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“I Ran and Got Tired”: al DOIT Festival è di scena una surreale e potente drammaturgia del corpo

Nessuno si è mai sognato di morire di vecchiaia a 37 anni. Daniil Charms è lo pseudonimo dietro cui si nasconde Daniil Ivanovič Juvačëv. Nato a San Pietroburgo nel 1905, morto a Leningrado nel 1942. Nella sua vita è stato scrittore, poeta, drammaturgo, autore surrealista. L’imprevisto nella vita di Daniil Charms si chiama stalinismo, il primo arresto nel 1931, il secondo, definitivo, dieci anni più tardi. LaIranandgottired1 tardiva ( e postuma) riabilitazione nel 1956. Nel corso della sua vita, solo un pugno di racconti per bambini riuscì a venire pubblicato. E forse è proprio una determinata e feroce volontà di riscatto quella che muove I Ran and Got Tired, in scena al DOIT Festival 2018, nelle serate del 26 e 27 marzo all' Ar.Ma Teatro di Roma. Ispirato all’opera di Charms, una performance multilingue fisica e vibrante situata al punto d’incontro fra suono parola e movimento. Una realizzazione I Patom Theatre, sigla con cui si identifica l’attività di due bravissime attrici, Vita Malahova e Aude Lorrilard. Che partono dalla rielaborazione di alcuni motivi centrali nel percorso artistico dell’autore russo, per raccontare la lotta furiosa e necessaria di un temperamento creativo fedele alle proprie convinzioni. Poesia surreale, poesia malata, poesia fisica; drammaturgia del corpo è la parola d’ordine di questa messa in scena. L’etichetta di genere passa sotto il nome di teatro fisico, e ci sarebbero tutte le ragioni del mondo per concordare con questo posizionamento, se non fosse che le etichette valgono come insopportabili atrocità utili solo a una mera volontà di razionalizzazione, anche un pò conformista, e sarebbe bene dimenticarle cinque secondi dopo essersi serviti di loro. Quindi, scordiamoci l’etichetta, ma teniamo bene in mente che il corpo umano, dinamico immobile quieto e deformato, gioca un ruolo essenziale in I Ran and Got Tired. In scena il Poeta e la Donna. La relazione tra i due rimane opaca, specialmente il ruolo di lei, musa, ombra, amore, cos’altro? Corpi e anime che si studiano, si avvicinano, combattono e si toccano. E nel fare tutto questo si producono in un tentativo d’esplorazione dell’esistenza umana. Una messa a nudo ridotta all’essenzialità dei suoi gesti più intimi, al suo sapore, evidentemente assurdo. Il movimento è ferocemente coreografato, la parola è talvolta recitata, ora cantata, altre volte si materializza per effetto di incursioni, diciamo così, “ radiofoniche”. Lo spettacolo è multilingue, e il problema è che, di queste molte lingue, solo una è l’italiano. Una limpida leggibilità è di casa altrove, il tono surreale chiaramente non favorisce alcuna facile interpretazione, ma sarebbe stupido oltre misura chiedere a questa luna risposte esaurienti. I Ran and Got Tired non è un paese per comode e rassicuranti scorciatoie. La performance è fisica, e di questo tenore deve essere la sua ricezione. Al di là delle asprezze della messa in scena, l’emozione non è mai cerebrale, e questo deve valere. E l’emozione, il sentimento di quest’opera, riposa nell’insopprimibile desiderio di libertà del suo genio ispiratore, Daniil Charms.

Francesco Costantini 27/03/2018

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                           

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