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Ecco come i “maniaci d’amore” raccontano “Il nostro amore schifo”

Dal «voglio una favola» di “Pretty Woman” al «sono venuto qui questa stasera perché quando ti rendi conto che vuoi passare il resto della tua vita con una persona, vuoi che il resto della tua vita inizi il prima possibile» di “Harry ti presento Sally”, ecco che tutte queste sdolcinate dichiarazioni d’amore, che troppo spesso abbiamo ascoltato e riascoltato tra uno zapping televisivo e l’altro, trovano posto all’interno dello spettacolo “Il nostro amore schifo” della coppia Francesco D’Amore e Luciana Maniaci. Una pièce frizzante, irridente e burlesca, andata in scena al Teatro dell’Orologio dal 29 al 31 gennaio, che vuole appunto giocare con la potenza di tali dialoghi. Potenti forse perché intramontabili e piacevolmente banali.
In “Il nostro amore schifo” il duo incarna la coppia Alberto e Carlotta che tra una logorrea e l’altra vedrà il rapido evolversi della loro relazione, la quale da semplice infatuazione adolescenziale è riuscita a consolidarsi nel tempo per poi alla fine arrivare al capolinea. Un tramonto preannunciato e designato, tra l’altro, dalla quotidianità e monotonia di una vita in comune. Una relazione come tante, insomma, nella quale i due personaggi, che ricordano tanto i goethiani protagonisti delle “Affinità elettive” quanto quelli del film “Buffalo 66” (1998) per la regia di Vincent Gallo, sono alla prese con il passare dei decenni, ritrovandosi a invecchiare insieme. Una vita di coppia descritta con occhio cinico e spietato in tutte le sue contraddizioni e ingenuità proprio per dimostrare come dietro ogni storia d’amore se ne celi un’altra di non-amore.
Un duo, questo di Luciana Maniaci e Francesco D’Amore, diplomatosi al “Master in tecnica narrativa” della scuola Holden di Torino, che collabora insieme da più di cinque anni ed è considerato a oggi una delle più accreditate realtà emergenti nel panorama della nuova drammaturgia italiana. Infatti questi “Maniaci D’Amore”, sia drammaturghi che attori, hanno sempre scritto ad hoc i loro spettacoli allo scopo di dissacrare, con sarcasmo e ironia, ogni pregiudizio e convenzione della società contemporanea. Ed è sulla scia di tale ideologia innovativa che portano ora in scena fino al sette febbraio la loro “Trilogia del gioco” della quale seguiranno, dal 2 al 4 febbraio, “Biografia della peste” e, dal 5 al 7, “Morsi a vuoto” per la regia di Roberto Tarasco e Filippo Renda. Altri due spettacoli che non lasceranno di certo indifferente lo spettatore facendolo riflettere con umorismo su realtà sociali estremamente attuali.

Camilla Giantomasso 02/02/2016

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