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“Ifigenia in Aulide”: “Santa Estasi” di Antonio Latella online su ERTonAIR

Una tavola attorno alla quale siede tutta la famiglia. Incipit tragoedia: è tra claustrofobiche mura domestiche che si svolge l’intera azione di Santa Estasi (2016), ciclo in «otto ritratti» che Antonio Latella dedica agli Atridi e che a partire dal 23 maggio con Ifigenia in Aulide, è disponibile su ERTonAIR.
È tra i calici di vino e le pietanze che germina il seme della colpa, durante quel banchetto – che si rivelerà essere un macabro convivio cannibalico – a cui Atreo (Leonardo Lidi) invita il fratello Tieste (Ludovico Fededegni) «per ricomporre le membra della famiglia lacerata». Non una goccia di sangue sporca la scena, ma la voce dei figli inconsciamente divorati da Tieste si incarna ora in quei corpi che rantolano sulla mensa. Il gemito che sembra provenire dal ventre che il padre si vorrebbe strappare, parla con tinte fosche e senecane, racconta l’indicibile orrore compiuto da Atreo, «di carni fatte a pezzi, di interiora e giunture spaccate». L’arcaica concezione di giustizia retributiva presieduta dalle Erinni suona sulle labbra di Tieste come una maledizione, e si condensa in una disturbante immagine corporea: «ad ogni pasto segue una defecazione». E di materia organica sembra fatto l’intero lavoro di Latella, di liquidi e scarti che sono il necessario contraltare tragico di quelle gesta eroiche narrate dall’epica. tieste
La colpa dei padri ricade allora sui figli, e una generazione dopo, un angustiato Agamennone e un Menelao simile ad un «personaggio da commedia», possiedono significativamente lo stesso volto di Atreo e di Tieste. Il disaccordo fraterno viene a riverberarsi nuovamente, questa volta intrecciato ad un conflitto più radicale e profondo che attanaglia il cuore di Agamennone: perché i venti tornino a spirare in Aulide, e l’esercito greco possa salpare per vendicare il torto subito da Menelao, la figlia Ifigenia deve essere immolata ad Artemide. Se Menelao appare offuscato dall’ossessione per Elena, tanto da muovere verso un’estenuante guerra la Grecia intera, Agamennone, diviso tra i doveri che la propria condizione regale gli impone e l’amore per la primogenita, è lacerato dal fatto che «gli venga chiesto di dare lei per tutto, quando darebbe tutto per lei».
Mentre gli eroi, nello sgretolarsi dei loro gloriosi epiteti, affondano nel vino le lacrime che vorrebbero nascondere, giungono sulla scena due donne del popolo rimaste «senza nome» (Mariasilvia Greco e Barbara Mattavelli), destinate all’oblio, perché solo alle figlie dei re viene concesso un appellativo. Due mogli incinta, «riempite della speranza degli uomini» partiti per la guerra, il cui assistere alla vicenda «si fa coro». Al loro osservare è imposto però un tacere, e solo nello sguardo può essere preservata una silenziosa solidarietà tra madri, e il disprezzo per le vili scelte compiute dagli Atridi.
La stessa tavola che ha ospitato i brindisi delle due generazioni di fratelli, si tramuta ora in una lignea superficie che struttura simmetricamente il tormento di Agamennone. Su di essa si erge alta e giudicante Clitemnestra «col cervello da maschio» (Ilaria Matilde Vigna), colei che «partorisce, e non uccide» la prole. Sull’orlo della bestemmia, implora il re di «spezzare la catena» dei delitti di sangue, e di «non essere spietato, se non vuole che anche lei lo sia». Dal basso, quasi dai recessi della mente, fa la sua comparsa la giovane figlia: aggomitolata e avvolta dai lunghi capelli, perturbante in una fisicità acerba che la rende ambiguamente erotica, Ifigenia (Federica Rosellini) emerge tra le sedie violentemente spostate in movimenti tellurici.
tavola ifigenia«Un corpo da vendere», così il coro definisce la fanciulla da sacrificare. E nei sussulti e nello strazio di quelle giovani membra si consuma il disperato tentativo di Ifigenia di rimanere aggrappata alla vita, ricercando «le ginocchia del padre»: non più un candido ed infantile rifugio, ma morbosa sineddoche che rinvia ad un esplicito amplesso incestuoso. I versi inarticolati del piccolo Oreste (Christian La Rosa) «che non vuole crescere» si uniscono al pianto della sorella, che le deforma i lineamenti del viso allo stridere delle corde del violino in una scena di elevatissima intensità emotiva.
Ifigenia si prepara a «divenire nulla», allontanando tutti e predisponendo da sé il proprio sacrificio, su quella sciagurata mensa che viene a connotarsi adesso come altare votivo. Sconvolta da movimenti scomposti, in cui la danza dionisiaca sembra sovrapporsi alla ritualità del tarantismo e ad una gestualità propria del femminismo storico, la ragazza sembra urlare la propria autodeterminazione sul labile confine della morte. Tra la saliva che le impasta la bocca e frammenti di frasi sconnesse, la giovane non possiede ancora la parola per invocare un ordine differente da quello che la costringe ad immolarsi, ma un’abissale assunzione di responsabilità le permette di incrinare una maschile logica del potere che si legittima con il soggiacere alla necessità.
E mentre Ifigenia, poeticamente, sembra trasfigurarsi in un cervo, il resto della famiglia osserva il prodigioso spettacolo dalla platea, accanto al pubblico, per scoppiare infine in una fragorosa e destabilizzante risata. Insieme al loro ridere, gli specchi sul palcoscenico riflettono anche il nostro partecipare: gli Atridi rappresentano noi, e noi ci ritroviamo in scena con gli Atridi.
Lo spettacolo di Latella ci invita allora a riconoscerci in questi ritratti di famiglia, a prendere parte a quella tavola imbandita, attorno alla quale il teatro si fa rito comunitario e collettivo.

Santa Estasi. Atridi: otto ritratti di famiglia è nato nel 2016 dal Corso di Alta Formazione che Antonio Latella ha condotto per Emilia Romagna Teatro Fondazione dirigendo sedici attori e sette drammaturghi, ed è divenuto un vero e proprio caso teatrale. Dal 23 maggio, ogni giorno alle ore 18.00 sarà online un nuovo capitolo fino a domenica 31 maggio, data in cui sarà possibile assistere agli otto spettacoli in forma di maratona dalle ore 15.00. I video, a cura di Lucio Fiorentino, rimarranno disponibili nella pagina ERTonAIR fino al 30 giugno.

Chiara Molinari 25/05/2020

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