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“FA-NGO: Donne Migranti dal Fado al Tango”, il nuovo spettacolo di e con Donatella Alamprese

Al Teatro di Cestello di Firenze è stato presentato, in prima nazionale, FA-NGO: Donne Migranti dal Fado al Tango di e con Donatella Alamprese. Il nuovo spettacolo della cantante lucana, per la regia di Marcello Ancillotti, è stato prima di tutto caratterizzato dalla contaminazione di generi musicali: il tango, immancabile per la Alamprese e il Fado, ovvero quel “mondo” in cui converge la musica popolare tipicamente portoghese che si lega alla città di Lisbona. Una contestualizzazione musicale dovuta, questa, che ci permette di addentrarci in quelli che sono invece i significati più profondi della rappresentazione, tutt'altro che un semplice concerto. Innanzitutto il tema del viaggio, non solo quello fisico da una città all’altra, ma quello evocativo che va dal cuore alla terra, «materia umile da cui nascono e si plasmano cose preziose e la vita stessa». Lo spettatore è così portato a vivere un’esperienza fatta di musica e poesia, con i testi della stessa Alamprese declinati al femminile, attraverso cui si percorre una strada che dai bordelli di Lisbona, arriva fino alle notti di Buenos Aires e al Mediterraneo, terra natia della cantante e “luogo” simbolico che permette di chiudere armonicamente questo cerchio. IMG 3644 Lo spettacolo offre storie, spunti, riflessioni non solo sui generi musicali scelti, ma sulle vicende narrate in quelle canzoni, sempre connotate dai forti sentimenti che hanno provato le protagoniste di ciascuna vicenza e dalle sensazioni, ancora riproducibili, da chi a distanza di tempo e lontano dal luogo d’origine, ne permette la fruizione. Il viaggio è partito da Maria Onofriana da Severa, la prima donna prostituta che ha dato vita al fado e che fu poi assassinata per gelosia. Con l’ausilio del giovane attore Tommaso Virga, la Alamprese è stata avvolta in uno sciallo nero, simbolo non casuale perché, ancora oggi, proprio in onore di questo personaggio, le donne del fado portano su di sé il “manto” che ancora fa pensare a Lei e a quello che ha subito.
Il secondo modulo, invece, si è aperto con “Da a me Riva” di De Andrè, testo scelto per parlare della vicinanza – oltre che della similitudine – tra Lisbona e Genova a cui è seguita una reinterpretazione di “Marinella”, canzone che il celebre cantautore scrisse per mettere in favola la tragedia di una prostituta sedicenne, Maria, uccisa mentre batteva sulle rive di un fiume vicino Asti, dopo essere emigrata dalla Calabria al nord Italia. L’excursus continua in Sicilia, con Rosa Balistreri, richiamando anche Firenze, luogo dove la donna si era spostata prima di andare in Lucania. Qui troviamo la Alamprese cimentarsi anche nel ruolo di attrice, perché si apre un dialogo tra lei e il giovane attore nei panni del poeta tursitano Albino Pierro che parla con la poetessa cinquecentesca Isabella Morra di Favale in Lucania, di cui la cantante ha declamato dei versi. 
Dall’isola di nuovo alla terra ferma con “Lacrime Napoletane”, momento in cui alla voce si è aggiunta l’azione performativa dell’attore che, su un pannello, ha scritto la frase chiave della canzone «sono carne da macello, sono emigrante», momento corredato anche dalla danza di Laura Bernini. Il viaggio continua poi, inevitabilmente, a Buenos Aires con un brano di tango contemporaneo in cui non mancano i messaggi di denuncia legati ai soprusi verso le donne e alla violenza. Questi temi permettono di introdurre bene le tematiche legate alle storie -e quindi alla musica- del tango che come ogni volta, diventano estremamente suggestive per le modalità attraverso cui vengono rappresentate: voce e chitarra. Ad accompagnare la Alamprese in questo viaggio, infatti, l’immancabile chitarra di Marco Giacomini e, per l’occasione, anche la chitarra, la mandola, il cuatro, il tiple e il mandoloncello di Stefano Macrillò. “FA-NGO”, come afferma la Alamprese, «chiude “ciclicamente” con il nome di Maria, non solo la prima donna del fado, ma anche quella Maria legata alla religione, simbolo di forza, rinascita e gioia. In questo contesto non poveta certo mancare la “Maria di Buenos Aires” e la “Maria de Lisbona” attraverso cui la potenza delle donne emerge e crea bellezza e cambiamento. Maria sono io, sei tu, è lei, è lui..siamo tutti noi.»


Laura Sciortino 8/4/2019

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