove pensa alla sua Teresa come se fosse ancora in vita. Ma basta risvegliarsi per oltrepassare quel limite che separa l’illusione dalla realtà e Candido Bove si scopre vivo mentre l’assenza della moglie si fa concreta. Addolorato la chiama, ma in risposta non c’è il silenzio che si sarebbe aspettato. All’orecchio gli arriva una voce. Osserva la stanza. Non c’è nessuno. Un’altra voce e poi un’altra ancora. Candido Bove cerca di capire. Poi l’illuminazione. Quelle voci provengono dai mobili. Dalle poltroncine che si rivolgono alla poltrona più grande, a due braccioli, chiamandola nonna. Credendo di non essere ascoltata da Candido Bove, la Poltrona comincia a raccontare le avventure amorose della sua padrona Teresa a cui ha assistito dall’immobilità della sua posizione. Bellissima e passionale. Così era Teresa, una donna focosa che accontentava il marito solo per dovere. Dell’amore, quello libero e sentito, Teresa aveva fatto esperienza con altri uomini. La Poltrona elenca gli amanti di Teresa che ha ospitato nel corso degli anni, mentre Candido Bove apprende le notizie sempre più arrabbiato. Sotto di lui un divano che cerca di farlo alzare e avvertire le compagne da “salotto” che quell’uomo sta sentendo tutto. Troppo tardi, perché Candido Bove si lascerà andare a una reazione incontrollata.
Sordi e ciechi, gli uomini vivono in mezzo a voci che non sentono e in mezzo a immagini che ai loro occhi si riducono a ombre. Gli oggetti li osservano con attenzione e si fanno portatori fedeli dei loro segreti. La regola è una sola ma sacra, inviolabile, e cioè non farsi scoprire perché gli uomini devono continuare a vivere nella loro rassicurante ignoranza, in un mondo dove a parlare sono solo loro. Candido Bove è incapace a lasciarsi andare alla meraviglia di una scoperta straordinaria. Una volta compreso questo prezioso segreto pensa solo a come sfogare la propria frustrazione.
Maria Paiato racconta “Poltrondamore” rispettando la natura ironica del racconto, esaltando l’ingenuità di Candido Bove e valorizzando la saggezza della Poltrona. A emergere è la povertà della conoscenza umana che si lascia superare dalla profondità di esseri solo apparentemente inanimati, capaci di misurare la realtà attraverso una silenziosa visione: «gli uomini cedono alle più grosse impressioni fisiche, ma sono troppo rozzi ancora per fare attenzione a quel che di più sottile e ineffabile circonda la nostra vita».
Non solo Alberto Savinio, Maria Paiato con “Racconti italiani”, che si inserisce nella rassegna “Una stanza tutta per lei”, si fa anche portavoce di autori come Dino Buzzati, Ennio Flaiano e Tommaso Landolfi. “Racconti italiani” è stato in scena fino al 3 aprile al Teatro Due di Roma.

Elisabetta Rizzo 03/04/2016

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