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"Era meglio se facevo l'attore": a Inventaria torna l'istrionismo di Andrea Onori

L’attore è solo in scena e non soltanto per l’eventuale assenza di altri interpreti. L’attore, in un qualche modo, è sempre solo, lasciato sul palco con i propri dubbi, le proprie frustrazioni e ambizioni. E noi siamo un po’ tutti attori. Questo è il terreno di indagine intorno cui si dipana "Era meglio se facevo l’attore", tornato in scena venerdì 18 maggio al Teatro Studio Uno, all’interno del Festival Inventaria, dopo l’esordio del 18 gennaio. Scritto e interpretato dal trentacinquenne Andrea Onori, il testo è un’ironica riflessione sulla condizione dell’attore e sul rapporto tra vita e teatro a partire dall’Amleto.
Comico e malinconico, Onori attraversa in solitaria una sequela di personaggi alla prese con la messa in scena della propria esistenza, tra poveri diavoli che aspirano a una piccola parte teatrale e personaggi stanchi di interpretare il solito copione, come Amleto che vorrebbe farla finita, per una volta, con padri da vendicare e tragici epiloghi, pur sapendo quanto sia impossibile sfuggirvi. L'attore mescola i registri, i toni, gli stili recitativi, era meglio se facevo lattore 2passando dal monologo serioso - microfono alla mano come una sorta di superstar maledetta - al repertorio più surreale e dissacrante, dalla satira morale alla comicità più grossolana, parodiando addirittura la pratica della rottura della quarta parete. A un certo punto, infatti, gli spettatori vengono invitati sul palco, in attesa dell’arrivo di Amleto, ma la loro presenza risulta inconsistente e la trovata viene così denunciata come fine a sé stessa. La componente meta-teatrale - già centrale in Shakespeare - funge così da perno dell’opera, è essa stessa oggetto di una riflessione che da ironica si fa più cupa, fino al momento in cui Amleto viene posto di fronte al proprio eterno inferno, condannato a ripetere per sempre.
Convincono meno invece i riferimenti sociali e all’attualità, che trapelano soprattutto dalle parole del personaggio dello spagnolo in cerca di lavoro e sembrano acquistare mano a mano una maggiore rilevanza. Il tentativo è quello di trovare un parallelo tra le dinamiche narrative del testo e la vita reale, con le sue macchinazioni di potere, i soprusi, utilizzando poi, a un terzo livello di lettura, la stessa metafora del “grande teatro del mondo” per arricchire la riflessione. Ma i rimandi a industriali schiavisti, inquietanti mafiosi e ingiustizie varie del mondo di oggi - e di ieri - non sono sempre ben amalgamati al testo, già di per sé volutamente rapsodico, e soprattutto all’inizio risultano privi di efficacia e di chiarezza. Se meglio strutturati, avrebbero sicuramente giovato a un’opera che risulta comunque divertente e godibile, trainata dall’istrione Onori e dalle sue fantasie.

Riccardo Bellini 21/05/2018

Lo spettacolo era già stato recensito a gennaio: https://www.recensito.net/teatro/era-meglio-se-facevo-l-attore-andrea-onori-recensione.html

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