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La regina Dada: l’incanto di una fiaba, il potere di una musica

Un pianoforte che parla, voci che illuminano e luci che cantano. Stefano Bollani e Valentina Cenni hanno estratto dal loro cappello un Bianconiglio di prima categoria. “La regina Dada”, performance teatrale da essi stessi scritta e interpretata, ha saputo creare un clima di sospensione temporale e spaziale, generando un universo di colori, suoni e pensieri caotici ma vividi, profondi ma eterei e leggeri.
Il Teatro Eliseo è la zucca trasformata in carrozza con la quale il pubblico-Cenerentola si lascia portare al ballo, sulle note galoppanti del noto pianista e compositore jazz. E’ un ballo fatato e surreale, è una storia magica di amore e di rivoluzione, di emozione e di silenzi, di sensazioni non mediate e di danze dell’anima.
A metà tra sogno e realtà, lo spettacolo racconta la favola di una regina che vuole abdicare e del suo professore di musica, segretamente innamorato di lei. Dada, in fuga dai sudditi, si rinchiude nella casa del pianista alla ricerca di un posto dove pensare, dove riflettere sul da farsi. E così comincia una ricerca interiore, una scoperta delle sfumature della propria personalità e di tutto quello che si cela dietro la nostra maschera socialmente accettata e accettabile.
Ma la vera storia è un’altra, ed è molto più grande e umanamente condivisa. È una storia di liberazione dalle costrizioni del mondo, dagli obblighi morali e sociali che ognuno di noi sente, dalle gabbie dorate dentro le quali ci barrichiamo o veniamo barricati. È un racconto di filosofie di vita rivoluzionarie ed eretiche, dove tempo e spazio non esistono perché mai sono esistiti, dove il desiderio e il pensiero muovono ogni cosa e dove la razionalità è un surplus che limita la libertà dell’essere e dell’agire. È la nascita di un mondo dove una mosca diventa lucciola, dove nulla deve morire se non per propria scelta e dove parlare ed etichettare la realtà non è fondamentale.
Non c’è bisogno di scrittura in questo universo, i gesti e le emozioni bastano in quanto tali e sono vissuti nell’istante in cui esistono: Dada prova a mettere su carta i suoi ragionamenti, ma questo la blocca, ne frena le pulsioni esistenziali.
E così, piano piano, la ex monarca abbandona l’idea di catalogare e catalogarsi, si lascia travolgere dalla irreale casa del professore, ben rappresentata da una scenografia essenziale e molto semplice, dove mancano punti di riferimento tradizionali (prati verticali, porte diagonali, finestre poste in orizzontale) e le luci creano giochi ed effetti sorprendenti e toccanti.
Mezzanotte arriva troppo presto, e l’incantesimo si spezza, le nostre fantasie sono di nuovo frenate e intiepidite dal gelido contatto con la realtà.
Ma la regina e il suo professore vissero per sempre felici e contenti.
Forse potremmo riuscirci anche noi.

Giulia Zanichelli 03/04/2016

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