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In “Trilogia di un corpo in punto di morte” del premio Hystrio Francesco Guglielmi, parlano cuore, cervello e pene

Perché l’anima può vivere altre vite e il corpo no? Cuore, cervello e pene hanno qualcosa da ridire: è tempo di sovvertire l’ordine. E’ ora di mettere fine alla tirannia dell’anima.
Dopo il grande successo di ULULUNA con Stefano Benni, il Teatro Stabile di Roma lancia una nuova produzione originale, Trilogia di un corpo in punto di morte, andato in scena in prima nazionale dal 3 al 5 maggio al Teatro Manhattan di Roma. Francesco Guglielmi, premio Hystrio 2017 e Miglior Attore 2018 dello Stabile di Roma, ha l’argento vivo addosso e il black humor in tasca. Sarcastico, pungente, scrive e interpreta un one-man show tra la stand up comedy e un monologo introspettivo.
Uno alla volta, pene, cuore e cervello prendono la parola. Se il primo, in posa mussoliniana, arringa il pubblico ripercorrendo il suo glorioso curriculum, il secondo lancia un “j’accuse” a chi non sa distinguere l’amore dal desiderio: “Perché se tutti conoscessero la differenza”, dice, “vivremmo in un mondo più sereno”. Se cuore e membro hanno una grammatica autonoma, impulsiva e irrazionale, il cervello è incerto su che lingua parlare: in costante tensione tra istinto e ragione, passione e controllo, annaspa in un mare di sentimenti contrastanti. Soffre di ansia sociale. Improvvisa una barzelletta, s’inceppa. Riprende, s’inceppa di nuovo. “Che figura di merda”.
Steso sul letto da degenza, il ragazzo si chiede cosa sia andato storto. Le gite al mare con i genitori sono un ricordo vivo, troppo vivo perché la morte sia reale. Eppure tra pochi minuti il ragazzo smetterà di esistere; forse l’anima sopravvivrà, o forse no, meglio darle il beneficio del dubbio. Ma il corpo? Cosa succede al corpo che muore?
Guglielmi firma un’opera che viaggia a bordo della commedia, vira nel dramma con grazia e misura, e dosa i silenzi comici senza mai perdere il controllo del timone narrativo. Riesce a maneggiare tanto il cinismo immaginifico “alleniano” (difficile non pensare al reggimento di spermatozoi di Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso) quanto l’intensa leggerezza di storie che, rivolgendosi ai bambini, sanno parlare anche agli adulti (L’anatra, la morte e il tulipano di Wolf Erlbruch, premio Andersen 2006).
“C’è chi crede nella reincarnazione”, dice il ragazzo. “No, io no. Non fa per me. Però frequentavo i negozi etnici, eh. Mettevo anche le infradito, e mica solo d’estate. Chissà, magari rinasco tartaruga”.
Steso sul letto da degenza, il ragazzo ripensa ai viaggi in macchina, alle giornate in spiaggia. Si chiede che ne sarà del mare. Il motore è in avaria, la barca è alla deriva. Non c’è altro modo per scoprirlo. E’ ora di tuffarsi.

Federica Cucci 08/05/2019

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