Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione e rispetta la tua privacy in ottemperanza al Regolamento UE 2016/679 (GDPR)

                                                                                                             

Il principio di Archimede o della necessità odierna della caccia all’uomo

Il cast dello spettacolo "Il principio di Archimede"

Quanto tempo basta per mettere alla gogna un uomo senza prove schiaccianti la sua colpevolezza? In scena allo Spazio Diamante di Roma dal 07 al 10 e dal 14 al 17marzo, lo spettacolo Il principio di Archimede prodotto da Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi centro di produzione teatrale di Firenze. Un testo crudo, serrato, senza spazio per la riflessione. Il catalano Josep Maria Mirò firma questo testo nel 2012 e da allora è stato rappresentato in oltre venti paesi e tradotto nelle rispettive lingue, solcando anche l’oceano e arrivando negli Stati Uniti, in Messico e via dicendo.
Il principio di Archimede è stato tradotto in italiano con la collaborazione di Josep Anton Codina da Angelo Savelli, che firma anche la regia dello spettacolo. Savelli decide di inglobare lo spettatore nel testo e addirittura nella messa in scena, e già questa risulta una scelta forte e intelligente visto il tema e i contenuti dello spettacolo. Lo spazio è invaso da armadietti blu, una doccia, attrezzi per il nuoto, alcune panche da spogliatoio e due corsie da piscina olimpionica: unico limite tra gli attori e gli spettatori divisi in due parti attraverso tribune speculari e appunto “inglobanti” il palco.
La visione è una delle caratteristiche essenziali dello spettacolo: è lo sguardo che osserva, spia e insinua il vero protagonista. Mentre rumori di acqua che scorre e schiamazzi di bambini che divertiti si tuffano in piscina attraversano lo spazio scenico, ci si sente ancor prima che lo spettacolo abbia inizio dentro un’atmosfera ricreata con dovizia di particolari che pian piano durante lo spettacolo verranno fuori, parte di un progetto ampiamente articolato.
Jordi (Giulio Maria Corso) è un giovane e simpatico istruttore di nuoto per bambini nella piscina diretta dall’austera Anna (Monica Bauco). È un giorno qualunque e il ragazzo scherza come solito con il collega Hector (Samuele Picchi), compagno più introverso e ligio alle regole. Cosa succede nel giro di poche ore? Basta tanto, giusto il tempo che separa le lezioni mattutine da quelle pomeridiane a sconvolgere l’habitat della piscina, le relazioni tra i tre e soprattutto la vita di Jordi. Accusato di aver dato un bacio sulle labbra ad uno dei suoi piccoli allievi, Jordi viene messo alla gogna da David (Riccardo Naldini), il padre di uno dei bambini frequentanti il corso, omofobo e fomentato dagli altri genitori.
Tramite l’interessante escamotage di flashback e flashforward sotto gli occhi degli spettatori si dipanano le vicende accadute velocemente mettendo in crisi le relazioni tra i personaggi, la loro prontezza nel reagire e riflettere nell’escalation di una “caccia all’uomo” che porterà conseguenze pesanti. Le fredde e sterili luci di Alfredo Piras fungono da perfetto ambiente in cui paure, confessioni, accuse e pianti liberatori portano alla scoperta della psiche umana costretta a prendere posizione di fronte ad un possibile fatto aberrante. La messa in scena procede ad un ritmo serratissimo, scandendo i dialoghi tra i quattro attori e mettendo in crisi l’interpretazione dei fatti da parte del pubblico, indirettamente chiamato in causa tramite lo sguardo che li circonda.
Critica all’odierna epoca di Facebook in cui la verità viene giudicata dalla quantità di like e al mondo dei genitori sempre più interconnesso e continuamente sospetto, forse troppo rispetto a tempi passati, lo spettacolo sviscera un importante nodo della società di oggi. La paura dell’orco, la caccia all’uomo, la malizia in un gesto dolce nei confronti di un bambino che piange per paura dell’acqua alta sono una realtà alla quale non si può voltare le spalle. Colpevole o no, Jordi è messo alla gogna prima verbalmente e successivamente tramite azioni di genitori che scalpitano per “farsi giustizia da soli”. Basandosi solo ed esclusivamente su supposizioni. Senza sapere la verità, senza indagarla e appurarla, in un finale che spiazza proprio perché sospeso nel dubbio.

Erika Di Bennardo
18/03/19

Libro della settimana

Facebook

Formazione

Recensito su Twitter

Digital COM