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Cauteruccio analizza la stupidità umana: siamo senza scampo

FIRENZE – Alcuni anni fa ebbi l'occasione, e la fortuna, di poter assistere ad un piccolo, ma illuminante, spettacolo di Anna Meacci, “Stupidi & Banditi”, che già faceva riferimento, come questo esperimento di Giancarlo Cauteruccio in versione lirico, “Le leggi fondamentali della stupidità umana” (all'interno del Maggio Fiorentino) al libello del Professore della Normale Carlo Maria Cipolla. Già perché la stupidità umana è una delle poche costanti che si muovono sottotraccia in tutta la storia dell'umanità e poco o niente hanno a che fare con habitat, con l'adattarsi, con la forza bruta, con l'astuzia, con il darwinismo. La stupidità cresce e prolifera e in questi tempi dove tutto può essere mistificato (i terrapiattisti ne sono un esempio) con un semplice video su youtube, che raccoglie like a valanga o diventa “virale” (com'era bello quando virali erano soltanto le malattie), accreditandosi la certezza e la medaglia di verità solo per il fatto che in molti ci credono. Un ritorno al Medioevo. “Solo due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana, riguardo l'universo ho ancora dei dubbi” (Albert Einstein)00052E6C-un-momento-delle-leggi-fondamentali-della-stupidita-umana-al-maggio-musicale-fiorentino-foto-michele-monasta.jpg

Le cinque leggi fondamentali stilate da Cipolla, tratte dal suo “Allegro ma non troppo” fanno ridere se non ci fosse da piangere ma solo esplicative e ognuno le può applicare a conoscenti o vicini occasionali nei vari contesti sociali; sta di fatto che le categorie in questione siano quattro: Intelligenti, Stupidi, Sprovveduti e Banditi. Nessuno scappa a queste definizioni. Il male è che ognuno di noi si metterebbe in quella degli Intelligenti. Purtroppo non è così. Gli stupidi sono tanti e purtroppo sono anche molto pericolosi. Lo stupido nei cartoon è per eccellenza Homer Simpson, quello da sitcom potrebbe essere Mr Bean o ancora L'Ispettore Clouseau. Talmente stupidi che ti portano al loro infimo livello, vincendo perché conoscono la guerriglia nel fango e l'illogicità del loro confabulare, talmente stupidi che si danno sempre ragione, talmente stupidi perché ci lasciano senza armi per contrastarli, talmente stupidi che ci innervosiscono facendoci prudere le mani. E' vero che le mele marce rovinano tutto il cesto. “La stupidità deriva dall'aver una risposta per ogni cosa. La saggezza deriva dall'avere, per ogni cosa, una domanda” (Milan Kundera)

E Vittorio_Montalti_2500x1000.jpgnella versione con la regia cauterucciana (libretto di Giuliano Compagno e musiche di Vittorio Montalti) imponente è la struttura a due piani (scene di Daniele Spisa) che imperiosa si staglia alle spalle dei quattro protagonisti. Quasi a ricordare un'Ilva abbandonata, una fabbrica andata in declino (la nostra società affossata dall'abnorme quantità di stupidi in circolazione che l'hanno fatta implodere con i loro atteggiamenti biechi che non tengono conto del futuro e delle conseguenze dei loro comportamenti), di impalcature da cantiere contornate e addobbate da proiezioni pixelate (la cifra di GC) con una sonorità ad accompagnare disarmonica e conflittuale, postindustriale, dinamica di sferragliamenti e lamiere. La voce, sempre padronale, di Cauteruccio (supportato come sempre dall'assistenza in regia di Massimo Bevilacqua) ripercorre le cinque leggi facendoci sentire tutti un po' stupidi: “Tutti noi crediamo di essere più intelligenti di quanto non siamo”, fino a prova contraria, infatti. E ancora, l'errore madornale commesso dall'oggi è stato quello di aver “confuso lo stupido con l'ignorante” in un mondo che propone diplomi, master, lauree, riconoscimenti, curriculum, premi come certificatori sociali di intelligenza inconfutabile data dal pezzo di carta prestampato. “Il problema dell'umanità è che gli stupidi sono sempre sicurissimi, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi” (Bertrand Russell)Stupidità-umana-MicheleMonasta_R3_9514.jpg

Le comparse, che si muovono come stormi di storni in volo seguendo chi grida più forte o il colore più accecante, hanno facce da alieni con una ics in faccia sintomo di nessuna personalità autonoma, confondibili nella massa, carta da parati che singolarmente non avrebbero peso ma che in senso plurale fanno paura perché spostano mercati, denari, idee. Il nostro mondo, governato dai social e dalla popolarità virtuale ad essi connessa, dà ragione alla maggioranza: se in molti lo dicono, lo vedono, lo fanno, lo sostengono, allora significa, senza nessuna verifica e controllo della sua effettiva bontà, che la cosa, il progetto, sia giusto. Una struttura sul fondale che paradossalmente, simbolicamente e etimologicamente, potrebbe essere stata costruita con tubi Innocenti con quest'ultima parola che fa riferimento al naif e all'ingenuità. Nei quattro protagonisti abbiamo rinvenuto due must cauterucciani che arrivano direttamente dal suo amore per le_leggi_fondamentali_della_stupidità_umana_3_2500x1000.jpgSamuel Beckett: un personaggio cieco in carrozzina, ecco che appare Hamm di “Finale di Partita”, mentre un'altra se ne sta barricata dentro tanti pezzi di legno, quasi nave distrutta in un naufragio, con una pistola in mano tanto da farci apparire immediatamente la Winnie di “Giorni Felici”. L'impatto è dadaista, psichedelico, “berlinese”, post apocalittico di colori carichi e saturi, fosforescenti ed elettrificati: una fabbrica (quasi da “Tempi Moderni” chapliniani) senza più operai, un'industria dissolta, disintegrata, disciolta, esplosa che mostra la sua ossatura e il suo scheletro senza che più nessuno la metta in funzione. “Gli stupidi sono pericolosi” ma ormai “il danno è fatto”. Messaggio applicabile anche all'ambiente e all'ecologia. “Il dubbio è scomodo ma solo gli stupidi ne hanno” (Voltaire).

Tommaso Chimenti 01/06/2019

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