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"Concetto al buio": una commovente e disperata preghiera laica che porta alla luce una oscura verità

E’ una amara, commuovente, dura e tagliente preghiera laica, un disperato e lancinante grido di denuncia, un dramma sconsacrato di raffinata poesia, “Concetto al buio”, spettacolo scritto da Rosario Palazzolo e adattato da Micaela Miano, andato in scena al Centro Zo di Catania.
Nell’oscurità di una stanza, tra un letto, un armadio e un tavolo, sotto un imponente crocifisso, si svelano le ombre e i fantasmi di una storia celata, tenuta nascosta e mascherata, che man mano riaffiora in tutto il suo orrore attraverso un quaderno rosso, un diario che si fa portavoce di una sconvolgente verità.
La luce della verità, parola dopo parola, entra in quella camera a far visita ad un ragazzo recluso, da sempre , che legge e rilegge quel diario che conosce ormai a memoria, unico punto di contatto con la realtà esterna. L’autore è il tredicenne Concetto Acquaviva che, in prima persona, come in una straziante e allo stesso tempo dissacrante lettera a Gesù, rivela le grandi tragedie della sua vita. Come incubi e spettri di un tempo lontano, i ricordi narrati si animano e lo stesso Concetto, alla stregua di un fantasma chiuso in un armadio, si materializza per raccontare i suoi indicibili drammi, i suoi tormenti lancinanti, le perdite subite, il disagio della sua famiglia, l’incontro con Padre Ettorino. Sono implorazioni di aiuto, richieste di ascolto, lucide e sincere confessioni cariche di disperazione, rassegnazione, lacrime, rivolte a Dio, o semplicemente a ognuno di noi.concetto al buio 2
Presente e passato si intrecciato, voci ed echi differenti si fondono in un continuum, legati da questo filo rosso, da questo quaderno che conduce dove niente è come sembra, o forse è peggio.
Una storia di abusi, violenze e soprusi fisici e mentali, di pedofilia perpetrata da parte di chi dovrebbe professare e celebrare i valori della purezza e della moralità. Un claustrofobico microcosmo di atrocità che possono essere superate solo con la morte, con la negazione di se stessi, della propria personalità o addirittura sessualità. I protagonisti sono vittime sacrificali, martiri ai piedi di una croce troppo pesante da sopportare, di una verità indicibile, che è stata mistificata e infangata e che ora esplode in un grido disperato restituito con ingenuità e purezza da Giovanni Arezzo, il quale dimostra in pieno la sua preziosa versatilità interpretativa e il suo talento poliedrico, dando corpo, espressione e anima al protagonista Concetto Acquaviva, trasmettendo ora la sua innocenza , ora la sua tenacia, ora la sua angoscia, i suoi profondi incubi, il suo malessere, i suoi dolori strazianti, senza mai scadere nel patetismo, mantenendo sempre quella ironia, quella leggerezza e quello sguardo limpido e incredulo tipico di chi ha quella giovane età, esprimendo con naturalezza e incisività la metamorfosi sconvolgente del personaggio che fa aprire gli occhi sulla dura realtà.
Accanto a lui Francesco Maria Attardi , istintivo e potente, concentrato  di sofferenza, rabbia e rancore, e Agostino Zumbo, equilibrato nel ruolo di un sacerdote che perde il lume della ragione e forse della fede, commettendo il più indicibile dei peccati.
Una drammaturgia intensa, contemporanea, ben scritta, un intreccio a più voci che la regia sapiente e accurata di Guglielmo Ferro costruisce incastrando i diversi punti di vista, i vari tasselli di un mosaico che portano a galla una verità sorprendente e drammatica. Uno spettacolo, che scuote, indigna e commuove, in cui il male purtroppo vince sul bene, in cui il buio ingoia la luce, la disperazione annienta la speranza.
“Concetto al buio” affronta, dunque, tematiche scomode, dagli abusi sui minori da parte di uomini di chiesa alla prostituzione, offrendo l’istantanea di una dimensione ingabbiata in un disagio sociale e culturale, dove non può esserci riscatto, se non attraverso le parole di quel diario, che fa in modo che la verità trionfi, portando Concetto e la sua storia fuori dal nascondiglio della sua stanza, delle sue parole, del suo quaderno.

Maresa Palmacci 19-03-2019

Ph: Gianluigi Primaverile

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