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“La spallata”: tre uomini e una bara

Sette sotto un tetto: non è uno spin-off della famosa black sitcom anni ‘90, ma potrebbe essere il sottotitolo della commedia “La spallata” di Gianni Clementi, andato in scena al Teatro Agorà di Roma dal 17 al 19 febbraio. Due nuclei familiari, costretti a convivere nella stessa casa di borgata romana dopo la morte dei due capifamiglia, provano a dare una “spallata” alla cattiva sorte e lo fanno letteralmente, tentando di aprire un'agenzia di pompe funebri. Da qui, ovviamente, deriva il termine che dà titolo all'opera e che contraddistingue il tipico movimento che serve a sollevare la bara.
Siamo nella Roma degli anni ‘60 e sulla scena vediamo alternarsi tutti gli stereotipi dell'epoca: casalinghe legate a doppio filo ai dettami della Chiesa, giovani proletari infervorati dall'ideologia comunista, ragazze ingenue ammaliate dal mito di Hollywood. Tutto ruota attorno al conflitto tra la modernità, incarnata dall'America di Kennedy, e i valori del passato, rappresentati dalla chiesa e dagli ultimi strascichi del fascismo. In mezzo, questa grande famiglia privata delle radici e incapace di trovare un baricentro, un equilibrio interno.
Lo spettatore si trova davanti a una commedia che rispetta i canoni del genere e che prova a nascondere alcune debolezze contenutistiche e strutturali chiamando in causa la grande Storia (la tragedia del Vajont, la morte di Kennedy); i grandi eventi si sovrappongono, però, alle piccole vicissitudini dei personaggi in maniera forse un po' forzata e il finale vira verso un buonismo agrodolce ma vagamente ingenuo.
Efficace – per quanto concerne la scrittura - è senz'altro il dinamico gioco di rimandi e ripetizioni, con tanti piccoli tormentoni che tornano periodicamente a stuzzicare il pubblico. L'uso del vernacolo romanesco, smaccato e provocatorio, resta comunque il primo strumento per provocare la risata.
La Compagnia Serpiria mette in scena questa vicenda allegra e dinamica senza risparmiarsi in impegno e passione, capace di contagiare il pubblico con la naturalezza degli attori; anche le piccole imprecisioni arricchiscono lo spettacolo con uno spontaneo senso di realismo e le sfumature drammatiche, sporadiche e non troppo invasive, aiutano a caratterizzare la pièce per un’immediata fruibilità e godibilità, divertendo senza particolari pretese.

Carlo D'Acquisto 21/02/17

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