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"Genitori in affitto": al Teatro de' Servi tornano I Pezzi di Nerd tra brio e riflessione

E’ un affare di famiglia quello in cui “I pezzi di Nerd” ci conducono con ironia e tanto spirito all'interno del loro "Genitori in affitto".
Reduci dal successo di “Ho adottato mio fratello”, il quartetto comico formato da Jey Libertino, Michele Iovane, Mirko Cannella e Nicolò Innocenzi, affiancati anche dal talento di Lorenza Giacometti, ritorna a calcare la scena con questa vivace commedia in due tempi, per la regia di Fabrizio Nardi (al Teatro de’ Servi fino al 17 febbraio).
Non inganni la dicitura di “commedia”: infatti, il testo, ideato da Fabrizio Nardi, Nico di Renzo (in arte Pablo & Pedro), gli stessi Pezzi di Nerd e Nazzareno Mattei, pur avendo come fil rouge comicità a go go, induce a riflettere sull’importanza della famiglia e l’amore verso i nostri cari, spesso dato per scontato, quindi trascurato e, a volte, percepito persino come fastidioso.
Tre fratelli, Agostino (Jey Libertino), Flavio (Mirko Cannella) e Giancarlo (Nicolò Innocenzi) sono ormai abituati a una vita di libertà e indipendenza e da quando i loro genitori si sono separati, vivono nella casa che era stata la stessa del loro nucleo familiare, ma proprio quando la situazione sembra essersi stabilizzata, giunge ai ragazzi la notizia che i loro genitori hanno deciso di risposarsi.
Il progetto di una casa tutta per sé sembra andare in fumo, ma con l’aiuto del loro amico Giovanni (Michele Iovane), orgoglioso e simpatico “pittore” e Rosy, la dolce e carismatica ragazza delle pulizie (Lorenza Giacometti), i tre escogiteranno un piano per impedire il matrimonio.
Se nel primo tempo la pièce si esprime in tutta la sua vis comica, tra battute e prese in giro di luoghi comuni, personaggi e situazioni che caratterizzano la nostra attualità, il secondo tempo unisce la riflessione all’umorismo: che cos’è la famiglia?
Pezzi di nerd 2Per tutti un punto di riferimento, certamente, ma a volte anche luogo di disagio, sofferenza nascosta, a causa di atteggiamenti e situazioni che non sempre si riescono a comprendere e, alla quale, per questo, si preferisce trovare una via di fuga.
I tre fratelli sono divisi tra la nostalgia del calore del loro nido e la tristezza, il risentimento per la separazione dei genitori, che seppur ha dato loro l’agognata indipendenza, d’altro canto ha segnato un momento di brusco distacco da un mondo di certezze e serenità.
E’ la situazione in cui si ritrovano molti giovani che sono lontani da casa, per motivi di lavoro o studio, per i quali, come canta Alex Polidori nell’originale canzone dello spettacolo, “il mio mantra è libertà”, ma “se non ci fossi tu, mamma, io mi perderei; se non ci fossi tu, papà, da chi imparerei”: sì, diventare adulti, crescere è una conquista, bisogna lasciarsi andare prima o poi, ma, mai dimenticare quelle persone, quei legami che ci hanno reso ciò che siamo e che, anche nei momenti che possono sembrare incomprensibili e sofferti, cercano di proteggerci e tutelarci.
L’intesa tra gli attori è viva e unica, si percepisce l’affetto e il clima realmente familiare che lega i protagonisti e che riescono a trasmettere anche al pubblico, che segue con allegria le vicende in scena, lasciandosi andare a sonore risate e applausi di sincero apprezzamento.
Del resto, il clima familiare è quello che si respira già solo varcando la porta del teatro, in un ambiente cordiale, dove tra la partita al biliardino e un aperitivo al bar del foyer, gruppi di amici e famiglie si danno appuntamento per trascorrere una serata in compagnia.
Tolstoj nel suo celebre romanzo, Anna Karenina, scriveva che “tutte le famiglie felici si somigliano e ogni famiglia infelice, è infelice a suo modo”; questa commedia, invece, con la sua verve e buoni sentimenti, anche se solo per due ore, ci mostra e ricorda che seppur la famiglia non è sempre quella che si vorrebbe, nessuno può mai togliere il posto di ciascun membro dal cuore dell’altro e che famiglia può essere anche amici complici e sinceri con cui condividere la propria vita.

Noemi Riccitelli 02/02/2019

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