Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione e rispetta la tua privacy in ottemperanza al Regolamento UE 2016/679 (GDPR)

                                                                                                             

“Eumenidi”: Santa Estasi di Antonio Latella online su Ertonair

Vive di silenzi e di grida la scena delle Eumenidi di Antonio Latella, di voci ora stentoree come proclami, ora sottili come spilli. È una parola di carne e sangue, che sgorga inarrestabile e pulsante direttamente dalla gola, dai polmoni, dalla pancia di questi sedici attori under trenta, tutti in scena nello stesso istante, tutti dentro al più mesto degli incubi.
Oreste, imbevuto sino al collo nella nemesi della sua tragica stirpe, reo di matricidio, condannato a morte dalla sua città natale, lo incontriamo adesso, interpretato da un appassionato Christian La Rosa, in preda ad un sonno convulso, incomodo sul suo divano, dilaniato dalla lunga notte caduta sugli Atridi. E i fantasmi della sua vita, sono tutti lì con lui, nella stessa stanza, languidi e sonnecchianti, chi nella vasca da bagno, chi su una poltrona, chi in sella all’enorme cavallo ingannatore, Clitemnestra “fantasma di sogno” con la gola sgozzata per mano del figlio, e Apollo in giorgiera (Gianpaolo Pasqualino) che annuncia il risveglio delle Erinni, chiamate a riscuotere il debito da Oreste, nato e cresciuto nel solco dell’ignominia.
Le Eumenidi dormono, ma il delitto le sveglia”, diceva Hegel di queste ancestrali creature dedite alla vendetta degli omicidi familiari. Ed è lì, in quello spazio labirintico e affogato da oggetti, da voci, dagli spettri dell’onirico con cui si apriva la tragedia di Eschilo, che va ad affondare la lama della regia di Latella e dell’adattamento in versi di Martina Foleni. Ma le Erinni sono ora l’affiatato duo Isacco Venturini e Alessandro Bay Rossi in completo bianco sportivo, armati di racchetta, umani (troppo umani) giocatori di ping pong, venuti a raccontarci del loro nuovo volto: non più cacciatrici ferine, non più “cagne insaziabili”, ma grotteschi e freddi amministratori di un match di cui Oreste rappresenta la pallina impazzita. Febbrile è la sua corsa, estenuante, nel senso più elementare per un attore; qui la sua fatica si vede tutta. Non c’è sosta, non c’è angolo di quel suo sogno a pupille sprangate che non possa essere raggiunto dalle modulazioni acute e isteriche della voce di Atena (Barbara Mattavelli), la regina della ragione chiamata a predisporre il primo processo democratico della storia per giudicare le colpe che vengono dritte dal nero banchetto di Atreo. Ma il processo è una farsa condotta dagli dèi vestiti a carnevale, un tripudio di lascivia e gigioneria, in cui soltanto Pilade (Andrea Sorrentino) ed Elettra (Marta Cortellazzo Wiel) tentano timidamente di vegliare il sonno tormentato di Oreste.
Da sudore che bagna il volto, da salivazione incontrollata, è la parola di Christian La Rosa che invoca disperato il padre (“dove sei? Rispondimi, fai tacere le Erinni, aiutami!”), biascicata, scomposta, mutila, per colpa della pallina da ping pong che i due arbitri impietosi gli hanno collocato fra i denti, come estremo atto censorio nei confronti di chi vuol dire qualcosa d’importante.eumenidi Christiana La Rosa

Ma poi le luci si accendono, e mentre l’accusa lo vorrebbe condannato a recitare il ruolo ch’è stato scritto per lui dalla tradizione, ecco che Oreste si libera, lasciandosi ad un monologo lirico e toccante, che conduce anche questo episodio verso la rotta intrapresa da Latella nel ciclo Santa Estasi, otto ritratti di famiglia, con Eumenidi giunto al suo sesto episodio.
È il teatro il centro del racconto, è sempre stato il teatro, con la sua inesauribile capacità di attraversare le epoche e di riscrivere le sue storie vecchie di 2000 anni. Raccontare delle storie “serve a stimolare i neurotrasmettitori”, dice Oreste/La Rosa tornato in sé o uscito fuori da sé, sveglio e dormiente (ormai non si sa più), consegnando direttamente al pubblico la sua deposizione e chissà, rimettendo nelle mani della platea il giudizio. “Racconto una storia, quindi sono”, è la nuova locuzione di un’arringa che fila per la prima volta lucida, rapida e chiara, senza interruzioni, con tutti i fantasmi ritrattisi nel silenzio, ad ascoltare e a guardare l’ultimo erede della maledizione degli Atridi, fino ad ora trasognato e in balia degli dei, riconquistarsi il proprio spazio, prendere finalmente “la palla”. Si lancia, ad affermare il potere politico e della fantasia, quasi come se il suo spettacolo cominciasse adesso veramente, solo una volta deposto il suo personaggio tormentato, proprio come si fa con i sogni che si vuole scacciare. Nella tragedia di Eschilo, Atena trasformava le Erinni da forze ancestrali in Eumenidi, le benefiche divinità protettrici della città. Ora quella città è la polis degli spettatori, che con il teatro stringe un patto di reciproca sopravvivenza, e l’atto fondativo della democrazia, l’incontro con “una stanza di persone che immaginano tutte le nello stesso momento”. C’è la parola e poi l’azione, nient’altro. Sul palco, con pochi altri sostegni, fra gli oggetti del domestico, sono il corpo vivo dell’attore, e la sua voce infiammata che materializza, trasforma e riplasma possibilità di immaginazione per il suo pubblico. È questo movimento del testo,– variamente detto e interpretato – a creare, davanti agli occhi di guarda, la piana in Aulide, il palazzo di Argo, la vicenda sanguinosa degli Atridi nelle sue diverse riscritture. “Arriverà il tempo in cui mille racconteranno la tua storia, mille saranno le tue storie, e nessuno saprà qual è quella vera”, dirà Atena al suo protetto liberandolo alla volta della Tauride, poco prima che lui e tutti i ragazzi di Latella finiscano con le braccia verso l'alto, non in segno di resa, ma in un eterna e stretta condivisione. E forse sta in questo il senso dell’estasi (santa si può dirlo forse solo arrivando alla fine) del teatro, che viene agli attori e agli spettatori insieme, in un percorso lungo, totalizzante, accidentato, pieno di fatica, di miserie e il più delle volte doloroso, ma in grado, nella forza che ha di trasmettere storie che si fanno credere vere, di trasformare inesorabilmente chi le partecipa e chi vi assiste.“Pàthei màthos” scriveva Eschilo: attraverso il dolore la conoscenza.

Gabriella Longo 29/05/2020

Santa Estasi. Atridi: otto ritratti di famiglia è nato nel 2016 dal Corso di Alta Formazione che Antonio Latella ha condotto per Emilia Romagna Teatro Fondazione dirigendo sedici attori e sette drammaturghi, ed è divenuto un vero e proprio caso teatrale. Dal 23 maggio, ogni giorno alle ore 18.00 sarà online un nuovo capitolo fino a domenica 31 maggio, data in cui sarà possibile assistere agli otto spettacoli in forma di maratona dalle ore 15.00. I video, a cura di Lucio Fiorentino, rimarranno disponibili nella pagina ERTonAIR fino al 30 giugno.

Libro della settimana

Facebook

Formazione

Colori e sapori

Recensito su Twitter

Digital COM