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Dilemma morale e società tossica: "Il penitente" di David Mamet al Teatro Eliseo disponibile su YouTube

In questi tempi di sipari chiusi, molti teatri hanno deciso di riaprire i battenti virtualmente rendendo disponibile parte del loro repertorio sui canali web. È il caso del Teatro Eliseo di Roma, che ha pubblicato su YouTube i video integrali di sei spettacoli teatrali di produzione propria, tra i quali spicca Il penitente (produzione del 2017), diretto e interpretato da Luca Barbareschi. In apertura, uno split screen fatto di quattro inquadrature, volte a trasmettere un vero e proprio horror vacui audio-visivo: ne sono protagonisti gli schermi che tappezzano l’Eliseo, sui quali si sovrappongono immagini, voci e servizi televisivi relativi a crimini di ogni sorta, mentre su uno sfondo nero si stagliano frammenti in greco del giuramento di Ippocrate. È questo il brodo primordiale da cui emerge il protagonista Charles (un Barbareschi che amalgama fragilità e titanismo), già presente sul palco e seduto a un tavolo con due sedie su una base quadrata bianca. Il dramma, firmato dall’autore statunitense David Mamet e tradotto dallo stesso Barbareschi, si compone di otto atti, otto scene in cui Charles si confronta con la moglie (Lunetta Savino), con il suo avvocato (Massimo Reale) e con un rappresentante della pubblica accusa (Duccio Camerini).

Tutto comincia con una notizia diffamatoria pubblicata in prima pagina: Charles, rinomato psichiatra e professore universitario, viene accusato di omofobia da un suo giovane ex paziente, autore di una strage tremenda e folle; i giornali, attribuendo allo psichiatra parole mai pronunciate, cavalcano l’onda della calunnia e ne garantiscono un’eco forte e compiacente. Nonostante gli sforzi fatti per resistere al torchio mediatico, l’uomo si ritrova trascinato in una tempesta che sconvolgerà ogni aspetto della sua vita. Quando poi gli viene chiesto di consegnare i taccuini dei colloqui e di testimoniare in tribunale a favore del ragazzo, Charles, che pure in passato lo aveva fatto per altri pazienti, si rifiuta adducendo come motivazione la volontà di rispettare il segreto professionale. Sempre più pressato da un sistema mediatico che dimentica la responsabilità etica banalizzando problemi complessi per offrirli già “masticati” al grande pubblico, e da una struttura giuridica che sembra confondere subdolamente i confini tra vittime e carnefici, Charles sceglie di non cedere e paga la sua integrità con una dolorosa penitenza e una progressiva catabasi verso una crisi spirituale sempre più profonda.

Un “brav’uomo” ridotto in pezzi da una società che il filosofo tedesco Christoph Türcke ha ben definito «eccitata», dove cioè il bombardamento mediatico di stimoli (immagini, notizie, pubblicità) è così incessante e nevrastenico da richiedere agli attori che popolano questo palcoscenico di gridare sempre più forte, di trovare a tutti i costi ciò che faccia «sensazione» e che possa penetrare gli ormai assopiti spettatori, sempre più blasés, corazzati e distratti. Barbareschi, con quella che ha definito la sua opera più catartica, mette in scena il lato oscuro della contemporaneità, dove una realtà complessa viene spesso polverizzata in slogan, dove l’individuo rimane schiacciato sotto l’inquisizione della massa, dove, infine, il limite tra verità e impostura si sposta obbediente a favore di camera.

Maria Giulia Petrini

16/04/2020

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