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Hypnagogia : un viaggio ipnotico all’interno del subconscio, tra sogno e realtà

Una camera da letto abitata da presenze mostruose, spettrali, ombre, proiezioni mentali di un uomo affetto da hypnagogia, o paralisi del sonno, un disturbo nel quale i sogni e la realtà si confondono creando delle terrificanti percezioni: questo è il leitmotiv sul quale si costruisce e si sviluppa “Hypnagogia”,il saggio di diploma dell’allievo regista dell’Accademia Silvio D’Amico, Giovanni Firpo, in scena al teatro Eleonora Duse fino al 20 dicembre.
Due donne su altissime décolleté rosse, una cameriera e un essere terrificante (un uomo con il volto da coniglio) fluttuano nella stanza al ritmo del fastidioso frastuono che ronza nelle orecchie dell’uomo, assediato da queste inquietanti presenze, paralizzato nel tempo e nello spazio in una camera pronta a diventare l’anticamera della sua mente. È come se il suo subconscio prendesse corpo sulla scena e i suoi incubi, le sue ossessioni, le ambigue personalità che abitano la sua testa si materializzassero nella stanza, provando a sedurlo, ucciderlo, annientarlo.
L’uomo incapace di reagire, pietrificato, prova a scacciarli fuori, ad allontanarli, ma essi sono pronti a rientrare dalla porta, a mostrarsi come ombre alla finestra; è impossibile liberarsene.
Sono visioni tentacolari che stringono nella morsa e non lasciano andare la preda, la massacrano, la tormentano, la lasciano stremata e senza forze.
Il protagonista tenta di difendersi, spara, cerca di ucciderle invano.
Ecco che l’essere mostruoso, forse suo alter ego, ritorna, lo assale, sempre più inquietante, più terrificante, accompagnato da un frastuono che gela il sangue nelle vene.
Tra ossessioni, allucinazioni materializzate,spari, presenze che appaiono, scompaiono, ricompaiono, addirittura nascono, l’uomo non può che soccombere ai mostri che occupano la sua testa, assediato da frammenti di un passato che non può dimenticare ed elaborare, facendosi esso stesso mostro tra i mostri.
Giovanni Firpo costruisce uno spettacolo che parla per suoni, luci e movimenti, senza alcuna parola, facendo solamente urlare la forza prorompente degli incubi che animano il subconscio. È una drammaturgia dei gesti e dei suoni che con forti simbologie raccontano il viaggio all’interno della mente di un uomo in perenne oscillazione tra la veglia e il sonno, tra il sogno è la realtà . “Hypnagogia” e’ un delirio affascinante, che trascina grazie anche alla fascinazione dei suoni, frutto della ricerca con il compositore Francesco Leineri, e della recitazione intensa degli attori, i quali delineano e incarnano una materia nera che il cervello non può e non sa rielaborare.

Davide Antonio Bellalba  17/12/2015

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