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Il 3D arriva anche in teatro

Il Teatro Ambra alla Garbatella si fa portatore di innovazione e nuovo modo di far teatro, inserendo nella propria programmazione una pièce che unisce l’uso del 3D alla rappresentazione classica.
E così, in uno dei quartieri storici di Roma, dal 29 al 4 ottobre è andato in scena “Ungra”, una storia ambientata in un futuro post apocalittico dove il mondo è donna.
Con una doppia regia, quella teatrale di Teodora Nadoleanu e quella in 3D di Katia Lopetti, le attrici in scena si sono dovute rapportare e muovere in una scenografia proiettata, che solo lo spettatore munito di occhialini aveva il privilegio di vedere.
“Ungra”, tratto liberamente da “Ungra la Guerriera” di Alessandro Iori, nasce da un laboratorio teatrale che ha come obbiettivo quello di unire il cinema al teatro.
Siamo nel 4041, in una Terra popolata solo da donne, suddivise in due tribù: le Lavareg e le Cobias.
Due poli opposti, le Lavareg votate alla pace e serenità, vivono a contatto con la natura. I loro istinti più carnali sono messi a tacere da una severa legge sul controllo delle nascite, imposta dalla regina Dukra. Mentre le Cobias, schiave dei loro impulsi sessuali, si riproducono senza nessun controllo, danneggiando l’ambiente che le circonda. Qui, la regina Marax governa su torri di cemento, traffico impazzito e una frenesia generale.
Tra scenografie che ricordano i video games, corsa soggettiva alla Tomb Raider e combattimenti alla Mortal Kombat anni ‘90, e momenti che riportano alla memoria “Quinto Elemento” di Luc Besson, vengono messi in scena temi antichi, ma mai desueti.
Equilibrio del mondo, scontro generazionale e manipolazione del popolo, di questo parla “Ungra”.
Dopo secoli dalla scomparsa dell’uomo, la facciata di un mondo equilibrato popolato da donne geneticamente autonome e monosessuate viene meno. Le due fazioni sono pronte a farsi guerra per avere il pieno potere sull’intero pianeta, mentre all’interno delle stesse tribù prendono piede incomprensioni e screzi tra le regine regnanti e quelle future. Mentre le 13 donne del Gran Consesso tirano i fili, da dietro le quinte, per far agire a loro piacimento le sovrane.
“Ungra” affascina, senza dubbio. Venire accolti nel foyer del teatro dalla raccomandazione di restituire gli occhialini 3D stranisce, sorprende e carica di aspettative.
Un esperimento tecnologico che si presenta bene sulla carta, ma che non riesce appieno nel suo intento.
In frangenti in cui il 3D viene meno, gli occhialini da strumento di meraviglia si trasformano in meri filtri scuri che smorzano le luci sul palco, relegando le scene alla penombra.
Una storia che poteva dare tanto, ma con una trama che pare non esser stata ben approfondita preferendo investire sulla tecnologia 3D.
Ma dopotutto, Roma non è stata costruita in un giorno.

Ungra
Scritto e diretto da Teodora Nadoleanu
Regia 3D di Katia Lopetti
Con la partecipazione di Gabriella Di Luzio e con Nika Perrone, Ludovica Avetrani, Elisabetta Raoli, Sandra Rossi, Francesca Di Vincenzo, Sara Bocola e Chiara Lombardo

Angela Parolin 10/10/2015

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