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La "Cleopatras" di Testori rivive nel corpo di Anna Della Rosa

TORINO – Nell'ultimo guado dell'esistenza, tra un impalpabile possibile e un indefinito nebuloso proseguire, sospesa tra questa terra e il declino oblioso, la (non casta) Diva dell'antichità sta e serpeggia logorroica, si muove raccogliendo i cocci in frantumi del frantoio del proprio passato, riassumendo nefandezze squallide e tesori d'amore candidi, riportando alla luce pepite di memoria intatta e affranta. La triangolazione di “Cleopatras” (prod. Tpe e Colline Torinesi, che apre la stagione '21-'22 dell'Astra di Torino) Giovanni Testori, drammaturgia, Valter Malosti, regia, e la formidabile, titanica, gigantesca Cleopatras-Anna-Della-Rosa-©-Tommaso-Le-Pera-min-scaled.jpgAnna Della Rosa, in scena, si esalta in un connubio faticoso, corpo a corpo voluttuoso, all'ascolto tra invenzioni letterarie e un lombardo d'antan, schizzi di popolare infarcito d'aulico, espressioni volgari acide e architetture linguistiche arcaiche per un gramelot suggestivo, compatto e solido e ruvido. La nostra eroina, come una frontman di una rock band, microfono in mano e sguardo ben piantato sul pubblico a cercarne le debolezze e le crepe, si apre alla platea, la sonda e scandaglia, la concupisce inebriante, la seduce bramosa, la avvolge con gli artigli d'aquila, quanto la allontana, la reprime, in un gioco di sfioramenti brividosi e perdite.

Con la bottiglia teatro.it-cleopatras-marcos-vinicius-piacentini.jpgdi whisky ci appare come Marilyn nelle sue ultime ore solitarie abbandonata nella camera da letto che ne decretò l'unhappy end, in alcune movenze, tempestate dalla desolazione e dallo scivolare verso l'ignoto, abbiamo potuto vedere lo sconforto di Amy Winehouse, il cipiglio di Bette Davis, il mistero di Greta Garbo, la sicurezza di Ava Gardner, l'altezzosità arrogante di Marlene Dietrich e il profilo, appunto come le iscrizioni egizie, tra Nefertiti e Marge Simpson con la sua crocchia, facendoci affiorare ulteriormente un mix tra Mina e Nina Zilli. L'imperiale Anna Della Rosa ha come unico appiglio il microfono dal filo che agitandolo pare la sua vipera flessuosa in cerca del morso fatale: bottiglia e amplificatore si fanno fallici in cerca della sua bocca, apertura verso il suo mondo, dentro le sue parole. Per lei, in abito lungo di raso lucido le cui volute e pieghe e onde paiono quelle di marmo del “Cristo velato” napoletano, è un'estenuante prova d'attrice linguistica e fisica a slalomare tra desuetudini lessicali ed eros, tra perifrasi ricoperte di pathos e un gergo da portuale, balla come favilla di fiammifero ondulando in una danza sensuale allungata e arabeggiante.

Ogni tanto un suono del telefono, quasi una sveglia che attira per un attimo la sua attenzione, la ridesta dal suo monologo a teatro.it-cleopatras-principale.jpgperdifiato, a valanga di ridondanze e artificiose costruzioni; il trillo viene dalla camera da letto alle sue spalle, crediamo d'albergo (sul comodino un teschio amletiano o proveniente direttamente dal quadro del San Girolamo caravaggesco), impersonale e anonima nelle sue linee fusion e pulite ma senza personalizzazione, dove con una siringa tossica in vena (la trasposizione contemporanea dell'aspide) si inietta il veleno, dolce amara tragica ineffabile conclusione di tutta l'affabulazione precedente, degna chiusura per chi non può più restare in questa dimensione perché tutto ha cleopatras-valter-malosti-anna-della-rosa-©-laila-pozzo.jpgbruciato, morso, addentato con voracità e violenza. Violento come solo sa essere la desolazione e l'avvilimento in cui è stata lasciata come nelle sabbia mobili, accecante, furiosa e prepotente come questa lingua macchinosa e ardimentosa che liscia e accalora, carezza dannata leggera e lussuriosa, ora focosa adesso slanciata, carnale e femminea, illuminante e cavernosa, piena d'accensioni e oscuratezze e accelerazioni, una lingua cantata e marcita, spugnosa e sugosa, martellante, conturbante ed esplicita, di rime che ora addolciscono e in seconda battuta restano refrattarie e impermeabili ad una facile comprensione.

Sono le sue ultime ore da mortale della Dea dell'Era antica, i suoi finali rintocchi con il destino in questa confessione marcia tutta di pancia, piena, ritmica, corporea, libidinosa, eccitante, meramente materiale, certamente tormentata, ogni rigurgito del passato come una ferita struggente per far sgorgare una verità nascosta prima di essere per sempre sepolta e adombrata dalla dimenticanza, dall'oscuro e dal silenzio siderale che tutto inghiotte e purifica. La Cleopatra di Testori non cerca salvezza né chiede pietà, né protezione né riparo né tanto meno perdono, per cosa poi? Per aver vissuto?

Tommaso Chimenti 06/10/2021

Foto: Tommaso Le Pera; Laila Pozzo

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