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“For Once”: quando gli equilibri nascondono fragilità

È meglio mentire per avere ciò che si desidera o per far avere agli altri ciò che vogliono?
Questa riflessione accompagna silenziosamente e sottende il senso più profondo di “For Once”, pièce del drammaturgo inglese Tim Prince, con la regia di Marco M. Casazza.
In scena un nucleo familiare, un piccolo paese di provincia, una vita all’apparenza tranquilla, un equilibrio di facciata e un dramma che forse ha fatto scattare qualcosa dentro le loro anime.
April, Gordon e il loro figlio adolescente Sid, si presentano al pubblico, ognuno in prima persona, svelando pian piano se stessi, la loro storia e le dinamiche che li hanno portati ad essere ciò che sono.
“For Once” è un puzzle emotivo, in cui le tessere umane e interiori vanno a incastrarsi perfettamente man mano che lo spettacolo procede, tra flashback, flasforword, salti temporali, che si riuniscono nel finale e si ricollegano all’incipit. Una struttura circolare in cui i meccanismi funzionano alla perfezione tramite la regia sapiente di Casazza, il quale sfrutta un testo dalla struttura complessa, impostando una scena che va a chiarirsi, svelarsi e costruirsi con lo scorrere delle azioni, dei gesti e le interazioni dei personaggi. Interessanti i diversi spunti registici, le azioni “spostate”, i monologhi carichi di intensità emotiva, rivelatori di psicologie e dinamiche. Quattrini CasazzaFOR ONCE 3 ridotta
Si crea un ritmo scoppiettante, intrigante, che costringe ad avere sempre alta la soglia dell’attenzione. Madre, padre e figlio si raccontano agli spettatori, alternarono la prima e la terza persona, mettendo in luce una drammaturgia che attraverso la tipica ironia inglese, colora anche le confessioni più drammatiche e, diventando emblema di un microcosmo, rivela la difficoltà dei rapporti umani, del non detto che si cela dietro gesti di affetto e dedizione, e dietro quegli sforzi che si compiono per raggiungere un’ apparente perfezione, reprimendo e soffocando la propria vera indole e natura. Facciate e maschere che per un evento accidentale si rompono, si frantumano, lasciando emergere almeno per una volta chi si è veramente.
A sconvolgere la quiete delle loro esistenze è un terribile incidente d’auto nel quale Sid ha perso un occhio e tre suoi amici. Questo provoca uno svelarsi e rivelarsi, uno scontrarsi, allontanarsi per poi ritrovarsi, insieme, più uniti e forti, più veri, proprio come suggerisce la canzone dei Coldplay, “Fix you” che suggella la scena finale : "Le luci ti guideranno verso casa…E io proverò ad aggiustarti”.
Selvaggia Quattrini è intensa e umanamente vera, nel ruolo di April, donna, moglie e madre premurosa e attenta, che tuttavia reprime fragilità, odi e rancori, il giovane Michele Dirodi ( piacevolissima scoperta) è Sid, ragazzo diviso tra i doveri di figlio, i drammi della vita e i bisogni di un adolescente, mentre lo stesso Marco M. Casazza è un marito e padre che, pur di fare felice i suoi cari, ha sempre nascosto le sue reali esigenze. Sono una famiglia, ma ciascuno occupa un proprio posto sulla scena, la propria dimensione: chi la cameretta, chi il salotto, chi lo studio, come se fossero universi distinti e paralleli di un’unica casa, divisa, che tornerà unita solo dopo che avranno avuto il coraggio di ammettere prima di tuto a se stessi  i propri stati d'animo.
“For Once” è uno spettacolo, dunque, che riflette sui sacrifici che spesso ognuno compie per far felice gli altri, le persone alle quali si vuole bene, talvolta mettendo da parte se stessi, perchè alla fine, forse, la felicità ha a che fare con chi si ama.

Maresa Palmacci 04-12-2019

 

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