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“Lenòr”: la forza di una donna

“Sono nata il 13 gennaio 1752, sotto il segno del Capricorno. Credo nell’influsso delle stelle sul destino delle persone. Sono le stelle a suggerirmi: continua, va’ avanti. E io, sin da piccola, sono stata curiosa, testarda, perseverante: pronta a prendere tempo, per poi esplodere all’improvviso. Da ragazza avevo due occhi di fuoco, ero sincera, fervida, non capivo il cinismo, volevo che le cose migliorassero, credevo che potessero migliorare, e non solo per pochi. Ero disposta a rinunciare ai miei privilegi. Forse ero ingenua. Ho combattuto.”
Un lungo monologo denso di amore, passione, ricordi, profezie, dolore, dedicato alla memoria della straordinaria Eleonora de Fonseca Pimentel, giornalista e donna di immensa cultura, vissuta nel XVIII secolo in Italia.lenor
L'opera teatrale, scritta da Enza Piccolo, Nunzia Antonino e Carlo Bruni e diretta da quest'ultimo, vuole toccare le corde emotive dello spettatore e trascinarlo nella tormentata vita di Eleanor, detta appunto Lenòr. Una figura femminile (interpretata dall'intensa Nunzia Antonino) che dà voce alle donne di tutto il mondo e di tutte le epoche, che non vuole sottostare alle regole di un mondo maschile, ma lotta in prima persona per una società migliore e porta avanti le proprie convinzioni, non piegandosi mai ai voleri del potere.
"Lenòr" parla al pubblico e nel momento precedente all'inevitabile epilogo è come se la sua intera vita le scorresse davanti agli occhi. La De Fonseca fu eroina e martire della rivoluzione che portò alla breve esperienza della “Repubblica Napoletana” nel 1799 e proprio in tale occasione, diresse “Il Monitore”, giornale giacobino. Di origine italo-portoghese, nacque a Roma per poi trasferirsi a Napoli, città in cui visse sempre. Fin da giovanissima, studiò numerose materie e la sua cultura la spinse a scrivere poesie per poi diventare una scrittrice e pensatrice della rivolta.
lenor2Nunzia Antonino con incredibile maestria e tanto sentimento, parla di sogni, speranze, utopie. L'efficace pluralità di registri espressivi materializza i personaggi con cui Lenòr si interfaccia, tra tutti il poeta Luigi Primicerio e Graziella, l'affettuosa domestica rappresentante del popolino povero e ignorante.
A Napoli la rivoluzione pochi la capiscono. L'ignoranza ci mangia tutti”, è questo lo scenario in cui la protagonista tenta ogni mezzo per donare cultura a chi ne è privo, risvegliarlo dal torpore e condurlo alla lotta più necessaria, quella per la libertà. Oltre all'intento di formazione sociale, non mancano momenti di narrazione più intima del personaggio. Le violenze subite dal marito anaffettivo e crudele e la morte del primogenito mettono a dura prova la resistenza della donna. La Antonino in lacrime parla di una morsa del dolore in grado di squartarla ed è talmente vera che le donne in platea non possono fare a meno di commuoversi con lei.
Un riuscito omaggio al Mezzogiorno illuminista, a coloro che lottano quotidianamente per il “diritto universale alla felicità” e alle donne che non perdono mai la propria dignità.
Una persona scomoda si può eliminare fisicamente , ma le idee rimangono. “La morte reca orrore solo a chi non ha saputo vivere”.
Dopo centocinquanta repliche in tutta Italia, è ora in scena al teatro Tordinona di Roma fino al 26 febbraio.

Sara Risini 20/02/17

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