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"Follia": Alessia Navarro porta sulla scena tre vite di donna. Fino al 6 maggio al Teatro Quirino

Tre volti di donna raccontano una storia a un tempo universale e particolare. Un testo declinato al femminile, un’ esplorazione intima fatta di gesti, parole, pulsioni e rimpianti. Il senso di Follia, in scena al Teatro Quirino di Roma fino al 6 maggio, sta tutto qui. Diretto da Matteo Tarasco e scritto da Fabio Appetito, con Alessia Navarro a tenere la scena dall’inizio alla fine, una sola protagonista per treAlessiaNavarro1 personaggi. Tre donne che nella loro unicità, nella particolarità delle proprie piccole segrete guerre private, cercano di restituire al pubblico alcune verità a proposito di questo intricato enigma ( dal punto di vista del genere opposto) che è la condizione femminile. Il riferimento temporale del testo è il primo Novecento; vale così per Alma Mahler, musa, compositrice ( tra i suoi molti mariti il musicista austriaco Gustav Mahler), scrittrice, pittrice. Qui combatte per la sua libertà, contro il bisogno possessivo del pittore Oskar Kokoschka di imbrigliarla, nell’arte come nella vita. Vale per Marina Cvetaeva, poetessa russa infestata dal fantasma della figlia morta di fame e che sogna un’ultima parola con il poeta austriaco Rainer Maria Rilke, morto alla vigilia del loro primo appuntamento condannandola al rimpianto di un amore solo epistolare. E vale, ovvio, per Kiki de Montparnasse, la Regina dell’omonimo quartiere, al secolo Alice Prin. Rimpiange i bei tempi andati, quando Parigi era gentile e tutta ai suoi piedi. Ora il tempo è passato, il corpo cede, e Parigi è sorda e ingrata. Resta solo il fantasma di Hemingway a consolarla, grande scrittore e buon amico. Rappresentazione teatrale che sa molto di performance, Follia spinge il suo sguardo nel buco della serratura della vita intima di tre donne fuori dal comune. Tra sogno e alessianavarrorealtà, un grande universo emotivo, scisso in tre parti, viene perlustrato alla ricerca dell’autenticità delle scelte e delle passioni. Alessia Navarro racconta, con le sue parole e i suoi movimenti, la forza di tre vite dedicate all’amore e alla realizzazione di sé, proiettate verso lo scopo con una tenacia tale da rasentare, per l’ appunto, la follia. Lo fa sorretta da una serie di scelte registiche molto forti. Così vuole Matteo Tarasco: la protagonista, al centro della scena. Sopra di lei, uno schermo cinematografico. Sotto di lei, una macchina riprende e sottolinea movimenti e prospettive che potrebbero sfuggire a uno sguardo più distratto, per proiettarli poi sullo schermo. Alla sua sinistra, i musicisti, che si muovono su input di Stefano Mainetti. Alla sua destra i rumoristi. Tutto questo nello spazio limitato del palcoscenico del Teatro Quirino, ma paradossalmente è la stessa sensazione di affollamento prodotta dall’accumulo di elementi a far funzionare il tutto. Alessia Navarro non ha vie di fuga, e la sua interpretazione acquista per questo una forza e un’intimità non indifferente. Questa è l'idea: i "trucchi" esposti allo sguardo del pubblico, il re è nudo, il carattere artificioso della messa in scena raggiunge il parossismo e l’illusione appare più vera. Si ha l’impressione di percepire con più lucidità del solito una verità ovvia, cioè che il teatro si fa sempre in presa diretta, momento dopo momento. Ora, l’effetto può avere talvolta come controindicazione quella di inibire un po’ l’immaginazione del pubblico, a maggior ragione molti effetti. A questo aggiungiamo che, se l’empatia per le protagoniste dei tre racconti è molto alta, l’impressione è quella del già visto e già sentito. Almeno da un punto di vista emozionale. Queste donne sono malinconiche, ma non morbose, poetiche, ma non sentimentali,  libere, ma anche condizionate dal mondo che le circonda. Si può obiettare che in fondo queste verità sono comuni a molte donne, in molte epoche. Vero, forse una maggiore originalità di sfumature non avrebbe stonato. Messa in scena e contenuti non sempre vanno a braccetto, in Follia. Talvolta l’elemento scenico, l’insieme degli artifici e delle soluzioni tecniche esercitano un fascino che distrae un po’ dal dato drammaturgico. Le peculiarità della messa in scena travalica sul piano dell’interesse i contenuti e prende il sopravvento. Un'opera che viaggia a due velocità, un po’ squilibrata, al di là di tutto quello che risulta degno di nota; una parte più spedita e efficiente, l’altra più macchinosa.

Francesco Costantini 04/05/2018

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