Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione e rispetta la tua privacy in ottemperanza al Regolamento UE 2016/679 (GDPR)

                                                                                                             

“Drumul”: una strada teatrale che conduce all’integrazione

Drumul” è una strada in salita, un percorso biografico, esistenziale e artistico, che ha condotto dalla Romania in Italia l’attore Marius Bizău, il quale porta in scena all'Altrove Teatro Studio se stesso, la sua vita, i suoi affetti, i suoi sacrifici, la sua storia personale e professionale , con uno spettacolo scritto e diretto da Lorenzo Di Matteo.
In TV ha rapito, ucciso, svolto mestieri a basso costo, ha corso con Mennea nei panni del suo avversario russo Valerij Borzov ed è stato il figlio adottivo di Giancarlo Giannini, ma Marius Bizău, tolta la maschera dei suoi personaggi – ovviamente imprigionati nel cliché dello straniero cattivo- è un attore di spessore, un ragazzo nato a in Transilvania e vissuto a Timisoara durante la dittatura di Ceausescu, che ha attraversato diverse difficoltà fino ad arrivare nel nostro Paese, dove ha incontrato il teatro che lo ha in qualche modo salvato.
Da solo sul palcoscenico, in prima persona, racconta e ricostruisce, frammento dopo frammento, il quadro della sua vita, dal lontano 21 agosto 1983, giorno della sua nascita, in una nazione che si stava avviando verso la rivoluzione dell’89 e il terribile periodo della dittatura comunista, caratterizzato da restrizioni, privazioni, chiusure sociali. Ad emergere fin da subito è la figura della madre, una donna tutta di un pezzo, determinata, forte, inarrestabile, capace di affrontare in prima persona Elena Ceausescu, di lasciare un marito violento e alcolista, di partire per costruire un futuro migliore in Italia per se e i suoi figli. Sono anni complessi per il piccolo Silviu Marius, rimasto in Romania con la sorella Monika, sballottato da un parente all’altro, da un conoscente all’altro, mentre la madre a Roma piano piano trova una stabilità e un lavoro presso una famiglia onesta e accogliente, che le consentono nel 1998 di farli venire in Italia. drumul 3
Un trasferimento doloroso in cui Marius si ritrova sradicato dalla sua terra fredda e trapiantato nel paese del sole, del mare, delle migliori prospettive, dove è però costretto a scontrarsi con pregiudizi, chiusure mentali, con l’indifferenza e mancanza di integrazione, finché a dargli una possibilità e a indicargli una via di riscatto è il teatro e l’amore a prima vista per la recitazione. Una passione che lo porterà ad essere il primo straniero ad essere ammesso all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico, a integrarsi completamente nel tessuto sociale italiano e a fondere alla perfezione due diversi mondi, diventando una personalità ibrida che ha in se parte della cultura rumena e di quella italiana.
“Drumul” è dunque una storia di coraggio, dolore, forza e salvezza, in cui l’attore riesce a non cadere mai nella monotonia della narrazione, enfatizzandola, animandola, intensificandola e rendendola talvolta ironica grazie all’utilizzo della sua potente mimica ed espressività, all’efficacia dei suoi sguardi e studiati movimenti, ad alcuni inserti linguistici rumeni, a diverse cadenze e sfumature dialettali, e soprattutto all’utilizzo diegetico della musica.
L’accompagnamento musicale dal vivo di Daniele Ercoli segue, sottolinea ed mette in risalto momenti fondamentali e restituisce la carica di determinati stati d’animo: talvolta la malinconia, altre la paura, altre ancora la gioia.
Si susseguono ricordi intimi, da quelli più belli delle estati in libertà correndo nei prati della Romania, tra il profumo d’erba, i fiumi e i boschi fiabeschi, a quelli più bui in cui ci si sente derisi e umiliati, e si incontrano molteplici persone che lo hanno accompagnato o ostacolato in questo itinerario: parenti, professori, il primo vero amico italiano Nilson .
Uno spettacolo profondo, sincero, autentico, attuale, in cui la storia personale si mescola con la Storia, e in cui si affronta un tema così vivo come quello dell’immigrazione e dell’integrazione, del rifiuto di volersi aprire al diverso da noi, ad altri usi, culture, modi di pensare e parlare. Un esempio di teatro che abbraccia il sociale con una esperienza biografica positiva che diviene emblema concreto di come uno straniero possa con successo integrarsi ed emergere in un contesto estraneo.
Marius Bizău con quel talento e quell’eclettismo che lo contraddistinguono, svela e rivela i suoi più intimi tormenti, le sue sconfitte, i suoi sogni e i suoi successi, dà voce alle sue ingenue idee di bambino, alle sue vivaci ribellioni da adolescente, alla sua coraggiosa determinazione di uomo, lanciando un inno di speranza e ottimismo che tutti dovrebbero ascoltare.
Un monologo autobiografico ben scritto, in cui la sapiente regia sposa l’interpretazione sentita, intessendo un racconto ricco di umanità e sensibilità a cullare un dolore affrontato con umorismo e leggerezza. Si riflette, si sorride, ci si commuove in un vero e proprio climax ascendente di parole e sentimenti, in un viaggio nel tempo che trascina il pubblico consentendogli di vedere da vicino e dall’interno la sofferenza di chi non si sente accettato e compreso. Un invito a aprire le nostre menti e i nostri cuori . A non perdere mai la speranza.

Maresa Palmacci 18-11-2018

Libro della settimana

Facebook

Formazione

Colori e sapori

Recensito su Twitter

#musica @danielecelona in #abissitascabili: un album/fumetto per i supereroi del nuovo millennio Giorgia Groccia https://t.co/FRbaVw7KVO

Digital COM