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Esercizi di stile: visioni a confronto su "Magda e lo spavento"

Un taglio diverso per una visione affine sullo spettacolo “Magda e lo spavento”: lo abbiamo chiesto ai nostri Camilla Giantomasso e Andrea El Sabi.

“Magda e lo spavento”: rivivono al teatro India le ossessioni di Hitler

«Io sono l’incarnazione del diavolo, ma sono anche un essere umano che ride di Topolino esattamente come voi». (A. Hitler)

A fine anni Trenta la popolarità dei film Disney era così alle stelle che non trovò alcuna barriera nell’esportazione europea, neppure in Germania. Infatti, nonostante l’orgoglio della ‘cultura tedesca’ propagandato dai Nazisti, l’industria cinematografica americana veniva preso a modello per quanto riguardava l’organizzazione e la tecnica tant’è che nella cancelleria del Reich non mancavano copie dei noti cartoon, di cui lo stesso Hitler era un grande e segreto ammiratore.
Una passione a lungo tenuta nascosta, che ora però viene descritta e raccontata all’interno della trilogia “Innamorate dello spavento”, nata dalla penna di Massimo Sgorbani allo scopo di mostrare un’immagine inedita del Fuhrer, legata a quelle donne che gli rimasero accanto fino al crollo del Reich. Dopo “Blondi” (2012), il cui protagonista era il suo amatissimo pastore tedesco, ed “Eva” (2013), sua compagna di lunga data e moglie per un giorno, è ora il turno di Magda Goebbels, moglie dello storico ministro della propaganda nazista nonché ardente sostenitrice della sua politica.
“Magda e lo spavento” è un dramma, à metà tra l’incubo e il fiabesco, nel quale viene mostrato il lato nascosto del Cancelliere, quello più intimo e privato. Rinchiuso nel bunker sotterraneo del Palazzo della Cancelleria di Berlino in quelli che furono gli ultimi giorni della sua vita, Hitler si concesse infatti la compagnia della Signora Goebbels disquisendo con lei di “Biancaneve e i sette nani” e di “Topolino”, di cinema e di storia, di vita e di morte. Un lungo dialogo in cui la follia del Fuhrer convisse con il sangue freddo di una donna il cui bacio della buonanotte si rivelò fatale per i sei piccoli figli.
Storia e ironia si sovrappongono dunque in questo originalissimo spettacolo, sullo sfondo di un’atmosfera onirica sempre più incalzante. Convincono ed emozionano pure l’impavida interpretazione di Federica Fracassi e quella schizofrenica di Milutin Dapcevic, capace di restituirci del Fuhrer un ritratto affascinante, seppur spaventoso e sgradevole.

Camilla Giantomasso 22/04/2016

“Magda e lo spavento”: il fascino discreto del Male secondo Massimo Sgorbani

Spesso capita di leggere sui quotidiani notizie di rapimenti o sequestri di persona in cui la vittima, dopo l’iniziale “spavento”, trauma dovuto alla violenza fisica, verbale o psicologica dell’accaduto, sviluppa progressivamente un sentimento positivo nei confronti del proprio aggressore. Questa consapevolezza può in alcuni casi diventare così forte e acuta da spingersi fino all’amore e alla totale sottomissione volontaria, instaurando una sorta di “silenziosa” solidarietà tra l’aguzzino e il malcapitato. Anche Magda Goebbels era affascinata “dall’innominabile e dall’osceno”, dal “Mein Führer” protagonista dello spettacolo “Magda e lo spavento”, in scena al Teatro India di Roma fino al 24 aprile. La pièce teatrale diretta da Renzo Martinelli fa parte di un progetto più ampio attraverso cui l’autore, Massimo Sgorbani, ha provato a immaginare e a catturare le voci di alcune delle donne legate alla vita e alla morte di Adolf Hitler, nonché all’inevitabile caduta del Terzo Reich. “Innamorate dallo spavento” è il titolo di una trilogia che vuol fare luce sull’animo e la coscienza di quelle figure femminili affette da una sorta di masochismo latente che sono poi precipitate nell’oblio assieme al Male.
Tra il 29 aprile e il 1 maggio del 1945 alcuni dei principali rappresentanti del partito nazionalsocialista decidono di togliersi deliberatamente la vita, mentre poche ora prima Adolf Hitler sposa la sua futura moglie. Magda Goebbels, moglie del ministro della propaganda nazista Joseph Goebbels, somministra capsule letali di cianuro ai sei figli addormentati, per poi togliersi la vita assieme al marito.
Il vero protagonista di “Magda e lo spavento” è l’oscurità del Führerbunker, l’ultimo rifugio segreto del dittatore, separato dal resto del mondo da una ventola gigante, le cui enormi pale metalliche concorrono a misurare lo scorrere del tempo. Il ronzio del motore scandisce gli intervalli dei dialoghi dei due protagonisti, un surreale confronto sui massimi sistemi che tocca fiabe, incubi e morte.
Adolf Hitler, interpretato da un ispiratissimo Milutin Dapcevic, sembra non possedere nulla delle caratteristiche “ariane” tanto esaltate dal Führer stesso. I capelli bianchi, il volto cadaverico e la corporatura flaccida sottolineano l’origine “incerta” dell’uomo che esaltava la razza pura. Questi elementi ben si sposano con la schizofrenia e la nevrosi degli ironici e surreali dialoghi tra l’uomo e Magda, che si vociferava essere l’amante segreta di Hitler: il matrimonio con il gerarca Joseph sarebbe stata infatti una mera copertura. Attraverso un velo trasparente che filtra la visione quasi come uno schermo cinematografico, l’infanticida e il genocida dialogano freneticamente. La prima lo fa simulando Ginger Rogers, ovvero ballando il tip-tap, mentre il secondo, con la sua vocina flebile e grottesca che ricorda vagamente il “cattivo” cartoonesco di “Chi ha incastrato Roger Rabbit?”, cita un altro cartone animato, anzi più di uno: Biancaneve e i sette nani e Topolino.
Cos’hanno in comune i due? Walt Disney ovviamente, il quale sorride sornione alla finestra dell’orrifica fortezza sotterranea, suscitando l’ira del “povero” Hitler, il quale non riesce a comprendere per quale motivo il suo più grande “nemico” (ebreo e americano) consideri eroi un ratto e degli esseri deformi. I nani sono sette, come i figli di Magda. Ma il settimo non c’è in quanto soldato prigioniero in Africa.
Federica Fracassi è magistrale nell’incarnazione masochista di un amabile flirt con “l’uomo nero”, riuscendo a conciliare i ritmati passi di danza con una recitazione che non risente minimamente della fatica. È proprio l’esperta danzatrice a far emergere, verso la fine dello spettacolo, la questione cruciale della vicenda, nel momento in cui Hitler chiede alla donna se sia contenta per quel figlio lontano dalla tragedia finale. Magda risponde di no perché soffre della sindrome di Stoccolma, perché il fascino che prova per quell’uomo è superiore a qualsiasi altra cosa, anche all’amore verso il proprio figlio.

Andrea El Sabi 22/04/2016

Per approfondimenti: intervista a Massimo Sgorbani a firma di Marta Gentilucci http://www.recensito.net/index.php?option=com_k2&view=item&id=14741:massimo-sgorbani-il-cortocircuito-tra-hitler-e-walt-disney-di-magda-e-lo-spavento&Itemid=145

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