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“La notte prima”: dubbi e speranze alla vigilia dello storico Referendum del ’46

“Monarchia o Repubblica?”, questa la domanda che fu posta agli Italiani nel corso del Referendum del 2 giugno 1946, dove per la prima volta furono ammesse al voto anche le donne. Una data divenuta subito storica, ma che, nei giorni antecedenti, fu vissuta in uno stato di ansia generale, tra la speranza di un futuro migliore e la paura di una nuova illusione.
Ed è proprio quest’attesa interminabile che lo spettacolo “La notte prima”, andato in scena lo scorso 1 giugno all’Auditorium Parco della Musica, vuole raccontare. A prestare le voci ai due protagonisti sono Marco Baliani e Lella Costa: un uomo e una donna, di Roma lui e di Milano lei, divisi nelle loro vicende personali ma accumunati dalla stessa incertezza sulla sorte da assegnare al loro Paese, dopo una guerra sanguinosa e vent’anni di regime totalitario.
Il mondo all’esterno, quello che si muove intorno ai due protagonisti, lo percepiamo attraverso una radio posta al centro del palco. È da quest’apparecchio che simbolicamente arriva il suono delle spensierate canzoni degli anni ’30 e ’40 che ci lanotteprimaaiutano ad immergerci nel clima di quegli anni, a percepire l’orrore della guerra trascorsa e la speranza per il futuro che si sta avvicinando. Ad eseguire dal vivo i brani sono le splendide Sorelle Marinetti, trio canoro specializzato proprio nel repertorio d’epoca, accompagnate al pianoforte da Christian Schmitz e al clarinetto da Adalberto Ferrari.
“L’uccellino della radio”, “La gelosia non è più di moda”, “Non ce ne importa niente”: le canzoni delle Lescano e di Wanda Osiris fanno da intermezzo ai monologhi dei due protagonisti, perfetta controparte ai tanti pensieri che affollano le loro menti in questa notte storica. Unica voce estranea a uscire dall’apparecchio è quella del “re di maggio” Umberto II, in un estremo tentativo di salvare quella monarchia che la condotta di suo padre aveva svilito e svuotato di qualsiasi significato.
Una pièce, frutto di un lavoro collettivo, che vede coinvolti gli stessi interpreti, Baliani e Costa, accanto allo scrittore Paolo di Paolo (collaboratore de “La Stampa” e “L’Espresso e finalista Premio Strega per il romanzo “Mandami tanta vita”).

“Ho voglia di non restare indietro, di non essere tagliata fuori”. È con questa risolutezza che il personaggio interpretato da Lella Costa affronta la sua prima possibilità di esprimere il voto. È sola Alba, vedova, anche se ancora non ufficialmente, e non nasconde di rimpiangere i consigli e le indicazioni che sicuramente le avrebbe dato (forse anche imposto) il marito Giovanni, medico disperso in Russia. Non ha più certezze questa donna: niente figli, niente marito, niente vita da casalinga piccolo borghese protetta dalla presenza forte e rassicurante di un marito buono e di belle speranze. Tutte le false promesse, le “certezza di cartapesta” della propaganda fascista sono state spazzate via dalla guerra insieme al futuro di questa donna ancora giovane ma che fatica a vedere un futuro.
Ad aiutarla in questo è proprio il voto, la possibilità di partecipare a un rinnovamento collettivo, di dire la sua per la prima volta senza doverne dare conto a nessuno. Un diritto da difendere contro l’ignoranza degli uomini, i quali hanno paura che le donne facciano confusione, sporchino di rossetto le schede. Togliatti era contrario al voto alle donne perché, secondo lui, troppo assoggettate al potere ecclesiastico. Alba non ha paura di rispondere, proprio in chiesa, a un commenda zelante che crede che la decisione del suffragio lanotteprima2universale sia stata troppo repentina. Lei, come tante altre, si è conquistata questo diritto, prendendosi durante la guerra le stesse responsabilità degli uomini, vedendo sacrificati sull’altare di un conflitto folle e ingiusto mariti, padri, fratelli e figli, pagando un prezzo altissimo in termini di sofferenza, paura, disperazione. Lella Costa riesce a dare a questa donna lo spirito e la forza che la contraddistinguono, evitando qualsiasi pietismo.

Marco Baliani riporta, invece, la testimonianza di Remo, sulla carta un affittacamere romano, ma nella realtà un imbroglione che tenta con fascino e astuzia di farsi prestare del denaro da amici e parenti, non riuscendo a mantenersi autonomamente. Un “lavoro”, il suo, che negli anni della guerra era piuttosto comune e che vedeva le persone sfruttare le debolezze altrui pur di ricavarne un guadagno. Il suo racconto ci riporta tra le pagine de “La ciociara” di Moravia o all’interno di un film con Alberto Sordi, questa volta nelle vesti di un Conte Max cinico e indifferente ai sentimenti altrui.
Per Remo la parola referendum è del tutto nuova; fa fatica ad associarvi l’idea di dover esprimere una scelta e soprattutto di sentirsi libero nel compierla. È sempre vissuto all’interno di una Stato monarchico, dove erano gli altri a prendere le decisioni, e mai il popolo. Pertanto di fronte al fatidico momento del voto non sa come comportarsi e interroga amici e parenti per cercare di capire cosa fare. Da una parte, con la Monarchia, il conservatorismo e il mantenimento delle sue doti di conformista, dall’altra invece, con la Repubblica, un salto nel buio tra l’inquietudine di perdere tutto e la speranza di un nuovo inizio.

Alba e Remo sono il simbolo perfetto delle loro città e dell’Italia che, dopo gli orrori della guerra, è invasa da una nuova speranza, da un’euforia che si muove sulle note delle canzoni alla radio, dalla possibilità di allontanare per sempre, non con le armi ma con la forza dei propri diritti, i responsabili di tanta, ingiustificabile, sofferenza.

Gianluca De Santis, Camilla Giantomasso 03/06/2016

Leggi qui l’intervista a Marco Baliani: http://www.recensito.net/index.php?option=com_k2&view=item&id=15024:recensito-incontra-marco-baliani&Itemid=145 

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