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La Cenerentola di Gioachino Rossini: in scena al Teatro dell'Opera di Roma con la regia di Emma Dante

Nonostante le variegate versioni in cui è stata raccontata, la Cenerentola è un fiaba che è sempre di moda e attuale. Sulle note musicale di Gioachino Rossini, la Cenerentola è un giocoso dramma in due atti tratto dal libretto di Jacopo Ferretti e basato sul libretto francese di Etienne per Cendrillon di Isouard. Ad ospitare lo spettacolo con la regia di Emma Dante è stato il Teatro dell’Opera di Roma, dilettando adulti e bambini con fantasia, ironia, comicità ed eleganza, fino a giovedì 13 giugno. Dopo qualche minuto di sola esibizione orchestrale, si apre l’ampio sipario di velluto rosso, riservando la scena a Cenerentola (in questo caso Angelina interpretata da Teresa Iervolino), indaffarata nelle sue innumerevoli faccende domestiche. Fin dal principio si percepisce la necessità di Emma Dante di rappresentare un mondo meccanico, affiancando a Cenerentola delle bambole perfettamente identiche alla fanciulla, differenziate da questa solo grazie a una chiavetta posizionata dietro la schiena, come se fossero dei veri carillon. Le bambole si animano tra di loro girando questa chiavetta affinché possano aiutare, nel caso di Cenerentola, a svolgere i lavori quotidiani ma soprattutto ad affrontare e a superare la sua solitudine. Lo stesso privilegio spetta al principe, che travestito da servitore, è accompagnato dal gruppo di bamboli che simboleggiano la bontà catapultata in un mondo di personaggi sordi, perfidi e ciechi. Così distratti a tal punto da non accorgersi del bluff architettato sullo scambio d’identità tra il principe e il servitore, al fine di trovare una fanciulla davvero innamorata del futuro sovrano. Perciò, l’unica che riesce a vedere l’autenticità delle cose è Cenerentola, innamorandosi di Don Ramiro, (Maxim Mironov e Michele Angelini) il principe, credendolo invece un povero servo, lasciandosi così affascinare dall’anima e non dal titolo nobiliare come invece accade alle sorellastre. Cenerentola e il principe sono gli unici personaggi buoni di questo contesto, gli unici che non mostrano interesse di alcun tipo se non quello di trovare il vero amore e le bambole meccaniche rappresentano proprio la guida che accompagna i due protagonisti in questo viaggio sentimentale. Il personaggio di Cenerentola interessa particolarmente a Rossini per il suo carattere spigoloso, palesato nel momento in cui chiede insistentemente al patrigno di poter partecipare al ballo anche solo per un’ora. Attraverso la figura di Cenerentola, Emma Dante ha sicuramente voluto fare i conti con la condizione attuale della donna. Questa giovane fanciulla è vittima di violenza domestica e impossibilitata nell’esprimere la sua libertà, (tema delicato perché ancora oggi trattato nella cronaca attuale) e per questo è necessario il ricorso a una specie di magia. La messinscena di Cenerentola è però anche divertente, poiché pone in evidenza i difetti e i lati buffi dei personaggi come nel caso delle due sorellastre. Infatti, le due donne sono brutte, goffe e rivali tra di loro ma nello stesso tempo sono dotate di una comicità coinvolgente e strappalacrime. Il difetto diventa quindi la caratteristica che diletta il teatro e gli spettatori. L’ironia gioca molto attorno alla speranza di Don Magnifico (Carlo Lepore e Fabio Capitanucci) di vedere le figlie maritate, desiderio però che svanisce durante l’arrivo di Cenerentola alla festa da ballo, nelle vesti di una donna bellissima, elegante e misteriosa. Come tutte le altre pretendenti, anche Clorinda e Tisbe (Rafaela Albuquerque e Sara Rocchi) arrivano vestite da sposa, pronte al fidanzamento e armate di pistola. Vedendo la reazione del principe alla vista di Cenerentola, in preda alla furia, le spose si trasformano in spose suicida, portando con loro il sogno della loro vita e rispecchiando a pieno l’intento di voler raccontare personaggi estremi e coraggiosi. Con la Cenerentola, Emma Dante si è ispirata al Pop Surrealismo, quella corrente americana che prevede un mix di cartoon, fumetti ed elementi fantastici. Gli artisti rappresentano un mondo fiabesco ma inquietante allo stesso tempo e la scenografia è una sorta di tela che racchiude i personaggi in costumi ispirati alla pittura di Ray Caesar. Il trucco allo stesso modo rimanda a quello delle bambole o a quello delle marionette e le movenze sono simili a quelle di veri e propri burattini. Sulla scena prevale uno sfondo bianco, azzurro e turchese, accentuato da dettagli di colore rosso che saltano evidentemente all’attenzione. La chiavetta dei personaggi resta il simbolo della loro meccanicità, per poter vivere hanno bisogno che qualcuno li ricarichi ed è questo un tentativo per far sì che diventino buoni. La chiavetta è quindi emblema di bontà, amore e ascolto, quelle qualità che solo Cenerentola e il principe mostrano in un mondo dove prevalgono i propri interessi, l’ipocrisia e l’egoismo. Perciò, La Cenerentola è una fiaba rivolta a un pubblico vasto, ma soprattutto, è un storia antica che racconta sempre l'attualità. 

Greta Terlizzi

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