Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione e rispetta la tua privacy in ottemperanza al Regolamento UE 2016/679 (GDPR)

                                                                                                             

Il sogno di “Cinèmatique” incanta il Vascello tra danza, giocoleria e paesaggi virtuali

Siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni” scriveva Shakespeare ne “La Tempesta”, ma "qual è la consistenza dei sogni?" sembrano domandarsi Adrien M & Claire B, l’affabulante giocoliere-scienziato e la grafic-designer che tornano ad incantare il pubblico del Vascello per Romaeuropa.
La nuova versione di “Cinèmatique” – già premiata nel 2009 dalla giuria del Festival des Bains Numériques – cerca la risposta dentro abbagli di pura luce, materia incorporea, malleabile, eterea ma visibilissima a chi assiste stupito al connubio fecondo tra danza, arti giocoliere e straordinarie potenzialità di un software (chiamato, non a caso, “eMotion”). Il palco diventa proiezione di uno schermo su cui tracciare cerchi magici, vortici impetuosi e altari di un immaginario infantile, un luogo incantato dove l’esile mano di un abile saltimbanco trasporta una danzatrice tentennante nella sua scatola nera, come una novella Alice che scivola giù, precipitando, in un tunnel profondo di straordinarie meraviglie.Cinematique3
A brevi passi, timidi e scalzi, lei sa muoversi come la gentile pedina di un’avventura ai confini del mondo, mentre si posa delicatamente su ologrammi di pietre e ciottoli apparsi in suo soccorso, un temporaneo e balzato rifugio, mentre le gocce d’acqua di un ruscello improvvisato ci bagnano anche gli occhi, tra stupore e dolcezza. Il paesaggio virtuale ci entra nell’anima, trascinato dalla musica in un videogioco dai colori pastello, evocato dalla scenografia interattiva che ci inghiotte, come una macchia d’inchiostro rovesciata in scena.
Una passata di spazzola può cambiare il quadro e lo specchio d’acqua diventa un mare calmo su cui la danza vibra leggera, simmetrica, lasciando scarti di tempo e sfide a una maldestra ombra di Peter Pan che le sfugge, la insegue e la precede. Ora che anche il compagno è nel gioco, dopo una corsa attorno a un tavolo che fa anche da tappeto volante, basta un soffio a scomporre il paesaggio e siamo intrappolati in una rete narrativa che si adegua al cambiamento scenico, che scorre e avvolge, sbuffata dal vento in una dimensione versatile che cambia la prospettiva, invade il fondale e affonda anche il pubblico in questa coincidenza visionaria tra luogo reale e spazio digitale.
La messa in scena si rivela un’esperienza abbagliante, delicata e tenera come i giovani corpi dei protagonisti che ora fuggono da correnti oscure, che disegnano traiettorie di meteore, si nascondono dentro una cascata di stelle con un vortice di lettere e parole da inventare, formare, decifrare, prendere a calci e lanciare in aria. Il movimento prende corpo nell’unione tra fantasia e realtà e, pur esitando a volte su ritmi dilatati in tempi lunghi che, forse, tendono un po’ a perdersi e a perdere un filo sospeso, lo spettacolo senza dubbio affascina, diverte, ipnotizza e riempie lo sguardo di un incanto reale, splendente e impalpabile, onirico e mai così nitido.
I pensieri fatti di vetro, bluastri e violacei, trasformano le sfere trasparenti di un acrobata in universi lievi da prendere al volo, roteando armonici, sospesi e fragili, donando quella serenità consapevole e incosciente dei bambini e di chi ama sognare, per cui tutto si trasforma e tutto torna sempre al suo posto, qualunque esso sia.

Giulia Sanzone 25/10/2016

Foto: Adrien Mondot

Libro della settimana

Facebook

Formazione

Recensito su Twitter

Digital COM