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La verità di Enrico Filippini nel suo ''''Ultimo viaggio'''' al Teatro Vascello

Al Vascello si percepisce intensamente la memoria viva di una presenza concreta, tra le luci soffuse che squarciano il fumo di due sigarette nella penombra della scena incorniciata da libri sparsi, con una sedia e un letto d’ ospedale.

''L’ultimo viaggio. La verità di Enrico Filippini'' scritto dalla figlia dello stesso raffinato intellettuale svizzero-italiano (Concita Filippini, presente in sala), si svolge come un salto nel passato attraverso il dialogo con il padre nel loro unico vero incontro, avvenuto negli ultimi giorni della malattia che lo uccise nel 1988 all’età di soli 55 anni.

Accompagnato dal ritmo della profonda voce letteraria dello scrittore, interpretata dall’energica Alessandra Vanzi, lo spettacolo ripercorre orme e scorci di vita vissuta dal carismatico elemento del Gruppo ’63, che seppe “tastare il polso di un’epoca” da “inviato un poco speciale” (come lo definì Umberto Eco) delle pagine culturali di Repubblica dalla sua fondazione.

L’interprete e regista Marco Solari evoca questo ricordo con agilità e garbo, senza lasciare spazio a una scontata malinconia e grazie a un tono delicato che non scade nella commemorazione.

Colpisce in modo particolare il disegno delle luci, dalle linee semplici e fortemente simboliche che rendono l’atmosfera densa, trasformando il palco nella giostra di un carillon che culla ricordi, tenerezze d’infanzia, parole mancate.

Il viaggio del letterato, traduttore, filosofo e redattore editoriale che affrescò magistralmente il giornalismo culturale italiano, dialogando con i personaggi più celebri della cultura europea di quegli anni, diventa la poetica verità dell’ultimo abbraccio tra un padre e una figlia: teatrale e quindi anche autentico, immortale.

 

(Giulia Sanzone)

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