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Emma Dante al Teatro Grassi con “Le sorelle Macaluso”, premio Ubu nel 2014 come miglior spettacolo

Se fosse un’opera letteraria, sarebbe una novella del Verga in chiave evidentemente contemporanea. Così si presenta, sul palcoscenico del Teatro Grassi di Milano, dopo lo straordinario successo nella stagione 2013/2014, “Le sorelle Macaluso”, lo spettacolo della regista siciliana Emma Dante. Vincitore del Premio Ubu 2014 come migliore spettacolo, “Le sorelle Macaluso” apre al Grassi una parte del dittico, che comprende “Operetta burlesca”, che rafforza maggiormente il legame di Emma Dante con il Piccolo. Lo sfondo, la Sicilia di una famiglia di diseredati, formata da sette sorelle, Gina, Cetty, Maria, Katia, Lia, Pinuccia e Antonella. Dopo il funerale di una di loro, in una atmosfera a metà tra sogno e realtà, le sorelle iniziano a ricordare, ad accusare, a fantasticare, a piangere e a ridere della storia della loro famiglia. Lo spettacolo si apre con una sorta di omaggio al Teatro dei Pupi, in cui le protagoniste combattono con scudi. I morti stanno in fondo, decisi ad apparire e a scomparire, solerti nel portarsi via la defunta mentre una linea sul pavimento delimita il confine tra il qua e l’al di là, tra l’ora e il mai più, tra ciò che è e ciò che è stato. Lo spettatore è di fronte ad uno spettacolo, salutato dalla critica come un capolavoro, anche se a nostro avviso, non è il migliore della regista palermitana. La Dante mette in scena il mondo di una “sciagurata” famiglia siciliana, attraversata da gioie e dolori, dalla vita e dalla morte. Il testo pare sia stato ispirato alla Dante dal racconto fattole da un amico la cui nonna era in punto di morte, ma delirava e nel delirio credeva di essere trapassata e che i parenti le negassero la verità. Uno spettacolo duro, con certe note vicino al noir. La scena è difatti vuota e buia. Delle ombre occupano questo vuoto finché i corpi mettono effettivamente piede in scena come se ci venissero lanciati contro. E l’oscurità sembra essere “vomitata” dalla sorella maggiore, assumendo un’espressione terrificante che sembra ricordarci L’urlo di Munch. Mentre dal fondo appaiono facce di vivi e di morti, tutti sono a lutto. “Le sorelle Macaluso” appaiono come corvi, con gli abiti a lutto, da una voragine oscura dove non si vede la linea di orizzonte, la divisione tra il mondo dei vivi e quello dei morti, quasi come a voler dire che anche i vivi presto saranno morti, vittime della miseria che ha schiacciato ogni sogno. Un’istantanea socialmente negativa e pessimista della modernità, forse esasperata nei toni ma purtroppo estremamente vicina all’epoca che stiamo vivendo.

Adele Labbate 10/10/2015

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