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Non solo versi endecasillabi: "La Divina Commedia" ora è anche in versione musicale

“Sei tu a decidere se”: è questa una delle prime cose che Virgilio dice a Dante nella versione di Andrea Ortis della grande opera dantesca in scena al Teatro Brancaccio fino al 7 aprile. “La Divina Commedia Opera Musical” è un vero e proprio viaggio tra Inferno, Purgatorio e Paradiso che coinvolge lo spettatore da diversi punti di vista. Innanzitutto, la scelta dello stesso Ortis e di Gianmarco Pagano di puntare su un testo che fosse in parte riscritto e in (grande) parte mantenesse molti dei versi originali (tra cui quelli più celebri) ha un impatto emozionale decisivo: lo spettatore riconosce alcuni elementi mentre è sorpreso da altri. Le musiche di Marco Frisina, che accompagnano i testi, hanno la capacità di non sovrapporsi alle parole, al contrario, ne fanno le veci e ne amplificano il significato. Questo fa sì che la parte musicale rafforza la potenza del testo. Parole e musiche sono poi arricchite dalle coreografie di Massimiliano Volpini che – in parte sullo sfondo e in parte in primo piano – riempiono la scena e caricano di espressività fisica ciò che gli attori stanno raccontando. Come ben si sa, Virgilio (interpretato da Andrea ortis) accompagna Dante (interpretato da Antonello Angiolillo) in un duplice viaggio fisico e spirituale: il fiorentino da una parte “cammina” dentro se stesso alla ricerca nostalgica del proprio esistere, dall’altra naviga tra le rovine della dannazione, dei vizi, delle ossessioni e dei peccati. Tutta la prima parte porta in scena gli incontri principali dell'Inferno: da Caronte, Paolo e Francesca, Pier delle Vigne a Ulisse e Ugolino. Abbandonato l'Inferno, il poeta fiorentino si ritrova in uno scenario meno aggressivo e più rarefatto: incontra Catone e le anime in preghiera, gli amici poeti Guido Guinizzelli e Arnaut Daniel fino ad approdare – senza più Virgilio – nel paradiso terrestre in cui la leggiadra figura di Matelda lo conduce al fatidico incontro con Beatrice. L'amata è qui luce che salva e guarisce dalle tenebre e diventa quel motore – per meglio dire quella ragione – che “move il sole e l'altre stelle” ovvero l'unica chiave di accesso alla felicità. Solo incontrando l'Amore, Dante – e più in generale l’uomo – può ritrovare se stesso.
Al di là delle magistrali interpretazioni degli attori, della bravura dei ballerini e dell'emozionanti musiche, la messa in scena di questo viaggio vede una forte componente tecnologia: sono infatti costantemente presenti proiezioni di ultima generazione animate in 3D. L'attualizzazione e la spettacolarizzazione di un testo come La Divina Commedia diventa così possibile grazie agli strumenti del nostro quotidiano. Ecco che quindi la “magia” di ogni incontro è amplificata grazie a degli effetti speciali e a scenografie che si muovono su un palco modulare automatico con sollevamento di piani. Forse sui libri non piace e per molti studenti è un incubo ma La Divina Commedia vista a teatro in versione musicale fa tutto un altro effetto e – perchè no? - potrebbe convincere molti giovani a volerne sapere di più.

Chiara Rapelli 6/04/19

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