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"Il Dramma del Primo Appuntamento". Crude realtà celate dall’umorismo

Il “Dramma del Primo Appuntamento” non è solo una commedia, ma un intreccio di storie che culminano in un vero e proprio schiaffo emotivo. Il lavoro, scritto e diretto da Marco Vitiello, è andato in scena al Teatro in Portico - nel caratteristico quartiere romano della Garbatella - dal 2 al 6 maggio, con gli attori della compagnia Arte Povera. 

foto articolo2Il gruppo di artisti, animati da una profonda passione, ha allestito uno spettacolo che strizza l’occhio alla comicità napoletana senza trascurare una riflessione più profonda su stereotipi e luoghi comuni. I cliché sugli italiani e i napoletani affiorano uno alla volta durante un surreale e divertente viaggio in auto da Milano a Napoli. Una macchina di fortuna di quelle che costruiscono i bambini, con le sedie rovesciate per terra, le portiere e il bagagliaio immaginari e il motore difettoso come i cuori dei suoi passeggeri. Vitiello interpreta un simpatico napoletano fuori sede che vuole fare una sorpresa alla sua fidanzata per rimediare a un litigio. Così si rivolge a un servizio di car pooling per raggiungerla nel più breve tempo possibile. 

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Durante le tappe di questo viaggio salgono sull’auto personaggi esilaranti che però nascondono dietro l’umorismo la loro cruda realtà. Il tutto si gioca su battute, ironia e giochi di parole. I passeggeri, sconosciuti tra loro, si raccontano e le loro storie s’intrecciano, si confrontano. Un becchino dal nome ambiguo che si finge un killer, due sorelle zitelle, una ragazza un po’ timida ed emarginata che parla velocemente per affrontare le sue paure più recondite. Ognuno di loro ha un appuntamento da raggiungere: il primo, l’ultimo, l’ennesimo. Conoscere pian piano le vicissitudini delle loro vite tragicomiche provoca le risate più spontanee tra gli spettatori, ma a interrompere il clima di leggerezza sono due momenti che con un violento schiaffo emotivo catapultano lo spettacolo dal comico al tragico, dalla commedia al dramma, dalle risate a una commozione che stringe il cuore. Di colpo si mostra come dietro tanta eccentricità si nascondano vissuti dolorosi che guardano indietro a passati difficili e in particolare a storie di donne colme di tristezza. Un primo monologo introduce di colpo questo cambio di prospettiva attraverso il racconto di un abuso subito da una bambina e interpretato da Roberta Ferrante. Il suo è un ricordo che riaffiora nella mente con tutto il suo orrore ma anche con la dolcezza di un’infanzia che nella sua assurdità resta pur sempre tale.

Dal ricordo-racconto si passa ad una rievocazione realistica, a un flashback che si tocca con mano. L’attrice Silvia Natella interpreta con passione viscerale una donna vittima di un amore violento, il dolore di un aborto rivissuto con parole crude e particolari che straziano l’anima, che colpiscono lo stomaco che fino a poco prima si piegava in due dalle risate. Il suo monologo, lungi dall’essere solamente l’ennesima testimonianza di violenza sulle donne, vuole piuttosto far luce non tanto sulla brutalità del sopruso ma sul tempo successivo ad esso. Pur rivivendo il dramma nel presente si riflette sulle modalità della ripresa, si analizza quel voler restare soli con se stessi a leccarsi le ferite, l’indossare una maschera da comico per affrontare un presente e un futuro ormai irrimediabilmente segnati. Con il finale si torna alle risate, ma il dramma del primo appuntamento è un qualcosa che nella vita si rinnova ogni giorno attraverso il ricordo e che pur facendo ridere non smette mai di fare male. L’unica soluzione per affrontare il domani è velarlo di umorismo.

 

Roberta Leo

06/05/2018

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