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"L’amore è una sostanza stupefacente": al Teatro Cometa Off uno spettacolo di Paola Pessot e Alessandro Bardani

“Quando l’amore vi chiama seguitelo. Anche se le sue vie sono dure e scoscese. E quando vi parla abbiate fiducia in lui. Anche se la sua voce può infrangere i vostri sogni come il vento del nord devasta un giardino. Perché l’amore come vi incorona allo stesso modo può crocifiggervi.”
Paola Pessot, attrice, autrice e conduttrice, fa rivivere sul palco le parole di Kahlil Gibran e ne assapora l’essenza, per disegnare il suo personale, umoristico, sentimentale e dissacrante quadro dell’Amore. Lo spettacolo, “L’amore è una sostanza stupefacente” al Teatro Cometa Off fino al 14 febbraio è scritto e diretto da Paola Pessot e Alessandro Bardani. L’autore, attore e regista Bardani (“Romanzo Criminale” e “Il più bel secolo della mia vita”) interpreta tutti i personaggi maschili evocati dall’attrice la sera del debutto (11 febbraio). Le sere successive sul palco si alternano diversi attori, tra i quali Alessandro Marverti (“Romanzo Criminale”, “L’Abbiamo Fatta Grossa”, “La pecora nera”, “Michelangelo-il cuore e la pietra”), Francesco Foti (“Il Capo dei Capi”, “Un medico in famiglia”, “Colorado Café”) e Riccardo Festa (“La squadra”, “Un posto al sole”, “Rex”).
La commedia è una riflessione sulle molteplici sfumature dell’amore, sulle sofferenze che inevitabilmente siamo costretti tutti a patire, ma anche sulla bellezza della sua attesa e sul cambiamento che un legame tra due amanti può creare. La giovane protagonista è Beatrice, 30 anni compiuti da “qualche anno”, un lavoro precario, un romanzo da scrivere e Corrado, l’uomo che le ha chiesto di sposarla, ma al quale lei in preda a un momento di confusione ha risposto “Non lo so. Comunque...Grazie”. La scena è un divano rosso sul quale Beatrice, ora distesa, ora rannicchiata, si abbandona ai ricordi, liberando la fantasia e riportando alla memoria gli amori del passato, le delusioni, la ricerca di un completamento e il richiamo alla fuga nei confronti delle “relazioni pericolose”. La protagonista dà voce e corpo, con movimenti istintivi e scatti improvvisi, all’eclettismo di una personalità che avverte l’incedere del tempo, ma che con volontà risoluta lo riporta al livello di una comicità semplice, tipicamente romana, nel tentativo di far riflettere.
L’espressione delle emozioni attraverso l’incontro-scontro dei ricordi prende forma in una sorta di “stand-up comedy” involontaria, che scorre repentinamente e quasi non dà il tempo di un respiro, di una pausa tra una reminiscenza e l’altra. Perché lo spettacolo della Pessot è anche l’immagine di un pensiero reale, di uno stato attuale. La sua è una constatazione ferma, decisa ed è un grido disperato contro il nostro tempo, quello dei social network, quello dell’uso e dell’abuso del concetto di condivisione e della sua rappresentazione ossessiva, maniacale. Siamo schiavi di un processo che ha silenziosamente depauperato le nostre coscienze critiche; siamo diventati automi di un meccanismo telecomandato e l’idea di una liberazione dai lacci di un’epoca in continua tensione evolutiva, appare quanto mai lontana. Forse, però, come riconosce Paola Pessot la potenza dell’amore o la rievocazione della purezza poetica di canti del passato, da Shakespeare a Trilussa, da Leopardi a de Laclos potrebbe aiutare a riconsiderare l’importanza e la necessità dei legami. L’amore potrebbe insegnarci a vivere, a incontrarci, per non essere soli.
La pièce è un flusso ininterrotto di pensieri svincolati dalla razionalità, ma è soprattutto una leggera, disincantata e malin-comica visione della verità: l’amore disperato, l’amore pensato è pur sempre bisogno d’amore. La completezza e l’equilibrio si conquistano dentro di sé, ma soprattutto con l’altro.

Serena Antinucci 13/02/2016

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