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Edoardo Leo con "Ti racconto una storia": risate e commozione

MONTALCINO – Ciò che ci distingue dagli animali è la parola, il saper articolare ricordi, bisogni, memoria, esigenze, sentimenti in un codice prefissato e precostituito che è alla base della comunicazione. E' attraverso la parola che il bambino comincia a comprendere il mondo degli adulti, a dare un nome alle cose, era attraverso l'oralità che si tramandavano le storie, era la parola che teneva le persone attorno ad un fuoco nell'epoca pretelevisiva quando gli anziani raccontavano della guerra o di mondi che parevano lontanissimi e mitologici con tutto il loro carico di fascino e di mistero. Tutti sappiamo parlare ma il dono del racconto è qualcosa che non tutti hanno. Ci devi essere nato, lo devi tenere allenato, devi saper ascoltare la realtà, essere un buon osservatore. Ecco che una storia può diventare un Mito, un aneddoto una barzelletta, un fatto reale può essere romanzato (non è importante che sia realmente successo o meno) fino a divenire emblema, simbolo e passare di bocca in bocca come telefono senza fili. Le storie hanno mille origini, vagano, volano, passano le frontiere, travalicano le lingue e le traduzioni, ci dicono chi siamo, stimolano la fantasia, attivano i neuroni, incendiano le sinapsi.

edoardo_leo.jpgEd è questo il grande filo conduttore dello spettacolo “Ti racconto una storia” (nella cornice del Teatro degli Astrusi di Montalcino, nella stagione diretta con grazia, competenza, passione da Manfredi Rutelli) di Edoardo Leo, affabile, istrionico, frizzante attore (e autore e regista) che conosciamo più nella sua versione cinematografica con diversi colpi messi a segno nelle ultime stagioni sul grande schermo, da “Smetto quando voglio” a “Io c'è” fino a “Io e la Giulia” (ma anche il colpo a effetto del DopoFestival di Sanremo 2018). Dietro di lui tre lavagne, in una ricostruzione da set scolastico e forse anche pinocchiesco o harrypotteriano, e molti libri, quella cultura forse non alta ma altamente popolare, quella che ti si appiccica addosso e fa, assieme alla curiosità, la base per essere persone che hanno ancora voglia di stupirsi, di imparare, di guardare con occhi nuovi il domani. Come in una piccola agorà, si trasforma in un professore, di quelli moderni che ci ha ricordato il professor Williams ne “L'attimo fuggente”, di quelli che ti fanno appassionare anche alle materie noiose, dei quali ti innamori per come riescono a passare la poesia, l'enfasi, la bellezza degli argomenti, quelli nei quali vedi accendersi la miccia negli occhi vividi, quelli che s'illuminano, per come riescono a tramandare il grande oceano delle parole scritte. Il suo è un corpo a corpo con la letteratura, con la narrazione, con l'affabulazione; non bisogna aver studiato molto per saper raccontare ma letto tanto (e ascoltato gli altri, il mondo attorno) quello sì, senza dubbio.

Al leo.pngsuo fianco, nel ruolo di chitarrista che interpreta in maniera brillante gli stati d'animo che fuoriescono dalle righe evocate da Leo, ecco Jonis Bascir noto al grande pubblico come uno degli interpreti di, tra le tante cose, “Un medico in famiglia” (ce lo ricordavamo per il video della bella canzone “Festa”, nei panni di un immigrato, scritta da Maurizio Costanzo e cantata da Alex Britti), un passato come modello, un presente come compositore e monologhista (è in tournée con “Beige. L'importanza di essere diverso” lui romano per metà somalo). Ne hanno da raccontare. Staresti ad ascoltarli per ore. Davanti a Leo un leggio che qui non fa divisione né frontiera ma ci connette a quell'idea di ascolto, andando a cogliere, come ape da più fiori, i nettari migliori. Ogni sera lo spettacolo cambia a seconda dell'umore del narratore, a seconda del pubblico che hanno di fronte. Sceglie le storie da un librone dove sono raccolti stralci di giornale, di cronaca, fax tramandati in famiglia, sketch, come brani da Alessandro Baricco come dall'amico cineasta Massimiliano Bruno come dallo scrittore e sceneggiatore Francesco Piccolo.teatro.jpg

E nel suo ondigavare, saltando da una storia all'altra, c'è grande tenerezza e rispetto, molta umanità nel riportare, sempre con il sorriso ma mai con la derisione, c'è il ridere insieme ai nostri vizi e difetti. Siamo tutti possibili casi di plausibili storie che ci vedono come Robin (nessuno vuole esserlo, dice Cesare Cremonini, e ha ragione) e mai come Batman. Apre il grande fascicolo che agli occhi del pubblico diventa il Libro delle Risposte. E aleggia forte il riso come la commozione, la pasta degli uomini, il collante che ci lega, le fondamenta della condivisione. Letture e musica vellutata, parole come carezze e suoni pennellati, tanto basta per toccare il cuore degli esseri viventi. Edoardo Leo è credibile, vicino, terreno, antidivo: una vera sorpresa positiva.

Tommaso Chimenti 02/04/2019

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