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Il dramma della guerra in Terra Santa raccontato da un coro a tre voci in “Credoinunsolodio”

“Credoinunsolodio”, in scena in prima assoluta al Piccolo Teatro Studio, è un testo scritto da Stefano Massini nel 2010, prima degli ultimi sanguinosi eventi che hanno travolto la storia recente arabo-israeliana. Una città bombardata, un timer su un grande schermo, tre donne, forse sfuggono a dei bombardamenti o a qualcosa di terribile, vagano alla ricerca di qualcosa o qualcuno in uno spazio che sembra ricordare le rovine di una polis greca, sedie sparse a terra, sedie che pendono dall’alto.
Tutto questo è “Credo in un solo Dio o Credo in un sol Odio”: si può leggere in entrambi i modi il titolo della nuova produzione del Piccolo Teatro che lega l’inclinazione drammaturgica di Stefano Massini e quella interpretativa di Manuela Mandracchia, Sandra Toffolatti, Mariangeles Torres. Tre ritratti di donna, tre culture, tre religioni, tre percorsi di vita. Le loro storie camminano parallele, all’apparenza incompatibili, sono destinate fin dall’inizio ad una risoluzione comune, nel caldo suolo della Terra Santa, in cui spargimento di sangue e guerre sono all’ordine del giorno.
Le protagoniste sono Eden Golan, docente di storia ebraica, Mina Wilkinson, in forza ad un esercito straniero e Shirin Akhras, studentessa palestinese. I loro punti di vista si intessono e si distanziano, fra inaspettati e pericolosi incontri ed eccessive contrapposizioni. Ma non è acconsentito lottare dalla stessa parte. Una sceneggiatura apra e secca senza dialogo, la vicenda è costruita su tre monologhi che si alternano, e dopo un crescendo travolgente raggiunge l’apice nel sacrificio. Il testo procede con un congegno, denso di rovesciamenti e di cambi inattesi di punto di vista, lasciando al pubblico il giudizio finale. Un vortice di riflessioni e stati d’animo, rappresentati in un tre donne sole, in un costante e pressante confronto con i propri ideali e il proprio credo. Un testo che lascia lo spettatore senza parole, dove è chiaro che allo spettatore non viene detto tutto, e dove non esiste un finale proprio perché le vicende politiche della Terra Santa non hanno ad oggi ancora trovato una soluzione. E intanto i morti si susseguono.

Adele Labbate 12/12/2015

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