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Il teatro come la boxe è un’ondata fra sogno e rischio. A Roma va in scena “BOXE - attorno al quadrato”

Chiunque, di primo acchito, penserebbe al teatro e alla boxe come a due mondi diametralmente opposti. E invece non lo sono, almeno per Manuela Lo Sicco, regista assieme a Sabino Civilleri di “BOXE - attorno al quadrato” presentato il 21 maggio al Sally Brown Pub. Con lei, durante la serata, era presente il cast di attori e uno speciale collaboratore. Si tratta dell’istruttore di boxe Mariano Aloisio della ASD Popolare San Lorenzo il quale ha raccontato l’esperienza con i ragazzi della sua palestra, la difficoltà di frenare l’entusiasmo di un pugile che aspira a divenire professionista, ma soprattutto quell’intrigante e quanto mai labile confine “fra il sogno e il rischio”. La regista rimane colpita da questa espressione, e in effetti si potrebbe davvero usarla per definire in pillole la pièce.

“Voi in teatro non prendete pugni, rischiate il parere del pubblico sì, ma c’è un po’ di differenza con la boxe” afferma l’allenatore, dando il La per un affascinante dibattito sull’identificazione di teatro e pugilato in uno stesso avvilente palcoscenico. Perché è vero, sul ring ci si dà i cazzotti, ma la scena, come spiega Manuela, compensa il dolore fisico con quello intimo, per cui un attore, allo stesso modo del giovane boxeur della storia, viene sfruttato non secondo le sue capacità ma in base alla logica della convenienza. E quando egli è sconfitto viene subito sostituito da un nuovo combattente, nel processo ciclico del consumo senza scrupoli.

“Fare teatro è da folli” continua la regista “richiede privazioni, sacrifici e pochissime soddisfazioni, come la boxe è un mondo che sta morendo, non ci sono più così tanti investitori e per andare avanti ci vuole una passione viscerale”.

Se dunque con “Educazione fisica”, opera già messa in scena dagli stessi Civilleri e Lo Sicco, era al centro la prospettiva del singolo (in quel caso l’allenatore di basket) sul gruppo (la squadra), con questa nuova rappresentazione s’invertono le parti mettendo a fuoco la scelta, da parte del team, del “giovane pollo” che, speranzoso, si lascia spennare. Da vedere.

 

(Nicolò Vignati)

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