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“Dieci storie proprio così”: all’Argentina è di scena la lotta alla criminalità organizzata

«Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce» diceva Lao Tzu. Sembra proprio questo il principio alla base di “Dieci storie proprio così” scritto da Giulia Minoli ed Emanuela Giordano (che ne ha curato anche la regia). Uno spettacolo particolare, se di spettacolo si può effettivamente parlare. Non c’è recitazione, né canto o danza.
Gli attori, giovani e spigliati, intrattengono per circa un’ora una “chiacchierata” dinamica e ragionata con il pubblico. La pièce vuole essere una meditata provocazione contro la criminalità organizzata che, avendo interessi in ogni ambito sociale, tenta tutti i giorni di mettere a tacere la coscienza collettiva.
Il percorso della stesura inizia nel 2011 a Napoli. Le autrici intendono capire e raccontare l’Italia offesa e stuprata dalle mafie che forti della mala cultura e dell’omertà, detengono il potere e il controllo di tutto ciò che riguarda la pubblica amministrazione. Dalla politica alla sanità. Dall’edilizia all’istruzione. Minoli e Giordano però nel corso del loro “viaggio di conoscenza” scoprono un piccolo mondo celato ai più, fatto di resistenza che tutti i giorni, da anni, lotta contro la rete mafiosa, nella speranza di vederne un giorno la sconfitta. Sul palco vengono infatti raccontati stralci delle storie di coloro che dalla mafia sono stati uccisi (Lea Garofalo, Francesco Maria Inzitari) ma anche di tutti coloro che con coraggio quotidianamente si oppongono a tali fenomeni attraverso varie realtà: “Cooperativa Agropoli”, “Trattoria NCO”, “Radio Siani” e “Addiopizzo”, solo per citarne alcune.Diecistoriecosi03
Lo spettacolo rientra nel progetto “Il teatro per la legalità e la memoria” con cui si intende contribuire alla formazione di ideali quali la legalità e al recupero di un sano e reale senso civico. I destinatari di questa chiacchierata sono perciò i ragazzi delle scuole ed è proprio per questo che il linguaggio e i metodi di regia utilizzati sono semplici, immediati e diretti.
La pièce funziona perché al di là dell’intensità delle interpretazioni e dei dialoghi, la tematica è vera, attuale, interessante, vicina. Un affare di tutti: non solo dei siciliani, dei campani e dei calabresi, perché è anche di Mafia Capitale che si parla.
Al termine delle matinée, ideate per promuoverne la visione da parte degli studenti, si discute attraverso dibattiti con esperti del settore, giornalisti o testimoni dei fatti narrati, come Antonio Bartuccio, ex sindaco di Rizziconi in Calabria, nonché testimone di giustizia ad oggi sotto scorta, il quale martedì 28 marzo, con un intenso e commovente discorso ha raccontato la sua personale esperienza di fronte a centinaia di adolescenti.
Necessario se non indispensabile il suo intervento. A tratti si ha l’impressione che la “lunga chiacchierata iniziale” portata avanti dagli attori non fosse che l’incipit della seconda parte della mattinata: le sue parole semplici e spontanee hanno catturato l’attenzione di tutti e hanno dimostrato quanto coraggio e quanta determinazione servano per denunciare i malavitosi, ma al contempo quanto l’opposizione alle mafie sia necessaria per la salute ormai così compromessa della nostra Nazione.
Una performance riuscita che coinvolge, fornisce spunti di riflessione, emoziona e lancia un potentissimo messaggio sociale. L’invito è quello di non abbassare mai la testa e di combattere la criminalità organizzata con ogni mezzo possibile. Il metodo con cui si porge questo invito è quello più giusto. Delicato ma potente, gentile ma impetuoso, così come il fare di chi lotta tutti i giorni per un mondo libero dalla mafia.

Elena Picchi 30/03/2017

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