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“Il Monello”: la magia del capolavoro cinematografico di Charlie Chaplin rivive a teatro

La malinconica atmosfera retrò dei film degli anni ‘20, l’emozionante sensibilità e delicata potenza dei gesti e delle espressioni del cinema muto, l’inconfondibile genialità di Charlie Chaplin, con la sua comicità dolce-amara e la commovente profondità delle sue storie, approdano sul palcoscenico del Teatro dell’Angelo di Roma con “Il Monello”, spettacolo liberamente ispirato al capolavoro cinematografico “The Kid”, per omaggiare la vita e l’arte del grande Charlot.
Il sipario si apre su un lavoro in cui teatro e cinema si compenetrano vicendevolmente, e su uno schermo cinematografico trasformato in palcoscenico, dove il pubblico può vedere dal vivo le gesta e la storia del celebre primo lungometraggio di Chaplin. I suoi protagonisti e la loro toccante storia prendono, come per magia, corpo e vita sulla scena: ecco la ragazza madre costretta ad abbandonare suo figlio, ecco il vagabondo che si imbatte nel neonato e decide di adottarlo, ecco il bambino ormai cresciuto che si diverte a fare il monello insieme al suo padre adottivo.
Alle vicende del vagabondo Charlot si alterna e si intreccia, dall’inizio alla fine, il racconto dell’ardua impresa compiuta dallo stesso Chaplin per la realizzazione del film, dai problemi con i produttori, alla crisi matrimoniale, alla crisi artistica e alla perdita di quell’orientamento che ogni attore deve avere, alla sua riscoperta grazie all’ ispirazione che Jackie Coogan gli diede durante un’esibizione all’Orfeus, fino all’enorme successo ottenuto.
“Il monello” è uno spettacolo completamente muto, ad eccezione del racconto autobiografico del grande artista attraverso la sua voce che fuoriesce, come per incantesimo, all’apertura delle scatole contenenti le pellicole del film che stanno per essere trasportate nei tanti luoghi in cui è stato realizzato, e del “vieni anche tu” del bambino che invita il vagabondo, dopo le tante peripezie, a seguirlo insieme alla madre con cui si e ricongiunto. Nonostante ciò la pièce si rivela fortemente comunicativa, riuscendo a far emozionare, sorridere e a fondere sulla scena la vita e il capolavoro di Chaplin, alternando momenti in cui la recitazione della trasposizione teatrale del film, avviene dietro un telo, come se fossero immagini proiettate, a voler ricreare proprio uno schermo cinematografico vivente, sul quale alla fine appare l’enorme figura di Chaplin che, con il suo cappello e il suo caratteristico bastone, riceve l’incommensurabile applauso del pubblico che decreta il successo mondiale e storico del suo The Kid.
Il regista Lorenzo Cognati dà vita ad un lavoro unico, in cui teatro e cinema si fondono alla perfezione in uno spettacolo muto, dove a parlare sono la potenza del silenzio, della mimica, della gestualità , della musica, delle divertenti gag che colpiscono gli occhi, la pancia e il cuore di grandi e bambini, riuscendo a trasmettere un sorriso,e forse, una lacrima. Il tutto per merito della incommensurabile bravura degli interpreti che comunicano con la sola forza dei gesti e delle espressioni, essendo in grado di ricostruire uno dei più grandi capolavori del cinema muto.
A volte le parole sono superflue, ingannano, rubano libertà d’immaginazione e soprattutto d’ interpretazione delle piccole e grandi azioni ed espressioni, impedendo di cogliere la vera essenza delle cose, mentre in questo spettacolo tutto sembra acquistare un senso, anche le minime ed impercettibili sfumature, e nel silenzio più totale sembra di sentire forte e chiaro il rumore dei vetri di una finestra infranta, dei passi concitati degli inseguimenti, il lamento del pianto di una madre disperata, il fragore di una risata piena di felicità. Sono suoni e parole che le immagini e i gesti degli interpreti ricreano nella mente degli spettatori, grazie a una storia di grande respiro, con geniali critiche sociali e una forte sensibilità poetica capaci di suscitare un tumulto di sentimenti, dal riso alla commozione.

Davide Antonio Bellalba 13/10/2015

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