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“Cock”: l’identità sessuale come dubbio amletico

“Oggi la libertà sessuale della maggioranza è in realtà una convenzione, un obbligo, un dovere sociale, un’ansia sociale, una caratteristica irrinunciabile delle qualità della vita del consumatore”. Le parole di Pier Paolo Pasolini tratte da “Scritti Corsari” descrivono in maniera puntuale la situazione in cui si trova John, ragazzo omosessuale in crisi con il suo compagno di sempre che accidentalmente scopre i piaceri e le grazie che il gentil sesso è capace di concedere.
Lei è un’insegnante di sostegno divorziata che trova in John l’affetto di cui ha bisogno, a sua volta John, trova in lei una comprensione quasi materna e un senso di sicurezza e rassicurazione che il suo compagno non era mai stato capace di dargli.
Il problema è che John è un eterno indeciso, un ignavo dei sentimenti, fragile e allo stesso tempo immaturo, incapace di staccarsi dal passato per aprirsi finalmente al futuro. È un ingenuo doppiogiochista, animato da un passionale egoismo che gli impedisce di rinunciare a uno dei due amanti e prendere una decisione in maniera definitiva.
Frustrato dall’immobilismo del ragazzo, il suo compagno decide di organizzare una cena in cui l’ospite d’onore sarà proprio la maestrina che ha rapito il cuore del fedifrago John. La cena viene consumata in un clima di tensione e aggressività e, tra un boccone e l’altro, emergono desideri soffocati e paure nascoste che i personaggi stessi fino a quel momento ignoravano. Tutti si aspettano che John prenda una decisione e sono pronti a conferirgli un’etichetta, che di per sé contiene inevitabilmente un giudizio e un limite. Omosessuale, etereosessuale, bisessuale. Cosa sei John?
Come se contasse, paradossalmente, più con “cosa” si dorme anziché con chi. Eppure, John non vuole scegliere, non vuole definirsi. Ciò che vuole è esprimere la sua identità liquida, queer la definirebbe Judith Butler che negli anni ’90 ne teorizzò il concetto in Gender Trouble. Butler afferma la transitività dei generi e mette in discussione la stabilità del concetto d’identità, liberando gli individui e la società dalla mania di etichettarsi.
La regia di Silvio Peroni rende giustizia a “Cock” ˗ con il quale l’autore Mike Barlett vinse l’Oliver Award nel 2010 ˗ e gli attori come funamboli riescono a tenere in equilibrio ironia e disperazione, tragedia e commedia, facendo ridere e commuovere al pubblico a loro piacimento.
L’apparato scenico si riduce a una spoglia piattaforma che ricorda un ring su cui personaggi si affrontano e si scontrano come se stessero combattendo un incontro di pugilato che ha come trofeo lo stesso John. A scontro concluso viene proclamato il vincitore, ma chi vince in realtà, ha perso l’amore per il quale ha combattuto.

Imma Amitrano 03/02/2016

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