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Il Don Chisciotte di Alessio Boni: il coraggio e la follia di inseguire i propri sogni

Le pose plastiche, le corpose scenografie (ormai rare a teatro) e una buona iniezione di ironia. Sono molti gli ingredienti che rendono il Don Chisciotte di Alessio Boni uno spettacolo riuscito, godibile e avventuroso. Proprio il gusto dell’avventura, cuore dell’esperienza del cavaliere errante, guizza per tutti i 120 minuti dello spettacolo che Boni e Serra Yilmaz (nei panni di Sancio Panza) stanno portando nei maggiori teatri italiani da inizio anno. La stagione continuerà con date confermate fino ad aprile e sta riscuotendo un’ottima risposta da parte del pubblico. Alessio Boni è passato, per due serate, anche dal Teatro Petrarca di Arezzo, provincia ormai di adozione per lui, che nelle campagne aretine possiede un tipico casale della Valdichiana.don chisciotte

Lo spettacolo affascina fin dalla prima scena, enigmatica e movimentata. Un falso Don Chisciotte in punto di morte viene smascherato dal vero Don Alonso. Ma siamo in presenza di un flashforword? Siamo nella mente del protagonista annebbiata nella continua lotta con il suo alter ego? Già l’autorevolezza drammaturgica di questo primo scambio di battute basta a definire l’eleganza di questo testo. Le scene e i costumi ricercatamente “poveri”, rispettivamente di Massimo Troncanetti e Francesco Esposito, completano la felice armonia della narrazione. Questo Don Chisciotte dalla voce rauca e forzata duetta e si completa con il carattere piatto e inerziale del Sancio Panza di Serra Yilmaz. In un crescendo in cui l’amicizia tra i due, pur nella follia e nelle allucinazioni del protagonista, sembra davvero l’unica genuina fede a cui appellarsi per sfuggire alle tenaglie della quieta e insensata apparenza in cui sprofonda il quotidiano. Insieme, i due protagonisti raccontano il tormento di uomo dominato dalla volontà di rendere la propria vita degna di essere vissuta, che cade per questo in una accecante follia. Ma non è in fondo ciò che accade a tutti almeno una volta nella vita?

images 1Ecco che il sapore tragicomico del romanzo di Miguel De Cervantes è colto in pieno dalla drammaturgia riscritta dallo stesso Boni insieme con Roberto Aldorasi, Marcello Prayer e Francesco Niccolini. Pertinente e corale l’intervento degli altri personaggi che interpretano ora la famiglia di Don Chisciotte, ora i vari malcapitati che fronteggiano l’impeto del cavaliere errante. Geniale ed ingegnoso il Ronzinante di pezza, mosso da un collaboratore di scena. Nota di gusto, l’utilizzo della varietà dei dialetti italiani in alcuni personaggi, che se da un lato può far eco al plurilinguismo di sapore boccaccesco, dall’altro sembra spesso fuori luogo e ridondante.

Significativa infine la divisione nei due atti che tracciano una discriminante dal punto di vista dell’Altro e il punto di vista dello stesso Don Chisciotte. Grazie ai bellissimi giochi di luce di Davide Scognamiglio, nel secondo atto siamo totalmente proiettati nell’universo onirico e inebriato dall’amore del nostro cavaliere errante e con lui comprendiamo quanto sia importante il ruolo del sogno, dell’immaginazione, della capacità di sognare. “Essere fedele ai propri sogni soprattutto quelli di giovinezza” è il mantra che Don Alonso ci suggerisce di seguire nel nostro orizzonte di vita.

E se la virtù più importante è il coraggio, questo adattamento di Don Chisciotte di coraggio ne mette a piene mani. Il risultato è un racconto intenso e una descrizione limpida del dualismo normalità/follia. Il tema che rimane il più attuale e moderno di tutti.

Ilaria Vanni

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