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Una storia di (non) scelte: "La fuga di Alatiel" al Milano Off Fringe Festival

Qual è uno dei rischi più grandi della vita? Subire ciò che ha subito Alatiel: avere qualcuno – in questo caso il padre – che sceglie al posto tuo e che ti impone una vita che non è quella che vuoi. È questo il nodo centrale de La fuga di Alatiel, monologo di Paola Pozzuolo in scena alla Fabbrica del Vapore di Milano in occasione della terza edizione del Milano Off Fringe Festival. La storia della nostra protagonista ricorda a tratti quella della Monaca di Monza nei Promessi Sposi di Manzoni. Infatti, come Marianna de Leyva, anche Alatiel – per sua sfortuna – risponde ai canoni del Seicento per i quali si trova costretta ad intraprendere una vita da novizia in un convento di monache di clausura: è secondogenita di una famiglia nobile per di più devota a Santa Chiara. Alatiel progetta più di una volta di scappare dalla sua “santa prigione” fino a quando un giorno riesce nel suo tentativo. Il profumo di libertà iniziale diventa ben presto un susseguirsi di pericoli e ostacoli da superare percui la donna può mettere in campo solo la sua astuzia e il suo ingegno. Un viaggio in solitaria che ha apparentemente come obiettivo finale il raggiungimento di Genova e il coronamento di un sogno ma che è più nel concreto una vera e propria fuga dal tipo di persona che Alatiel è stata fino a questo momento. La voglia di ribellarsi a un destino impostatole è talmente grande che la donna non guarda più in faccia a nessuno. Impossibile non stare dalla sua parte, difficile condividere i suo metodi perché avere delle buoni ragioni non sempre giustifica come l’obiettivo viene raggiunto. Da eroina con cui il pubblica empatizza, Alatiel cresce in questo viaggio e diventa una donna da “mors tua, vita mea”. Non si preoccupa di ciò che lascia alle spalle perché per troppo tempo ha “lasciato indietro” se stessa. Ora della fine, i momenti di difficoltà – anzi di rischio morte – insegnano ad Alatiel a apprezzare (almeno in parte) tutto quello che c’era prima dell’inizio di questa avventura. Un ritorno fisico al punto di partenza che solo apparentemente risulta uguale all’inizio. Un finale che, solo se osservato superficialmente, potrebbe lasciarci l’amaro in bocca. La sensazione di un fallimento che però lascia ancora spazio a una Alatiel che non demorde e non si dà per vinta. Lo spirito ribelle e la convinzione che quella da monaca non sia vita per lei prevalgono sulla rassegnazione. Scappare rimane dunque una necessità. La fuga di Alatiel, tuttavia, non è solo una trama curiosa ma è il risultato di un testo leggero seppur ironico e intenso unito all’interpretazione grintosa di Valentina Tropiano e alle musiche dal vivo di Nicola Caruso che fanno di questo monologo uno spettacolo tutto da gustare.

Chiara Rapelli 19/09/19

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