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Una "Giulietta" legata dentro un circo imploso

TORINO – Avevo avuto la possibilità, una quindicina d'anni fa, di vedere la versione, la prima, sempre a cura del regista Valter Malosti, di questo “Giulietta” (prod. TPE, dal 23 al 28 giugno all'interno della bellissima e interessante stagione estiva del Teatro Carignano “Summer Plays” a cura del Teatro Nazionale di Torino, e dal 13 al 15 luglio al Franco Parenti di Milano), da Federico Fellini (quest'anno cadono i cento anni dalla nascita, giusta ripresa) e rielaborazione di Vitaliano Trevisan. In quelle repliche l'attrice era la sempre brava Michela Cescon. A distanza di anni, di stagioni, di centinaia di spettacoli sedimentati sul fondo delle retine e dei taccuini mi ricordavo ancora, presente, palpabile e pulsante, la sensazione, insieme di apertura e di claustrofobia, che aveva suscitato la struttura contenitiva, dell'attrice e del testo, già di per sé drammaturgia, opera d'arte da abitare (ed a proposito in questo senso mi sono venute alla mente le performance di Antonio Rezza e Flavia Mastrella), forte segno che imbriglia, fisicamente, e al tempo stesso spruzza dosi massicce di finestre aperte su mondi onirici e immaginifici, toccando anime fanciullesche, essenze giocose ma anche inquietudini e quella sana follia connessa all'habitat circense, quel muoversi entro i confini della realtà, della malinconia, della nostalgia, quel terreno sempre un po' opaco dei ricordi sabbiati, sempre un po' annebbiato, ora dalle risa, adesso dalla commozione.04 GIULIETTA _ Roberta Caronia _ ph. Tommaso Le Pera.jpg

Stavolta, immersa in questa struttura-gioiello (le scene sono di Paolo Baroni, il costume di Patrizia Tirino) una Roberta Caronia, vera, presente, in stato di grazia, presa dentro una trance, dolce e violenta, dalla quale si è lasciata trasportare senza eccedere, cullare senza nenie inutili; potremmo dire che si è lasciata docilmente attraversare, dalle parole come dalle presenze, invocate ma anche aleggianti, che l'hanno animata ma anche spolpata, schiacciata in modo croccante ma anche elevata per osmosi tra i mondi. Si è trattato di un fragile e difficile equilibrio tra il terreno e l'invocato, tra il tattile e il trasognato ed era molto facile cadere nell'ambiguità di un cliché, farne e farsi macchietta. La bravura della coppia Caronia-Malosti sta tutta qua: nella semplicità da una parte, nella pulizia essenziale, nella contenutezza stringata, come nell'aver architettato questa costruzione invasiva e fagocitante e nell'aver creato un dialogo continuo tra la parte vitale, quella attoriale, e quella fissa, immobile degli oggetti che nella dialettica scenica esplodevano all'interno del dispositivo in tutta la loro fragranza di morte, in tutto il loro ardore modellato e immobilizzato.

Il 02 GIULIETTA _ Roberta Caronia _ ph. Tommaso Le Pera.jpgpubblico è distanziato ma il pathos del teatro è immutato, sempre fresco appiglio. Sembra un circo imploso, distrutto e scaraventato, oppure uno chapiteau che sta per essere innalzato ma al momento è inabitato, come in una pausa lunga una vita o solo una parentesi di sogno, abbandonato a se stesso, alla sua magia, ai suoi ricordi effimeri e svolazzanti come pulviscolo. Potrebbe essere un circo capovolto, una donna cannone pronta allo sparo, allo scoppio, alla deflagrazione. Una bambolina da carillon, fintamente viva in mezzo a tanti burattini fintamente di legno (Collodi preso a grandi morsi) fissata da catene, lacci e lacciuoli, fisicamente a terra, come trattenuta altrimenti sarebbe potuta volare e librarsi come elio al vento, come mongolfiera scalpitante, come fantasia galoppante, metaforicamente donna racchiusa e cestinata all'interno di un regime maschilista di valori castranti e recintanti. La Caronia è la bambolina di marzapane sopra la torta dei matrimoni, pare un personaggio dell'Alice carrolliana, ma soprattutto ci appare come Winnie del beckettiano “Giorni Felici”, è una Sirena con la pinna innestata nelle rete che la soffoca, è imbevuta come il tuorlo dentro il vulcano di farina, è una pinocchiesca figura annegata come una bustina di tè in una tazza di mare in tempesta in questo brodo primordiale in ebollizione sotto la calotta.03 GIULIETTA _ Roberta Caronia _ ph. Tommaso Le Pera.jpg

Tutt'attorno, in questo ideale cerchio di gesso dove spicca Lei fattasi faro, appaiono (ma l'occhio che è e rimane concentrato sull'attrice monologante, per bravura catalizzante e per cono di luce, non se ne accorge subito: una bella scoperta che scoperchia e dona un senso differente, più profondo, al contesto) marionette che rappresentano i personaggi, i complici direi, di questo racconto che ci porta, come seduta psicoanalitica, dentro le pieghe di Giulietta Masina, dentro il suo mentore e marito ingombrante Fellini, all'interno delle dinamiche che regolavano il loro matrimonio. E con l'andare della narrazione non si sa più se a raccontare sia direttamente Giulietta oppure Federico che racconta Giulietta in prima persona; ci sono degli scarti, ci sono degli sbalzi, come un fantino disarcionato al galoppo. Una Giulietta, legata da corde come Gulliver, che pare infilzata da lance di iuta come San Sebastiano, con la faccia bianca, le guanciotte rosse dipinte, una cuffia senza parrucca come se fosse un modellino che, staccatosi senza permesso dalla fila di Mangiafoco, abbia deciso di fare il suo numero non richiesto, uscendo dal coro, aprendo i cassetti della propria infanzia e adolescenza senza un preciso canone, una linea, un canovaccio.

Giulietta-Caronia è una Cenerentola che soffre ma con il sorriso, schiacciata da una mamma e una sorella più belle di lei, un padre gerarca fascista duro e sbrigativo nei modi, un marito che le fa ombra, le amanti del coniuge che la soffocano. I burattini attorno a lei se ne stanno lì immobili attorno, sembra che la ascoltino attorno ad un falò, forse sono gli unici che l'hanno mai ascoltata veramente. La gonna gigantesca (che diventa anche schermo dove proiettare filmati e fotografie) sale e scende come il soffietto del caminetto, come una manta nell'Oceano, come un respiro profondo d'orco. E' un racconto a strappi, onirico, colorato, 05 GIULIETTA _ Roberta Caronia _ ph. Tommaso Le Pera.jpgdenso di immagini. Il body che la cinge è strettissimo, il corpetto la racchiude e la avvolge, serra la sua femminilità cancellata, ne mortifica il suo lato di donna, la riduce a bambolotto con la sua ora d'aria per frugare nel passato. Non nomina mai il suo celebre compagno, neanche per nome, è soltanto “mio marito”. E' un dramma travestito da festa, è una tragedia con una spruzzata di vaniglia a far credere che sia stato dolce naufragare nel mare della vita come una trapezista sul bordo esitante, come un giocoliere tentennante e tremolante.

La Caronia, grande interprete d'impatto e presenza totale sul palco, attira, attrae e calamita tutti gli sguardi come in un flusso tra scena e platea, è decisa come una ferita, lancinante come un taglio e, nelle mani esperte di Malosti, è illuminata dallo “spirito” del Teatro ed esplode in tutta la sua vivacità, sfaccettata e virale, d'attrice. Più che “Giulietta degli spiriti” lo potremmo chiamare “Lo spirito di Giulietta”.

Visto al Teatro Carignano di Torino il 23 giugno 2020

Tommaso Chimenti 25/06/2020

Foto: Tommaso Le Pera

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