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"Kobane Calling On Stage": il viaggio di Zerocalcare approda a teatro

Potrebbe sembrare un’impresa ardita, quasi impossibile, trasporre in scena, a teatro, le pagine di una graphic novel e in particolare quelle di "Kobane Calling" di Zerocalcare , eppure il regista Nicola Zavagli ci riesce alla perfezione.
Ecco così “Kobane Calling On Stage”, versione teatrale del celebre fumetto , che fonde diversi linguaggi e stili in un lavoro omogeneo, originale, fresco e coinvolgente.
Il pubblico ripercorre le avventure di Michele Rech, interpretato da Lorenzo Parrotto, accompagnato dai suoi amici, dalla periferia di Rebibbia verso il lontano e tormentato Medioriente per supportare la resistenza curda.
Un reportage dei suoi viaggi tra la Siria, il Kurdistan e l’Iraq, tra la rovinosa guerra che ha dilaniato un popolo e una nazione, l’atroce follia dell’Isis, e la forza di una città che ha saputo resistere e risollevarsi dalle macerie , rivendicando il proprio diritto di esistere.
La delicata questione siriana viene trattata con ironia e leggerezza, attraverso un percorso in prima persona e collettivo, sottolineando dinamiche che spesso i media hanno celato, e che vengono alla luce senza moralismi, interferenze politiche, giudizi.
“Kobane Calling On Stage” è l’itinerario di un ragazzo, con paure, dubbi e fragilità, circondato da numerosi personaggi, amici , compagni d’avventura, genitori, e l’immancabile simpatico Armadillo, animale fantastico, guida morale, coscienza, grillo parlante, pronto a dire sempre la sua nella testa del protagonista.kobane on stage 64558.1200x675
L’ardito intento drammaturgico e registico riesce perfettamente a teatro, dunque, grazie alla commistione di più generi, con siparietti comici, battute esilaranti, squarci pop, scene corali, ritmi crescenti.
Mentre sullo sfondo scorrono proiezioni e le stesse pagine disegnate dal fumettista, serietà e brio si susseguono su una scena vuota e costruita dagli stessi interpreti, dal loro fluire con zaini in spalla e valige, avanti e indietro, da telefoni che vengono spenti, aneddoti, incontri di culture, di lingue, religioni, incomprensioni.
Lorenzo Parrotto è l’ideale altrer ego di Zerocalcare, incarna la sua goffaggine, la sua intelligenza, la sua ironia spontanea e arguta, il suo umorismo, la sua umanità e personalità legata alle sue radici, alla sua Rebibbia. Gioca con il dialetto romano e le sue cadenze, per ricreare battute esilaranti senza mai scadere nel volgare, mantenendo uno stile misurato, da vero leader che trascina un folto cast di tredici attori, all’altezza di sorreggere l’impalcatura stratificata del complesso lavoro, tra cui spiccano i due compagni di viaggio, Massimiliano Aceti e Luigi Biava, l’imponente e incisivo Francesco Giordano, e Carlotta Mangione, eccezionale nei pazzi della madre, in un siparietto che la rende al pari di una moderna Anna Marchesini.
La regia è dinamica, funziona, cattura, rivolgendosi direttamente agli spettatori e rimanendo fedele al messaggio del fumettista, senza mai tradirlo, anzi rendendolo popolare, a disposizione di tutti.
Un documentario teatrale piacevolmente scorrevole, uno strumento per far conoscere e riflettere su un tema e una questione storico-politica attuale, calda e purtroppo spesso celata o mal raccontata.
Ancora una volta il teatro si rivela un valido ed essenziale strumento di divulgazione, in grado di fondere intrattenimento, impegno sociale e riflessione.

Maresa Palmacci 14-12-2019

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