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La Compagnia Teatrale Palinodie presenta a Recensito lo spettacolo "Apnea. La più giovane delle Parche".

Debutta al Fringe Festival di Roma, lunedì 14 gennaio ( in replica anche il 15 e il 16), la giovane e interessante Compagnia Teatrale Palinodie con il delicato spettacolo "Apnea. La più giovane delle Parche", un testo impregnato delle promesse di felicità non mantenute dal mondo contemporaneo, scritto da Verdiana Vono e interpretato da Alice Corni, Elisa Zanotto, Maria Chiara Caneparo, con la regia di Stefania Tagliaferri.
Un bagno, luogo di intimità e di riflessione, è lo sfondo dove si consumano, si vivono e si respirano i pensieri, le paure, i dubbi delle tre protagoniste: tre ragazze, tre moderne Parche che condividono la casa e il non sapere esattamente cosa le abbia portate a questo punto della loro vita.
Una drammaturgia che fonde poesia e leggerezza, epico e quotidiano cercando di trasmettere quel senso di asfissia al quale spesso la società e le dinamiche di oggi ci costringono.
Una storia al femminile, che dà voce ed espressione al forte desiderio di felicità, al coraggio di andare oltre, di provocare una rivoluzione che permette di trovarla proprio lì dove spesso dimentichiamo si trovi: dentro di noi.
In questa profonda e sincera intervista sulle pagine di Recensito, l’autrice Verdiana Vono e la regista Stefania Tagliaferri ci guidano alla scoperta di Apnea, della sua genesi, della sua evoluzione e delle sue curiosità, aprendo una riflessione sul concetto di felicità nel contesto odierno e sulla loro realtà di compagnia teatrale operante in Valle d’Aosta, in un contesto spesso definito periferico, con l’obiettivo di abbattere appunto il concetto di centro e periferia nell’offerta culturale.

Il bagno è il luogo dell’intimità, talvolta delle confidenze. Come mai la scelta di questa ambientazione?
[Stefania] "Tutto è partito da un oggetto. Durante la prima residenza, quando avevamo solo alcuni elementi del testo, ho proposto a Verdiana di lavorare con una vasca da bagno, mi sembrava che avrebbe potuto traghettarci in tutti i mondi possibili, bui e luminosi, che volevamo indagare: è stato un colpo di fulmine. La vasca ha chiamato il bagno e poi si sono aperte le interpretazioni metaforiche: è un non-luogo, ma è anche metafora del liquido amniotico, è lo spazio in cui ci rifugiamo, ma è anche forse l’unico in cui ci mettiamo a nudo e ci guardiamo allo specchio, in bagno laviamo i panni sporchi e se, non chiudiamo a chiave la porta, be’, in bagno arrivano tutte e tre."

Com’è nata l’idea di questo spettacolo?
[Stefania] "Spesso le nostre drammaturgie hanno origine in un atteggiamento che conosciamo bene personalmente, un aspetto su cui vogliamo mettere una lente di ingrandimento. Il primo spunto quindi è autobiografico: quando ho un problema mi perdo nei pensieri e smetto di respirare. Non è molto sano, come puoi immaginare. Finisco per assentarmi dal contesto e taglio il rapporto con la realtà. Messo a fuoco questo meccanismo, ho iniziato a osservare gli altri. A teatro la respirazione è la matrice di ogni pensiero, parola e movimento quindi ho avuto la possibilità di analizzare questa suggestione nel lavoro quotidiano con la compagnia. Ci siamo rese conto di quanto la respirazione sia in grado di raccontare una storia, è come se fosse una chiave d’accesso che ti permette di leggere nell’intimità di qualcuno. Abbiamo scoperto che l’apnea, inconsapevole di solito, è molto diffusa e che spesso porta alla non azione, a una leggera confusione in cui è difficile capire cosa vogliamo, a volte è sintomo di qualcosa che ci spaventa e ci imbriglia e insomma ci tiene in una specie di sospensione senza permetterci di raggiungere quello che desideriamo. È venuto a galla, per rimanere sulla semantica dell’acqua e dell’aria, un tema che ci sta profondamente a cuore, quello della realizzazione di se stesse. E siamo partite in questa ricerca teatrale."

Quali sono i tratti caratteristici delle tre protagoniste?
[Verdiana] "Versilia è una donna indipendente. Affermata. Ha trovato una stabilità economica, grazie al suo lavoro di dentista. È anche la proprietaria della casa in cui lo spettacolo si svolge. Però ha la costante sensazione di essere rimasta indietro, rispetto alle persone che ha intorno. Potrebbe sembrare aggressiva, ma nasconde tante fragilità. La prima, quella di non sapere se sia davvero in grado di avere una relazione stabile.
Souvenir è la più romantica delle tre, e, all’apparenza, la più naïve. La sua storia di apnea comincia quando si rende conto che le aspettative dei genitori e i suoi desideri divergono in tutto e per tutto. Lavora nella concessionaria di famiglia, ma stare alla guida della sua auto le provoca le vertigini. Vive la vita sentendosi rotta. Eppure è lei il motore del cambiamento: ha un forte desiderio di mutare questa condizione. Tende a un bene duraturo. E poi è lei che fa installare la vasca da bagno.
Narcisa è l’ultima arrivata in casa, nonché la più giovane. Mangia il mais in tutte le forme possibili e cambia identità. Spesso. Per la precisione tutte le volte in cui deve presentarsi a qualcuno che non conosce. Il problema di Narcisa è che nel suo volersi preservare per paura di soffrire, non vive autenticamente la sua vita. Il risultato è il costante rifiuto per il tempo che passa. All’inizio convive con un senso di vuoto. Sarà grazie alla collisione con le vite delle altre che farà pace."

Nel testo si respira un forte desiderio di felicità. Oggi secondo voi in cosa si può ritrovare?
[Verdiana] "Apnea è un testo impregnato delle promesse di felicità non mantenute dal mondo contemporaneo. Se farai così, sarai felice. Se riuscirai ad essere questo, allora per te si spalancheranno tutte le porte. Ma non è così. La felicità non è un’operazione matematica. Finché la si continua a trattare in questo modo, la felicità diventa un demone, perché quando c’è non basta e quando non c’è perseguita. Io penso che oggi il vero cambio di paradigma si verifichi quando si accetta che non esiste un punto di arrivo. Oggi per me la felicità è sapere che sei già felice, quando ti ritrovi, mentre bevi il caffè, o fai uno spettacolo. Se sei in coda alla cassa o stai guidando. Quando trovi te stesso tra le mille maschere. Quando senti che la tua anima non è altrove. Detto questo Apnea non è uno spettacolo di risposte, al contrario. Quello che noi diciamo è che puoi essere felice. Non nelle promesse altrui, ma dentro di te."

Originale il titolo: Apnea, in riferimento al sentimento di claustrofobia di questi tempi e alle Parche. Le protagoniste possono essere definite delle moderne Parche?Apnea Incidente
[Verdiana] "È un doppio movimento quello del titolo: sicuramente c’è il senso di oppressione dato da questi nostri tempi, a tratti incomprensibili e disumani. Dall’altra, nell’apnea, c’è la scelta di mettere un blocco, un isolamento. Souvenir, Narcisa e Versilia hanno bisogno di ristabilire un equilibrio, stare al gioco, anche se, a volte, fa male.
Sono delle moderne Parche nel momento in cui non hanno paura di tagliare i fili che più che tenerle ancorate, le imprigionano. Le Parche sono delle figure mitologiche dalle tinte oscure, spietate: penso che nella vita di ognuno di noi ci siano momenti in cui si deve essere chirurgicamente pronti a tagliare, prima che quel qualcosa ci mangi vivi. Le ragazze nello spettacolo, certamente a fatica, provano a fare questo.
La più giovane delle Parche è anche una rivendicazione, noi siamo qui per tagliare quello ci è stato consegnato come la norma, siamo qui per metterlo in discussione."

È una drammaturgia fortemente contemporanea, che mette in evidenza il vuoto esistenziale di tale periodo storico. Cosa sperate possa trasmettere questo spettacolo?
[Verdiana] Io e Stefania fin dall’inizio ci siamo dette che quello che ci interessava di più era indagare quel piccolo spazietto tra il senso di realizzazione e quello di smarrimento. Quell’intercapedine di vuoto che sembra permeare il nostro tempo, dove poi si annidano tutti i mostri. Vorremmo che chi veda Apnea si porti a casa il senso di luce. Non una risposta o peggio una ricetta. Semplicemente una fiammella da alimentare. Tante lucine fanno una fiaccolata, alla fine.

Progetti futuri? Siete una compagnia che opera in Val d’Aosta, sentite differenza con l’ambiente romano? Se si, in cosa?
[Stefania] "A febbraio andremo in Québec, stiamo iniziando a disegnare una rete di contatti internazionali, in particolare sull’asse francofono, che possa accogliere e amplificare futuri progetti di lavoro. Ora siamo a Roma. Per noi il 2019 è l’anno del walkabout. In questi anni ci siamo concentrate sulla nostra ricerca teatrale, abbiamo indagato all’interno dei nostri confini. Ora sentiamo l’esigenza di partire, incontrare i mondi degli altri, confrontarci e scambiarci qualcosa, proprio come in un walkabout, e far crescere la nostra creazione artistica.
Tra marzo e aprile organizziamo la seconda edizione della rassegna teatrale Prove Generali - Il teatro va in montagna?, una vetrina di nuova drammaturgia che vuole rispondere all’assenza di uno spazio di programmazione per la scena teatrale emergente in Valle d’Aosta.
Per quanto la vocazione al viaggio sia nel nostro DNA, in Valle d’Aosta lavoriamo per abbattere il concetto di centro e periferia nell’offerta culturale, convinte che sia possibile e necessario presentare gli esiti della ricerca teatrale anche lontano dai principali centri culturali e che il valore di questa azione possa avere risonanze di trasformazione della comunità molto grandi, radicali.
Roma. Roma… chissà se l’immagine mitica di Roma che io ho nella mia testa corrisponde in qualche modo alla realtà. Le differenze sono abissali, pensa alla storia, alla geografia, alla popolazione, ai numeri. Però credo che la sfida interessante sia proprio riuscire a costruire dei ponti di dialogo tra i nostri mondi, d’altronde se Augusto ce l’ha fatta perché non dovremmo riuscirci anche noi?"

Maresa Palmacci 09-01-2019

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