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Le sorelle Macaluso di Emma Dante, il dolce funerale dei ricordi

La voce della coscienza sa essere assordante e l’invadenza dei pensieri non chiede permesso, non si stanca mai di rimbombare nella testa. Lo fa persino nei momenti più dolorosi quando il cuore vorrebbe soltanto nascondersi e andare lontano. Le sorelle Macaluso di Emma Dante raccontano la malinconia del ricordo attraverso la frenesia delle parole che trascinate vorticosamente dalle vicende vissute si raggomitolano in un viaggio di rimorsi, sensi colpa e amare consapevolezze. Lo spettacolo è attualmente disponibile sulla piattaforma RaiPlay.

Una danza iniziale si tramuta in presagio di morte, le sorelle sono vestite a lutto e tengono un crocifisso fra le mani in una lunga processione meccanica senza emozioni e la geometria dei movimenti si condensa nella linea retta dell’intera rappresentazione, in cui le protagoniste posizionano riflessioni e turbamenti di una vita. Attraverso fluidi passaggi temporali, presente e passato si alternano fra vestiti luttuosi e colori dimenticati; apparizioni fugaci colmano il senso di una drammaturgia asciutta e profonda che racconta una Sicilia matriarcale camuffata da una risata isterica con ammonimenti di lontana provenienza.

Il buio della scena completamente vuota viene riempito da un gioco di luci che ripercorre le reminiscenze e accompagna i personaggi che riaffiorano dal passato: un padre e una madre che si amano in un sogno di dolcezza, una sorella perduta in circostanze giocose e un figlio morto prematuramente a causa delle noncuranze. Il ricordo non ammette uscite di scena e tutti i personaggi in continuo movimento rimangono sullo sfondo, silenziosi e quasi invisibili agli occhi. Una precisa volontà sottolinea la persistente insistenza del presente che non rinnega mai il passato e il palcoscenico diventa l’esatta rappresentazione della mente umana, dove certezze incompiute e inconscio si incontrano in un abbraccio di tristezza.

Le sorelle Macaluso parlano fra loro, si rincorrono nella staticità dei movimenti attraverso l’uso del dialetto che riempie la scena e crea una perfetta tensione fra la risata e l’amarezza, fra ciò che è stato e ciò che continua a essere. In un gioco di ripetizioni la sorella maggiore prende il posto del padre e le sorelle minori riflettono ancora sulle resistenze della vita che irregolare e sinuosa si manifesta come una danza, molto più intensa e distopica rispetto a quella primaria. La fine e l’inizio del racconto si intrecciano fra sogni, realtà, piani temporali non determinati e parole in movimento, come se questo fosse l’infinito motore delle cose fra contraddizioni del cuore e certezze incolmabili. E allora si spengono le luci e tutto tace nel dolce ricordo dell’essere.

Laura Rondinella 17/04/2020

Ph. Giuseppe Distefano

 

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