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Al teatro Ghione una commedia semiseria sull’Italia (del sud) leghista

Roberto D’Alessandro è appassionato autore e interprete di Come diventare leghisti in meno di 90 minuti, spettacolo in scena dal 14 al 19 maggio al teatro Ghione, che traccia un comico quadro della situazione politica italiana. Un attore di teatro, convinto meridionalista, sta preparando un fervente spettacolo, Ssud, con il quale ambisce a smontare i secolari pregiudizi di tutta Italia verso i meridionali. Contattato dalla rappresentante della Lega (non più Nord) per il sud Italia, che vuole convincerlo a candidarsi, il nostro protagonista si troverà di fronte a un bivio ideologico, oltre che in un mare di guai.
Le premesse di questo divertente spettacolo, che si poggia quasi interamente sulle possenti spalle di Roberto D’Alessandro, sono ottime. La commedia è uno spunto per analizzare la situazione dell’Italia, che si trova divisa da ingiustizie economiche e sociali, e deve fronteggiare un fenomeno assolutamente nuovo: l’ascesa della Lega, partito dichiaratamente populista che, smessi i panni dell’avversaria degli oramai non più odiati “terroni”, diventa capace di conquistarli, seducendo anche i più convinti amanti della propria terra.
Il protagonista, in realtà, non è poi tanto diverso dagli odiati “verdini”: nostalgico del Regno delle due Sicilie, vagheggia un futuro roseo per il Meridione con infrastrutture futuriste, parchi archeologici, sanità d’eccellenza, tutto made in Sud. La bandiera del regno borbonico, fieramente svettante sul balcone di casa sua, verrà però presto abbandonata in favore della più pratica, allorché rassomigliante a un cappio, cravatta verde chiaro.
Ed è proprio qui che la commedia mostra alcuni punti deboli. In primis, non viene spiegato perché l’elettore meridionale, così smemorato da essersi dimenticato gli appellativi razzisti che fino a poco tempo fa gli riservavano gli esponenti della Lega, ora è pronto a votarla con cuore in mano. O meglio, la spiegazione fornita, gli infiniti (e scandalosi) benefici economici derivanti dall’attività di parlamentare, non convince: sì, ma i milioni di voti alla Lega al Sud, a cosa sono dovuti? Forse al fatto che questo partito, nel bene e nel male, è riuscito a parlare a tutti gli italiani che sono, da Nord a Sud, degli italiani medi proprio come il nostro protagonista? La questione non viene affrontata come meriterebbe.
Nemmeno il tema, più ampio ma caldo e fremente, del divario Nord-Sud riceve la meritata attenzione. Certo, gli incontrovertibili dati economici e statistici che l’attore calabrese menziona sul palcoscenico danno prova della sua buona fede, ma il monologo finale ripropone, senza provare a fare un passo in avanti, la stantia questione della rivalità tra i poli opposti del Paese. La risposta alle brucianti questioni sull’arretratezza economica del Meridione non possono essere affrontate con la rabbia, l’insoddisfazione, la nostalgia per il Regno delle due Sicilie, nemmeno con un rabbioso atto di dolore per il sangue dei bimbi meridionali che macchia le mani degli amministratori del Nord. Il messaggio che sarebbe dovuto passare, invece, è che siamo tutti, per nostra (s)fortuna, italiani. Questa consapevolezza dovrebbe unirci contro l'avanzata verde in Italia, o se non altro farci constatare quanto siamo tragicamente e comicamente uguali, nonostante a Natale al Sud si mangi la pastiera e al Nord il pandoro. 
Una mano tesa al dialogo che, invece, non arriva, e l’allegria e il divertimento di questa brillante commedia vengono stemperate nell’amarezza per un’occasione forse mancata. Occasione che però non offusca la verve comica di D’Alessandro, camaleontico, energico e passionale nella sua performance, accompagnato dai musicisti nascosti, Mariano Perrella e Marco Raoul Marini.

Giulia Zennaro

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