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Festival ContaminAzioni. “Drammaturgia in corso” e “Audizione”: la scena infetta

"Non siamo liberi ed il cielo può cadere sulla nostra testa.
Il Teatro è stato creato prima di tutto per insegnarcelo".


Così diceva Artaud: un principio, questo, che ben si accorda con la necessità umana dell’Arte e con l’esigenza che l’Arte non si riduca mai a specchiarsi in se stessa, bensì si lasci “contaminare” dalla terra e dall’esperienza. Un assioma, ancora, in cui si riflette e su cui fa riflettere ContaminAzioni, il festival autogestito dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”: un non luogo – come lo avrebbe definito Carmelo Bene – dove, in mini-spettacoli di 30’ minuti, esperienze e formazione si ibridano e infettano.
Nella Sala Gassman del Teatro dell’Orologio (sì, un luogo c’è), le luci sono rimaste accese sul pubblico per Drammaturgia in corso, esperimento di scrittura in progress degli allievi drammaturghi Orazio Ciancone, Elena D’Angelo, Angelica Farinelli e Gregorio Scorsetti. Sono loro stessi i “contaminati” in scena, diretti da Angelica Farinelli, che, prima ancora che gli spettatori varchino le porte della sala, avvisano il pubblico che, più che uno spettacolo, quello che andrà in scena sarà il non-risultato di un “problema tecnico”, di un esercizio incompiuto, finanche mal riuscito.

Ma lo spettacolo si deve fare e il pubblico dovrà prenderne parte. La scena da ricostruire è quella dell’attesa della sposa per la celebrazione di un matrimonio; gli spettatori vengono distribuiti sui due lati degli spalti, come in chiesa, divisi tra parenti dello sposo e parenti della sposa. Al posto del foglietto liturgico, un breve copione che pian piano viene smembrato e ricostruito da drammaturghi/attori e pubblico/drammaturgo/attore.
Un conflitto tra congiunti si fa movente attraverso cui esplorare le dinamiche che stanno dietro la stesura di una sceneggiatura, nonché i conflitti che possono nascere dal lavoro di concerto tra più menti al lavoro sullo stesso soggetto. Ma è anche il pretesto per sviscerare i moti dell’animo, le turpitudini affettive del pubblico, chiamato a calarsi nei panni del personaggio e farsi esso stesso coscienza del “personaggio in corso”.
Un esperimento interessante – seppur rischioso se lo spettatore acquista consapevolezza dell’esperienza che sta andando a fare solo pochi secondi prima dell’ingresso in sala – che porta sul palcoscenico un meta-oggetto, lo studio e il lavoro di squadra e che coglie pienamente lo spirito di ContaminAzione.
Cambia il registro e, in corsa, è come si spezzasse il fiato quando, ancora in Sala Gassman, va in scena Audizione, scritto da Chiara Arrigoni, per la regia di Francesco Toto, interpretato dalla stessa Arrigoni, accompagnata da Andrea Ferrara e Massimo Leone. In uno scantinato asfittico, una scrivania, poche sedie, tre figure umane immobili e una spessa cappa d’inquietudine.

Audizione sì, ma il teatro qui non c’entra: Sarah (Arrigoni) e Miguel (Ferrara) si trovano di fronte al Signor T. (Leone) per una “parte” pagata lautamente – 100mila euro – per cui è richiesta bella presenza, disponibilità illimitata ed essere sieropositivi. Uno spettacolo sulla disperazione che non lascia spazio alla paura, in cui non vince il più forte ma il più cattivo, forse, o meglio chi ha perso l’umanità nel momento in cui l’umanità l’ha tradito. Il nemico è nell’altro e in se stessi, nelle maschere di silenzio, nell’esperienza altrui.
Il palco, in un moto ascendente che si dipana nelle voci dei personaggi, si trasfigura in un ring dove gli scampoli della memoria sono ganci e le parole destri precisi: provare ad avere una vita normale, dimenticando, è roba da ricchi, per chi la malattia può trasformarla, accantonarla, deviarla, e il dolore del cuore azzittirlo, curarlo, sedarlo col piacere. La soluzione sembra arrivare in un gioco ad informazione completa, nel “dilemma del prigioniero”, in cui le carte sono disposte perfettamente e scoperte in tavola. Ma la malattia è forse essa stessa l’antidoto attraverso cui lenire il dolore, un legame inscindibile tra esperienza ed espiazione. È ContaminAzione.

 

Federica Nastasia
28/09/2016

Foto di Riccardo Freda