Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione e rispetta la tua privacy in ottemperanza al Regolamento UE 2016/679 (GDPR)

                                                                                                             

“Il Pane. Quando farlo con amore è un arte”, il nuovo spettacolo di Dendi_Scalzi_Nardin

Avete mai pensato a quante volte, anche al di fuori delle nostre tavole, il pane sazi le parole quasi quanto le nostre pance? Diciamo è “buono come il pane” quando vogliamo parlare di una persona generosa e tollerante, “non è pane per i tuoi denti” quando si consiglia a qualcuno di lasciar perdere l'impresa, fosse anche solo il tentativo di “assicurarsi il pane per la vecchiaia”, come se la sopravvivenza, fosse dell'uomo, il suo “pane quotidiano”.
E così via. Si potrebbe continuare all'infinito. Eppure stiamo parlando solo di una manciata di acqua, lievito e farina. O forse no? Dendi_Scalzi_Nardin, dopo quel viaggio immaginario liberamente ispirato a Bruno Munari, tornano con un nuovo spettacolo: “Il Pane: quando farlo con amore è un'arte”, presentato al Teatro Moderno di Agliana. Alla ricetta dell'alimento per eccellenza hanno provato a aggiungere un quarto ingrediente: la fantasia. È nato così, con la voglia di portare in palcoscenico il sapore dolce di un'antica tradizione, un gioco fantastico che si rifacesse alla storia dei «filantropi» Ciolini, generazione toscana di panettieri.dendiscalzinardin2
Capostipite di questa famiglia di fornai il nonno Pietro, padre di Michelangelo, nonno di Teresa e Oliviero, il soldato valoroso che, tornato (mutilato) dalla prima grande guerra, nel 1921 dà il via all'attività. Attualmente sono i due figli di Giovannangelo, Marzio e Luciano, che mandano avanti il panificio di via Scarpettini, ed è proprio da qui che Francesco Dendi, Pasquale Scalzi e Edoardo Nardin partono per raccontare una vicenda fuori dal tempo. Storia e leggenda si mescolano in questa narrazione che assume i toni e i colori di una delicatissima fiaba, quella degli umili fornai che non amano «fare il pane in quantità perché si abbassa la sua qualità».
Accompagnata dalla musica che Edwin Lucchesi ha eseguito insieme agli stessi fratelli Ciolini, la messa in scena inizia proprio da quella bottega per evolversi nel mito di se stessa, in un finissimo gioco di metateatro.
dendiscalzinardin3Protagonisti di questa vicenda non solo i tre attori, ma un quarto “personaggio”: Maria Luisa, dall'imperatrice d'Austria, ovvero la pasta madre che, non a caso, «veniva trattata come una regina». Il lievito naturale, gelosamente custodito in una cassettina di legno e tramandato “di madre..in madre” come il più prezioso tesoro di famiglia, è l'elemento determinante intorno al quale ruota tutta la storia. Non stiamo parlando di un semplice impasto, ma di qualcosa che ha un valore molto più profondo che serve a sciogliere ogni nuovo “intreccio narrativo” oltre che ha fare del ottimo pane.
I tre artisti (+ uno) rinnovano la capacità - connotante - di portare in scena temi come l'immaginazione, il sogno, la fiducia, l'allegria attraverso la semplicità di un linguaggio mai scontato, mai banale. In questo modo si compie uno spettacolo adatto tanto ai grandi, ricondotti quasi per mano a quella capacità di abbandonarsi alla fantasia, che ai più piccoli, disposti ad accogliere sempre con tanto entusiasmo storie a lieto fine di uomini umili ma valorosi.
Sul palco un solo carrello da forno in grado di trasformarsi, per mezzo di assi di legno e stoffe grezze come i grembiuli dei panettieri, nei diversi elementi scenografici che caratterizzano la vita quotidiana di questa famiglia: il piano “imbiancato” di lavoro, gli scaffali dove far riposare il pane. Così come il compositore che mentre scrive sullo spartito, con le orecchie della mente percepisce l'armonia, anche il panettiere, quando dosa acqua e farina, avverte già l'odore e il sapore di ciò che sta impastando. Non a caso non manca mai la musica ad accompagnare quest'esperienza, quasi ad accostare una doppia sfera di compiacimento: la melodia per l'orecchio, il pane per l'appetito.
I tre panettieri di cui Dendi, Scalzi e Nardin vestono i panni devono andare a rappresentare una storia nella storia, quella di “Angiolino Cantuccino”, l'audace fornaio conteso tra la corte di un paffuto podestà e il granduca di Firenze. In questa seconda parte dello spettacolo, sembra di essere dentro un teatro di burattini anche se a recitare non ci sono personaggi di legno mossi dalle mani un demiurgo-marionettista. I tredendiscalzinardin4 fornai-attori indossano delle maschere che muovono le bocche sulle voci narranti di Riccardo Goretti, Massimo Talone, Lorenzo Torracchi e Giuseppe Polverino. L'accessorio, che non rappresenta solo la riproduzione di un volto ma si carica del contenuto stesso del personaggio, ricorda quelle maschere usate dalla tanto celebre compagnia Familie Flöz che attraverso la fantasia dei travestimenti, rivelano la parte più nascosta dell'animo umano.
Angiolino fa tornare alla mente quel Gioppino “contadino dalle scarpe grosse e il cervello fino” della Commedia dell'Arte, dotato di buon senso e praticità, quanto di necessario per superare, con innata intelligenza, situazioni a lui avverse sfoggiando, di tanto in tanto, anche qualche lazzo a mo' d'Arlecchino. Nella semplice ma molto efficace scenografia si ritrovano poi le illustrazioni dai tratti decisi e essenziali tipiche del Nardin disegnatore oltre che attore.
Il Teatro di figura, quello di maschera, il circo, la danza, la clownerie, le gag, il disegno, la pareidolia si mescolano e si contaminano nella rappresentazione di qualcosa che è molto più di «una bella infornata, ma sembra proprio uno show». E questo, al di là dei tanti spunti di riflessione che possono nascere da uno spettacolo davvero ben fatto, può essere il nostro ritorno all'origine.
«Eccolo qua il nostro Pane – confidano a fine spettacolo – quello per lo spirito, la mente e il cuore».
Dopotutto il vero pubblico di ragazzi che riempiva la sala del Moderno si è lasciato solo affascinare da ciò che accadeva in palcoscenico. Chissà poi se hanno trovato una risposta a quel «siamo in un teatro o in una bottega?» Difficile, forse più per noi “grandi”, rispondere a questa domanda quando anche la realtà può trasformarsi in una favola e la favola, nella realtà.

Laura Sciortino 17/01/2017

Foto: Serena Gallorini

Libro della settimana

Facebook

Formazione

Recensito su Twitter

Digital COM