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“La Fuga” al Teatro Grassi di Milano: quando spazio e tempo si annullano e l’”Io” prevale sul “Noi”

Il lungo week-end teatrale milanese si presenta ricco al Festival Trame d’Autore. Primo di tre grandi imperdibili appuntamenti, “La Fuga” testo di Gao Xingjian, Premio Nobel per la Letteratura nel 2000. Protagonisti di una pièce asciutta e senza fronzoli, sono tre personaggi: un maturo intellettuale, uno studente e una giovane attrice, che accidentalmente si trovano a condividere il lasso di una notte nello spazio cupo e claustrofobico di un magazzino dove hanno trovato rifugio cercando angosciosamente di sfuggire alla morte. Fuori infatti, l’esercito sta facendo strage in piazza e per le strade della città. Il riferimento va irrimediabilmente ai sanguinanti giorni e caldissimi scontri del 4 giugno 1989 in piazza Tienanmen, a partire dalla quale la riflessione si estende a temi universali. Ed ecco che alla dimensione politica si allaccia il rapporto problematico e scellerato tra l’uomo e la donna, argomento ricorrente nella drammaturgia dell’autore. Gao Xingjian, classe 1940, è uno di quegli artisti che durante gli anni della Rivoluzione Culturale, venne costretto a spostarsi nelle campagne. La sua figura s’impone nel panorama culturale cinese come narratore, saggista, drammaturgo, traduttore, pittore, cineasta. Dopo aver studiato letteratura francese all’Università di Pechino, e dopo cinque anni di «rieducazione» imposti dalla rivoluzione culturale, diventa drammaturgo del Teatro d’Arte Popolare di Pechino (1981). Nello stesso anno si afferma sulla scena letteraria con il “Primo saggio sull’arte del romanzo moderno”. Nel 1987 lascia la Cina e approda a Parigi, dove vive. In questa sua opera, i cui dialoghi, forse, perdono un po’ di ritmo nella traduzione in italiano, ci regalano dei personaggi che fanno vedere al pubblico una sorta di”interiorità visualizzata”, nel senso che quello che lo spettatore vede, è quello che succede dentro i singoli protagonisti, le trasformazioni interiori. Un’operazione di scrittura sicuramente pretenziosa ma ben riuscita, che si avvale di alcuni escamotage, come il rallenty. Ma quello che più risalta in questo spettacolo, una sorta di canto a tre voci dispari, è la contrapposizione del singolo, dell’ “Io” appunto, contro il “Noi”. Significativa in questa direzione la forte affermazione del personaggio più maturo, che reclama: “Io penso solo a me stesso”. In questa frase emerge proprio la trasformazione del tessuto sociale di una civiltà, che ha subito un mutamento anche nel modo di relazionarsi con se stessi e con gli altri. Anche la morte viene vista come un accadimento della vita che si consuma a rallentatore, ed i rumori della città di fanno lontani e l’aria si fa rarefatta. Ed ecco che come sostiene la protagonista femminile, l’unica via di fuga, l’unica possibilità di vivere diventa immergersi in se stessi. Non è lasciata a caso la scelta della canzone “Cheek to cheek”, cantata da Fred Astaire, come se i protagonisti, guancia a guancia, aspirassero a cercare la felicità in un Paradiso onirico. Un testo, in cui lo spettatore non riesce ad identificare spazio e tempo, o meglio un testo dove lo spettatore può perdersi e cercare un suo spazio e un suo tempo dove ambientare, la storia, scrivendo anche un pezzetto della sua. Commissionato da un teatro americano, sui fatti di Piazza Tienanmen, “La fuga” non è andato mai scena negli USA. Forse proprio perché si tratta di un’opera che porta a galla un pensiero molto forte, quello che il destino dell’uomo è la fuga, un pensiero che forse mal si concilia con l’ideologia americana, votata forse un po’ più ad altri modelli, più vicini al superomismo.

La Fuga
di Gao Xingjian
traduzione di Simona Polvani
con Carlotta Piraino, Mirko Soldano, Diego Valentino Venditti
musica di Francesco Leineri
regia di Lorenzo Montanini

Adele Labbate 20/09/2015