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“Questa è casa mia”: l’Odissea dei terremotati aquilani apre la quarta edizione del D.O.I.T.

Si è aperta con uno spettacolo dal sapore autobiografico (e di denuncia sociale) la quarta edizione del D.O.I.T. Festival, rassegna dedicata alle giovani compagnie indipendenti, ideata e organizzata da Angela Telesca e Cecilia Bernabei, in collaborazione con L’Artigogolo, l’Associazione Culturale ChiPiùNeArt e di Recensito come media partner.

Nelle serate di giovedì 15 e venerdì 16 marzo è andato in scena infatti “Questa è casa mia mia”, scritto, diretto e interpretato dal giovane attore di origini abruzzesi Alessandro Blasioli, che - come da lui stesso spiegato nell’intervista condotta al termine della seconda serata dal nostro Adriano Sgobba – è giunto a quest’opera spinto dalla necessità di raccontare l’Odissea vissuta (in parte ancora tutt’oggi) dai suoi conterranei a seguito di quel maledetto 6 aprile 2009. Nella sua Chieti, anche lui quella notte aveva sentito il terremoto, ma ci aveva riso su, contento che la scossa gli avrebbe risparmiato il compito di matematica il mattino seguente. Solamente all’indomani si sarebbe reso conto della distruzione e la morte causate dal sisma, vergognandosi così della sua innocente ilarità. 29244274 2130099160605321 2452909771829805056 n

29243820 2130099823938588 6186051300623384576 nUn sentimento simile lo prova uno dei personaggi da lui portati in scena con la tecnica del Teatro di Narrazione. Si tratta del giovane Marco, che durante una delle tante vacanze estive in una località balneari della costa, si trova a dover consolare il suo amico aquilano, che quell’anno non si trova lì da villeggiante, bensì da terremotato, ospite di uno dei tanti alberghi adibiti a centro di accoglienza forzato per gli sfollati. La sua famiglia infatti, come migliaia di loro conterranei, sarà vittima dell’inefficienza della macchina dello Stato, che li sballotterà dagli alberghi alle tendopoli, fino ai surrogati di case nelle così dette New Town. Nulla che possa avere il sapore di casa, né tantomeno di paese, ma solo dei simulacri di soluzione, che lasciano gli aquilani orfani di rifugio e di speranza. Il vuoto si traduce ben presto in frustrazione e c’è chi si dà alle slot machine - «comparse come funghi» - e chi all’alcool. La rabbia invece si trasforma in voglia di fare chiarezza e ottenere giustizia.

E di processi in questi lunghi otto anni ce ne sono stati molti, da quelli sugli appalti della Regione Abbruzzo alla condanna per omicidio colposo a carico di Guido Bertolaso, come racconta Blasioli nel suo monologo, per il quale si è documentato in anni di approfondite ricerche. Il suo è quindi uno spettacolo complesso e intenso in cui agli elementi narrativi, costernati da una vasta gamma di personaggi archetipici, si aggiungono i freddi dati cronachistici. Una dicotomia che fa da metafora delle vite di molti abruzzesi, il cui amore per la propria terra è inaridito dalla grigia e ostile burocrazia statale. Un’opera di teatro sociale ricca di pathos e densa di informazioni, quasi troppe verrebbe da dire, ma difficili da snellire se il diktat civile è «non dobbiamo dimenticare»

Virginia Zettin 20/03/2018

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